Nobel per la letteratura ad Annie Ernaux, la chirurga della parola

L’esattezza della parola è il tratto distintivo della scrittura di Annie Ernaux: ogni frase è affilata, precisa, va dritta alla sostanza delle cose. Con il suo stile asciutto Ernaux, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 2022, racconta eventi della propria storia personale sublimandoli in una dimensione collettiva. Dal rapporto con la propria famiglia al percorso di emancipazione femminile fino alla drammatica esperienza di un aborto clandestino, l’autrice francese trascende il piano personale: l’autobiografia si fa memoria e denuncia, diventando specchio del tempo.

Sul blog e sul nostro profilo Instagram ci siamo occupate più volte delle sue opere. Di seguito riproponiamo i libri che abbiamo amato e di cui abbiamo scritto:

Memoria di ragazza. La scrittrice ormai affermata incontra un’antica versione di sé: la ragazza di 18 anni che ha appena lasciato la casa dei genitori e si ritrova alle prese con una nuova libertà e alla ricerca della propria identità. È un resoconto, come sempre nelle opere di Ernaux, asciutto e privo di sentimentalismi.

La donna gelata. La ragazza di un tempo, diventata moglie e poi madre, fa i conti con i ruoli codificati dalla società e di fatto vede scomparire la parte più autentica di sé: il conformismo annulla slancio creativo e desideri della donna, trasformandola in una donna, appunto, “gelata”.

L’evento. In questo libro, ancora una volta su base autobiografica, l’autrice ripercorre il dramma di una ragazza che decide di interrompere la gravidanza nei primi anni ’60, quando in Francia l’aborto è ancora illegale. Mai come in questo caso il racconto diventa denuncia e testimonianza per i diritti delle donne. Dal romanzo nel 2021 è stato tratto il film “La scelta di Anne – L’Événement”, per la regia di Audrey Diwan, che ha vinto il Leone d’oro al miglior film alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

L’altra figlia. In questo romanzo breve Ernaux mette su carta i sentimenti contrastanti per la sorella, morta due anni prima che lei nascesse. Proprio a lei si rivolge, tessendo i fili della propria tela familiare, perché è stata quell’assenza, tra gelosie e sensi di colpa, a condizionare la sua infanzia e il suo diventare donna.

Foto: Gianvito Rutigliano

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