
Golpe o rivoluzione? Se è vero che le parole sono importanti, lo è più che mai per ciò che succede in questi giorni in Egitto: un precipitare degli eventi che ha visto milioni di persone scendere in piazza per protestare contro il presidente Mohamed Morsi, fino alla comparsa dell’esercito, deus ex machina che ha deposto Morsi e nominato capo di Stato ad interim Adly Mansour, presidente della Corte costituzionale egiziana. Una rivoluzione – secondo il fronte degli oppositori, riunitosi sotto l’etichetta di Tamarod (ribelli) – un golpe per i sostenitori di Morsi e della sua parte politica, quei Fratelli musulmani per decenni banditi dalla vita politica e tornati al potere nelle prime elezioni libere del dopo Mubarak.

