Tra burqa e nudità: oltre gli stereotipi sulla dignità della donna

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Un momento dell’incontro “Fra le strade di Tunisi: se il velo copre i gelsomini”

Quello che resta dell’incontro su Tunisia e donne organizzato durante il festival del giornalismo di Perugia è, prima di tutto, lo sguardo delle tre donne che vi hanno preso parte in qualità di relatrici. L’attenta analisi di Francesca Caferri, giornalista di Repubblica, la voce decisa di Lucia Goracci, inviata del tg3 in collegamento Skype dal Pakistan, la passione coinvolgente di Ouejdane Mejri, tunisina da tanti anni in Italia, presidente di Pontes, associazione dei tunisini nel nostro Paese. La loro esperienza professionale e umana si è trasformata in un racconto sulle difficoltà delle donne pronte a lottare per una piena emancipazione nella vita politica e civile: decise, consapevoli, armate di una profonda conoscenza della propria storia, del mondo, delle nuove tecnologie.

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Perché non balli? Il flash mob al femminile

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(© CB)

Anche le statue partecipano al flash mob “One billion rising” organizzato in tutte le città del mondo per protestare a ritmo di musica contro la violenza sulle donne. La donna che legge, comodamente seduta in una delle principali vie di Ankara, è un omaggio alla lotta per la difesa dei diritti umani. Oggi sul suo petto fa bella mostra di sé un volantino con il nome della manifestazione svoltasi a pochi metri di distanza. L’evento, che ha visto scendere in piazza per ballare centinaia di uomini e donne, rientra nel V-Day, appuntamento creato nel 1998 da Eve Ensler (autrice de I monologhi della vagina) per denunciare la violazione dei diritti delle donne e il femminicidio. I manifestanti hanno danzato sulle note di Break the chain, scritta dalla stessa Ensler e coreografata da Debbie Allen.

Per le donne di Tahrir, in tutte le piazze del mondo

L'appello lanciato da "The uprising of women in the arab world"
L’appello lanciato da “The uprising of women in the arab world”

L’appuntamento è per oggi alle 18 davanti ad ambasciate e consolati d’Egitto in tutto il mondo. La parola d’ordine è: solidarietà per le donne di piazza Tahrir, sempre più spesso dileggiate, assaltate e violentate mentre scendono per strada a manifestare il proprio dissenso e portare avanti il sogno della rivoluzione. È l’appello lanciato da The uprising of women in the arab world, movimento nato per difendere i diritti delle donne nei Paesi arabi, e diventato virale grazie ai social network. “Noi, cittadini di tutte le nazionalità, non guarderemo in silenzio il diffondersi dell’epidemia del terrorismo sessuale. Vogliamo mostrare supporto, solidarietà e ammirazione per le vittime che hanno pagato con la propria pelle il prezzo della rivoluzione egiziana ancora in atto, e per i volontari eroici che rischiano la loro vita per una Tahrir più sicura”.

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La bicicletta verde, quel simbolo di libertà

biciclettaverde1È dalle cose semplici che nascono i cambiamenti più radicali. In questo caso è il sorriso di Wadjda a illuminare il velo nero con cui le donne si coprono dagli uomini e da se stesse. In una benestante famiglia della borghesia saudita, si muove questa ragazzina cui le regole della scuola e della vita – velo integrale, preghiere, atteggiamento modesto e compito – stanno strette. Ma Wadjda non è un’eroina in senso stretto, non fa battaglie e non fa rumore: la sua protesta è nelle scarpe da ginnastica ostentate sotto la tunica, nei braccialetti colorati indossati e venduti a scuola, negli occhi vivaci e furbi, di quella furbizia scanzonata e pulita che hanno solo i bambini.Continua a leggere…