Uno dei punti di forza della produzione di Gianni Rodari, a oltre cento anni dalla sua nascita, risiede nella sua capacità di essere ancora terreno fertile per molteplici forme espressive. È quanto accade con I sepolti vivi, storia a fumetti illustrata da Silvia Rocchi da un’idea dello storico Ciro Saltarelli, che prende vita da un articolo scritto da Rodari nel 1952 per la rivista Vie nuove, quando l’autore di Omegna era ancora un giovane dirigente di partito, vicinissimo ai principi del PCI ma con un pensiero critico autonomo, impegnato a dar voce agli ultimi attraverso il suo strumento di lotta privilegiato: la scrittura.
La graphic novel, la cui prefazione è firmata da Gad Lerner, è pubblicata da Einaudi Ragazzi ed è quindi adatta a essere letta dai più giovani, magari nelle scuole come testo integrativo a quei libri di Storia in cui i protagonisti di vicende come questa non compaiono, pur essendone parte integrante.
Nel 1952, per quaranta giorni, più̀ di trecento monatori rimasero a cinquecento metri di profondità per difendere il loro posto di lavoro, chiusi nella miniera di zolfo di Cabernardi e Percozzone, in provincia di Ancona, la più grande l’Europa. Lo fecero per protestare contro le lettere di licenziamento inviate a 860 di loro dalla Società Generale per l’Industria Mineraria Montecatini: «Le lettere di licenziamento portano la data del 27 e del 28 maggio. L’occupazione è cominciata il 28. Il turno che era sceso alle quattordici, alle ventidue non risalì», così scrive Rodari nel reportage Viaggio sulla terra dei sepolti vivi, raccontando la drammatica e coraggiosa vicenda di lotta sindacale ai lettori del numero 27 della rivista Vie nuove.
Per parlare della protesta, Gianni Rodari sceglie di entrare nelle vicende di alcuni dei protagonisti di questa storia, facendole diventare rappresentative di un evento più grande, che ha coinvolto tutta una comunità, e di un intero momento storico, quello in cui l’Italia, fra le macerie della guerra, si trovava a dover ricostruire le proprie fondamenta sui diritti democratici conquistati durante gli anni di lotta al fascismo
Così conosciamo Ernesto e Maria, sposati da due anni e separati da centinaia di metri cubi di terra; Assunta Urbani, che ha il marito al tredicesimo livello, a cinquecento metri di profondità; Delfino Romei, che doveva sposarsi ma è sceso sottoterra e ha dovuto rimandare il matrimonio; Attilio Mancini, preoccupato per la mietitura, ma aiutato dai compagni rimasti in superficie, «che andranno a mietere il suo grano».
Il reportage completo si trova in coda al bel cartonato Einaudi, la cui scelta di grammatura e satinatura della carta esalta il disegno materico ed essenziale nel tratto di Silvia Rocchi, la quale seleziona un frammento della storia dei solfatari anconetani e con una efficace ed estrema scelta cromatica illustra la sospensione tra buio e luce delle vite di chi protestava in miniera e di quanti attendevano in superficie, di una comunità divisa fra un sopra e un sotto: gli uomini nell’oscurità e le mogli a vegliare su di loro all’esterno del perimetro dell’area mineraria. Quello de I sepolti vivi è un Rodari inedito, lontano da quello delle poesie e delle filastrocche, che, come scrive Saltarelli nella sua postfazione, «trascende i limiti del genere per farsi narrazione». Che poi la scelta di raccontare questo specifico aspetto della produzione rodariana sia stata affidata al medium fumettistico appare ancora più emblematico se andiamo indietro con la memoria agli anni in cui il la linea del Partito Comunista era sovrapponibile a quella della DC, che, sulla spinta della Chiesa Cattolica, aveva bollato il Fumetto come diseducativo e immorale, osteggiandone fortemente la diffusione. Nilde Iotti, su Rinascita, riaffermò la linea ufficiale, sostenendo che il Fumetto fosse stato «lanciato da Hearst, imperialista cinico e fascista». In una lettera al direttore, Gianni Rodari lo indicò invece come mezzo privilegiato per comunicare idee complesse, uno strumento di divulgazione ed educazione politica tra le masse. Rodari perse quella diatriba, arrendendosi, ma la Storia gli avrebbe dato ragione: ancor oggi è anche tra le pagine dei fumetti che vengono divulgate e combattute importanti battaglie sociali e culturali, e riscoperte alcune altre del passato come quella dei Sepolti vivi.
Niente l’avrebbe trattenuta dal mordere la mano che le impediva di parlare al suo uomo, se non fosse stato il sentimento di un dovere più alto: quello di non compromettere con un gesto inconsulto la meravigliosa lotta dei sepolti vivi e delle loro donne, la lotta di tutti.
Libro: I sepolti vivi
Autori: Gianni Rodari, Ciro Saltarelli, Silvia Rocchi
Edizione: Einaudi Ragazzi, 2020
Foto: Angela Pansini Valentini
Briefly in English: “I sepolti vivi” (“Buried Alive”) is a graphic novel based on a 1952 article by Gianni Rodari. Written for the magazine Vie Nuove, the piece collected together the voices of the workers of two sulphur mines near Ancona, Italy, who started a 40-day underground protest in an attempt to prevent the dismissal of 860 of their colleagues. By choosing to adapt this story into a graphic novel, historian Ciro Saltarelli and illustrator Silvia Rocchi offer their support to Rodari’s strong belief that this form of art is capable of conveying complex ideas and it’s an invaluable tool to inform and educate the masses. Silvia Rocchi’s illustrations stand out for an extreme chromatic choice which well represents the reality of people suspended, both literally and metaphorically, between light and darkness.

