“Oh William!”, com’è oscuro il legame con gli altri

Parla dell’ex marito ma è un continuo parlare di sé, ripercorrere ricordi e traumi dell’infanzia, che irrompono come flash. In Oh William! torna Lucy Barton, protagonista di altri due romanzi di Elizabeth Strout, Mi chiamo Lucy Barton e Tutto è possibile. Il centro della narrazione resta la famiglia: il filo aggrovigliato di affetto, frustrazione, intimità e non detto che lega le persone più vicine per caso o per scelta. Sarà poi davvero una scelta? “Quante volte capita alle persone di scegliere veramente?” – chiede pensieroso William, in un raro momento di apertura e confidenza, uno spiraglio in cui la comunicazione sembra possibile. O forse è la vita a spingerci verso gli altri e ad allontanarci da loro con la sua forza misteriosa, le sue indecifrabili ragioni.

Il viaggio di Lucy, che accompagna William nella scoperta di un doloroso segreto di famiglia, è un percorso che incrocia il lutto, la perdita, la caducità dei rapporti umani, sempre sul punto di sfaldarsi ma anche capaci di un’insospettabile resistenza, di una tenacia che sfida il tempo e le incomprensioni.

Il distacco di un matrimonio finito da anni permette alla protagonista di vedere con più chiarezza l’uomo che ha davanti, con i suoi difetti e le mancanze che emergono in modo doloroso. Eppure proprio questo disincanto consente di comprendere l’altro nella sua zoppicante interezza, di accettarne il lato oscuro e inconoscibile. È uno sguardo indulgente, persino addolcito dalla tenerezza, che alla fine Lucy dedica all’ex marito, agli altri e a sé stessa.

“E poi ho pensato, Oh William! Ma quando penso Oh William!, non voglio dire anche Oh Lucy!? Non voglio dire Oh Tutti Quanti, Oh Ciascun Individuo di questo vasto mondo, visto che non ne conosciamo nessuno, a partire dai noi stessi? Tranne forse un pochino, un minimo sí. Però siamo tutti misteriose costellazioni di miti. Siamo tutti un mistero, ecco che cosa voglio dire. Potrebbe essere l’unica cosa al mondo che so per certo”.

Strout si conferma una lucida osservatrice dei sentimenti, che trasferisce sulla pagina con la consueta scrittura elegante e puntuale. In alcuni punti, però, la narrazione sembra avvitarsi su sé stessa, appesantita dalle numerose ripetizioni e dalla frequenza con cui l’autrice interrompe il racconto per rivolgersi direttamente a lettori e lettrici.

Non ho mai avuto la sensazione di appartenere a una comunità. Eppure eccomi lì, nella campagna del Maine, e quello che avevo appena percepito all’improvviso era una sorta di riconoscimento, non credo di poterlo spiegare altrimenti, la certezza di capire la gente che abitava in quelle case, le rare case che superavamo in macchina. Era una cosa strana, ma era vera, per qualche minuto ho provato la sensazione di sapere dove mi trovavo. E addirittura di amare le persone invisibili dentro quelle case con i furgoni parcheggiati fuori.

Libro: Oh William!
Autrice: Elizabeth Strout, 2021
Titolo originale: Oh William!
Traduttrice: Susanna Basso
Edizione: Einaudi, 2022
Foto: Claudia Bruno

Briefly in English: In Elizabeth Strout’s “Oh William! we meet again the fictional writer Lucy Barton, the narrating voice of the previous novels “My Name Is Lucy Barton” and “Anything Is Possible”. This time she tells us about her ex-husband William, his flaws and the issues that led to the end of their marriage. They are friendly now and their intimacy is such that Lucy agrees to join him on a trip through his family’s secrets: the experience allows the protagonist a reflection on the unknowable human nature and the deep and obscure feelings that keep people together.

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