Un museo in cui non c’è niente di vero (o quasi)

(© ClaBruno)

In una recente intervista apparsa su Repubblica.it, il premio Nobel Orhan Pamuk, parlando del Museo dell’Innocenza che ha fondato a Istanbul, faceva questa osservazione: «C’è un aspetto ludico nel creare confusione dicendo apertamente che la storia è immaginaria, e nel mostrare al contempo oggetti reali che le appartengono». Inevitabile, per chi lo ha visitato, ritornare col pensiero ad un altro museo della finzione: quello eretto nel cuore di Londra a Sherlock Holmes, personaggio mai esistito se non nella penna di Sir Arthur Conan Doyle e nella mente di milioni di appassionati, e che attira ogni giorno folle di visitatori, sapientemente amministrata all’ingresso da un poliziotto in costume d’epoca.
Il museo, situato al 221b di Baker Street, è una ricostruzione precisa dell’abitazione del grande investigatore. Stanze,oggetti, scritti, personaggi sono stati realizzati e collocati sulla base di un unico disegno, quello tracciato da Conan Doyle nei suoi racconti. Il secondo piano in particolare, con vista mozzafiato sulla storica strada, è una testimonianza fedele dell’aspetto che avevano i salotti in epoca vittoriana: mantenuto con cura così come era allora, è per questo considerato dal governo britannico un monumento di «particolare interesse storico e architettonico».

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