“Tempi eccitanti”, i dolori della giovane Ava

Impossibile definire relazioni e sentimenti, impossibile dare una forma coerente ai pensieri. Con Tempi eccitanti, romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Naoise Dolan, sprofondiamo nel mondo caotico e disincantato di Ava, giovane dublinese che dopo la laurea si trasferisce a Hong Kong. Non cerca fortuna, non ha progetti, la sua è una fuga da una realtà percepita come ostile. La terra d’approdo offre un lavoro malpagato come insegnante di inglese in una scuola privata e rapporti impersonali e alienanti.

Ava non agisce, pensa. La sua è una bolla dalla quale sembra impossibile uscire. Seguiamo le sue riflessioni ossessive e impietose, rese più acute da un’ironia corrosiva che non risparmia nessuno. Trascinata dai pensieri, sembra incapace di vivere pienamente: lascia accadere le cose per poi interrogarsi sulle loro implicazioni. La sua apatia esistenziale condiziona situazioni e relazioni personali, sempre precarie, sempre in discussione.

All’insegna della negazione è il rapporto con Julian, giovane e ricchissimo banchiere: Ava si trasferisce nel suo lussuoso appartamento ma la loro è una relazione che accoglie e respinge, che rifiuta di definirsi tale, che resta sospesa sull’orlo del non detto. Più libero è il rapporto con Edith, avvocata in un prestigioso studio, l’unica figura che incede senza tentennamenti e sembra scuotere l’immobilismo della protagonista. Scegliere, però, è un’altra storia. Ava resta sospesa tra due mondi che pure prova a conciliare, si accusa e si assolve, continua a interrogarsi, non può (e forse non vuole) decidere.

Alla stasi delle azioni si contrappone la ricchezza della vita interiore: il lettore è catturato dal flusso di pensieri della protagonista. Non c’è modo di sfuggire a quel vortice, tutto viene sminuzzato e passato al setaccio: il bigottismo della famiglia e del paese d’origine, il denaro che condiziona scelte e comportamenti, le relazioni come rapporti di potere. E poi, soprattutto, il linguaggio come strumento che definisce, impone un ordine e disegna gerarchie. La lingua in cui Ava è cresciuta si scontra ogni giorno con quella che insegna: l’inglese standard, vissuto come retaggio di uno spirito colonialista non del tutto scomparso, diventa simbolo di una norma che annulla differenze, di uno schema che non riconosce distorsioni. La protagonista indugia in quello scarto, esaspera la contrapposizione tra quello cui dovrebbe aspirare e quello che è, registra ogni manifestazione di quello scontro ma non ha la forza e forse neanche il desiderio di opporsi apertamente a un sistema dal quale si sente esclusa. Così, si sente fuori posto ovunque: non abbastanza “British”, non abbastanza ricca, non abbastanza indipendente, non abbastanza idealista né femminista. O forse, proprio quella condizione di perenne mancanza è un modo per riconoscersi: anche la continua rivendicazione di non appartenenza, in fondo, è un tentativo di distinzione, una forma di sottile, magari inconsapevole, compiacimento.

Lo fanno tutti, Ava. Continui a descriverti come una persona particolarmente disturbata, quando gran parte di queste cose sono normali. Credo che tu voglia sentirti speciale ‒ ma va bene, chi non vuole esserlo ‒ ma non ti concedi di essere speciale in modo buono, e allora ti consideri speciale in modo cattivo.

Libro: Tempi eccitanti
Autrice: Naoise Dolan, 2020
Titolo originale: Exciting Times
Traduttrice: Claudia Durastanti
Edizione: Edizioni di Atlantide, 2020
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: In her debut novel “Exciting Times”, the Irish writer Naoise Dolan offers a brilliant insight into the life and the daily struggles of a young woman from Dublin, Ava, who moves abroad after her degree, escaping a conformist family and a social context perceived as hostile. In Hong Kong she finds a low paid job as an English teacher in a private school and struggles to forge personal connections. When she meets Julian, a rich British banker, she decides to move into his luxurious apartment: they live together but refuse to consider themselves in a relationship. Deeper and more free is the relationship with Edith, a young and dynamic lawyer. Stuck between these two figures, she cannot make a choice. Throughout the novel we follow Ava’s thoughts about her own condition and about society: with biting irony she criticizes and questions social structures and customs, from language to human relations.

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