
“Beneficenza a ritmo di bluse”: è il motto che campeggia sul sito di Arenbì Onlus, società non profit capace di trasformare una passione in beneficenza. A crearla è stata Giulia Tagliapietra, 34 anni, allergologa con l’hobby del collezionismo: hobby che l’ha portata nel tempo ad ammassare negli armadi di casa oltre 800 maglie indossate da atleti (soprattutto calciatori), finendo per questo in un trafiletto della rivista Sportweek nel 2009. Poi, nel novembre 2012, l’idea: raccogliere maglie e gadget sportivi e rivenderli online, sostenendo con le somme ottenute piccoli e grandi progetti umanitari. Un’avventura condivisa con sua madre – diventata socia del progetto – e una decina di volontari.
Com’è nata l’idea di Arenbì Onlus?
Dalla mia passione per le maglie da gioco: sono collezionista da circa 12 anni. Poi il mondo del collezionismo mi ha un po’ nauseata: a parte qualche amico davvero in gamba, ho conosciuto troppa avidità e invidia, cattiverie gratuite per avere un pezzo in più nell’armadio o 50 euro di guadagno (anche maglie falsificate e gente truffata). Però la passione per le maglie e il piacere di averle dai campi sono rimasti e così ho deciso di aprire questa onlus. Erano anni che sognavo di fare qualcosa di bello, perché fare qualcosa per gli altri aiuta prima di tutto te, ti fa stare meglio. È un modo per sentirmi bene, unendo la mia grande passione a qualcosa di davvero utile.
Come funziona il progetto?
Raccogliamo fondi attraverso donazioni di amici e aste su Ebay, poi man mano scegliamo progetti (nostri o di altre onlus) cui dare sostegno. Optiamo per l’iniziativa che ci sembra più utile o urgente in quel momento, in base alle richieste che ci mandano o al passaparola di persone fidate che ci segnalano situazioni o associazioni impegnate in qualcosa di serio e utile. Molte sono piccole, vedi Grimm, RioDeOro, Time4Life, ma qualche donazione va anche alle big come Emergency e Medici senza frontiere. Cerchiamo di farci conoscere attraverso i social media e il nostro sito; pubblicità vera e propria assolutamente zero: richiederebbe una struttura che al momento non possiamo sostenere.

Quindi vi procurate gadget e maglie, per poi metterle all’asta. Come si resiste all’istinto del collezionista che vorrebbe tenere per sé gli oggetti da vendere?
Non è un grosso problema: partecipo anch’io alle aste! Alcune le ho anche vinte, ma in generale se mi tenessi i pezzi destinati all’Arenbì non avrebbe più senso il progetto. E le soddisfazioni che mi dà l’associazione sono tante: fare la spesa ogni due settimane a due famiglie in difficoltà è una di quelle, così come acquistare farmaci per l’epilessia a un gruppo di bambini nordafricani ospiti in Italia per un campus estivo. Dal punto di vista professionale, l’esperienza più bella è stata vedere il Chievo Verona giocare con le nostre toppe sulla manica, segno che la società ha creduto in me e nel progetto.
Quanto può valere una maglia?
Dipende, dai 50 ai 5mila euro (un modello raro di una maglia del Napoli di Maradona li vale). Stesso discorso per le maglie di Milan o Juve degli anni ’70. Le più preziose della mia collezione sono una di Maradona e una della Lazio anni ’80; ma per il valore non c’è una stima assoluta, dipende da quanto è disposta a spendere una persona per averla.
Il pezzo dei sogni da mettere all’asta?
Potrei dire la maglia di Maradona del Napoli, ma chi mai ce la regalerebbe? In realtà sogno di mettere all’asta maglie di giocatori scesi in campo con la scritta Arenbì, perché il collezionista impazzisce per la maglia con il logo o la toppa “speciale” per la partita. La più preziosa che abbiamo venduto finora è stata una maglia di Del Piero, andata oltre i 500 euro. L’avevo ottenuta scambiando altri oggetti della mia collezione, e finora è stato il risultato migliore.


[…] qui o sulla foto per vedere […]