“L’erba di ieri”: le vite nascoste nell’ombra del passato

Frammenti di memoria, schegge di un racconto che procede per flash. È una scrittura sfilacciata quella dell’autrice austriaca Carolina Schutti. La protagonista del suo L’erba di ieri, Maja, emerge a fatica da un’infanzia nebulosa. Fuggita bambina da un Paese lontano, cresce con la percezione di un’appartenenza sfumata. Ricorda, confusamente, solo la madre: il suo volto, ormai sfocato, e le sue “frasi della buonanotte, le parole di conforto che ti cullavano come canti, la nostra isola linguistica dove abitavamo solo noi”.

La perdita della lingua d’origine è la ferita più dolorosa, quel codice dimenticato viene continuamente evocato e rimpianto. “Non parlo proprio più bielorusso, no, purtroppo non sono più in grado di dire neppure una frase” – dirà la narratrice. “Al massimo un paio di parole, di quelle facili da imparare. Le pronuncio alla perfezione, questo sì, suonano giuste, sembra di ascoltare una registrazione. Il sentimento di una lingua è la sola radice che mi sia rimasta”.

Le figure incontrate nella nuova vita – la zia, l’amica più cara, il vicino di casa – sono come abbozzate. Non sappiamo molto di loro ma ne cogliamo l’essenza nei gesti, nelle parole dette e taciute, nelle storie di dolore che si portano dentro. Descritti minuziosamente sono invece oggetti e riti quotidiani: una scelta che accentua lo straniamento della protagonista, più interessata a osservare la realtà che a viverla.

L’autrice indugia nei dettagli, perfeziona i contorni mentre lascia indefiniti i soggetti; le vicende umane non si chiudono, restano sospese. Anche il ritorno nei luoghi del passato non ha nulla di definitivo: la casa ritrovata non aggiunge nulla alla vicenda della protagonista. Piuttosto, cristallizza una possibilità perduta, offre la visione di altre storie e di altre vite. Maja lo sa, e non si aspetta nulla di diverso: “Viaggio in un paesaggio e in una lingua che sarebbero potuti essere i miei. Vorrei riportarmi indietro uno sfondo sul quale si sarebbe potuto svolgere qualcosa, un’infanzia, un’estate, una visita”.

Ho sperato di ritrovare nei sogni la mia lingua materna, ma, se pure ciò mai accadesse, non credo che potrei mai salvarne una traccia oltre la soglia del sonno e portarmela dietro nel giorno. Non sono neppure sicura che si parli, nei sogni.

Libro: L’erba di ieri
Autrice: Carolina Schutti, 2012
Titolo originale: Einmal muss ich über weiches Gras gelaufen sein
Traduttore: Marco Federici Solari
Edizione: L’Orma editore, 2019
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: Maja left her country as a little child and has no memory of her first years. She barely remembers her mother’s face and the sweet words the woman used to repeat at night as a lullaby. She feels a sense of nostalgia for her unknown past: the loss of her maternal language is her most painful regret. The Austrian writer Carolina Schutti builds the protagonist’s story as a succession of fragments: we have an insight into some moments of her life, we know her feelings and thoughts and we share her estrangement. There’s no possible salvation: even when she decides to travel back to her old country, she can only find a confused image of alternative lives, of lost possibilities that cannot come back.

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