Per le donne di Tahrir, in tutte le piazze del mondo

L'appello lanciato da "The uprising of women in the arab world"
L’appello lanciato da “The uprising of women in the arab world”

L’appuntamento è per oggi alle 18 davanti ad ambasciate e consolati d’Egitto in tutto il mondo. La parola d’ordine è: solidarietà per le donne di piazza Tahrir, sempre più spesso dileggiate, assaltate e violentate mentre scendono per strada a manifestare il proprio dissenso e portare avanti il sogno della rivoluzione. È l’appello lanciato da The uprising of women in the arab world, movimento nato per difendere i diritti delle donne nei Paesi arabi, e diventato virale grazie ai social network. “Noi, cittadini di tutte le nazionalità, non guarderemo in silenzio il diffondersi dell’epidemia del terrorismo sessuale. Vogliamo mostrare supporto, solidarietà e ammirazione per le vittime che hanno pagato con la propria pelle il prezzo della rivoluzione egiziana ancora in atto, e per i volontari eroici che rischiano la loro vita per una Tahrir più sicura”.

Queste le prime frasi di un appello che sta facendo il giro del mondo, mobilitando le masse contro violenze sempre più frequenti: la denuncia è forte e non risparmia il governo egiziano né la polizia, accusati di non proteggere abbastanza le donne e di non adottare leggi sufficienti a punire adeguatamente i responsabili. La violenza, per le vittime, non finisce con lo stupro: l’orrore arriva anche dopo, quando si cerca ascolto, quando si denuncia: “negli occhi della società – si legge nel comunicato – è Lei, la vittima, la responsabile della molestia, non l’aggressore. Lei è considerata il simbolo della vergogna, non quanti cercano di farla tacere”.

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Il logo del movimento

La violenza sessuale – denuncia il movimento – è diventata uno strumento politico di oppressione e i casi si sono moltiplicati negli ultimi anni con una modalità pressoché costante: improvvisamente la donna si trova separata dai propri amici e circondata da centinaia di uomini che la assaltano, la spogliano, la molestano per ore. Chi cerca di difenderla subisce lo stesso orrore.

Tante le iniziative sorte recentemente per contrastare il problema: ultima in ordine di tempo la creazione dei “bodyguard di piazza Tahrir”, ragazzi allenati e pronti a entrare in azione per difendere le donne dagli assalti. Ma la situazione resta insostenibile: secondo il Centro egiziano per i diritti umani, nel 2008 l’83% delle donne egiziane ha subito molestie sessuali. E il caos legato al dopo Mubarak non ha migliorato la situazione: gli abusi sono diventati sistematici e usati come arma politica contro chi ha il coraggio di protestare. Manifestanti, ma anche giornaliste – ultimo il caso di Sonia Dridi,  giornalista di France 24 assalita in diretta – vengono attaccate mentre fanno sentire la propria voce. Allora è importante rispondere e gridare insieme alle donne di piazza Tahrir: “Noi non rimarremo zitte, non ci faremo distruggere, non ci vergogneremo”.

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