Martedì pomeriggio a Westminster, Londra, non c’era neanche l’ombra del consueto, proverbiale grigiore: una folla colorata e urlante l’ha spazzato via. A Old Palace Yard, ai piedi della statua dedicata a Giorgio V, i brasiliani di Londra insieme a partecipanti di tutte le nazionalità hanno manifestato la loro vicinanza ai connazionali coinvolti nelle proteste che, partite da San Paolo ormai una settimana fa, si sono diffuse rapidamente in tutto il Paese e sono diventate oggetto di repressione durissima da parte delle autorità.Continua a leggere…
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Nuova narrativa argentina: quel conflitto irrisolto col dolore dei padri

Un volto interessante, quello di Patricio Pron, e una verve da cui traspaiono intelligenza e cultura. Il suo intervento, con la lettura di un passo dal suo ultimo romanzo El espíritu de mis padres sigue subiendo en la lluvia, è stato uno dei momenti di punta dell’evento targato Faber Social tenutosi in un pub a Oxfrod Circus, Londra. Faber Social è un’iniziativa della casa editrice indipendente londinese Faber and Faber che prevede una serie di eventi (reading, presentazioni, musica dal vivo) da tenersi in luoghi pubblici e con un costo d’ingresso minimo, talvolta organizzati in collaborazione con altri editori e che si sono spesso rivelati veri veicoli di cultura, oltre una straordinaria trovata di marketing.Continua a leggere…
Roy Lichtenstein, ovvero l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Roy Lichtenstein sembra non aver bisogno di presentazioni: è universalmente conosciuto come uno dei massimi rappresentanti della Pop Art, la cui ispirazione è legata al mondo dei fumetti e della pubblicità. È ricordato come uno degli artisti più controversi del Novecento: un acuto, critico osservatore della società contemporanea per alcuni; un genio del business, capace di guadagnare milioni con opere molto vicine al plagio per altri.
Al di là delle opinioni personali, realizzare opere d’arte nell’epoca della loro riproducibilità tecnica non deve essere stato facile: un pubblico bombardato da una miriade di immagini, molto spesso geniali tanto quanto commerciali, è esposto al rischio di non riuscire più a distinguere l’arte dalla pubblicità, di diventare insensibile all’espressione artistica e impermeabile al suo messaggio. I dipinti e le sculture di Lichtenstein sono uno studio di tutto questo, una riflessione su come l’immagine e la sua percezione siano state sottoposte ad un processo inesorabile di semplificazione. Una specie di “meta pittura”, il cui campo di indagine è molto più complesso rispetto a quanto può apparire in superficie: che senso hanno, nell’era dell’immagine pubblicitaria, i concetti di autorialità e originalità?
Dia-al-Azzawi e la nuova Guernica

La guerra è sempre esistita e la storia dell’umanità è disseminata di conflitti. Il Novecento, però, ha segnato l’inizio della così detta “guerra totale”: per la prima volta, i conflitti hanno oltrepassato il limite del fronte per invadere tutto il territorio circostante e coinvolgere attivamente i civili. Il teatro di guerra è diventato quindi privo di confini e donne, bambini e anziani, una volta esclusi dal combattimento attivo, sono diventati attori protagonisti dei movimenti di resistenza a primi obiettivi di rappresaglia e sterminio.
Il risultato è che nel Novecento si sono verificati alcuni fra i massacri più orrendi che la Storia ricordi.Inevitabilmente, l’arte, la letteratura e qualsiasi forma di espressione del pensiero ne sono stati pesantemente influenzati.Continua a leggere…
Un museo in cui non c’è niente di vero (o quasi)

In una recente intervista apparsa su Repubblica.it, il premio Nobel Orhan Pamuk, parlando del Museo dell’Innocenza che ha fondato a Istanbul, faceva questa osservazione: «C’è un aspetto ludico nel creare confusione dicendo apertamente che la storia è immaginaria, e nel mostrare al contempo oggetti reali che le appartengono». Inevitabile, per chi lo ha visitato, ritornare col pensiero ad un altro museo della finzione: quello eretto nel cuore di Londra a Sherlock Holmes, personaggio mai esistito se non nella penna di Sir Arthur Conan Doyle e nella mente di milioni di appassionati, e che attira ogni giorno folle di visitatori, sapientemente amministrata all’ingresso da un poliziotto in costume d’epoca.
Il museo, situato al 221b di Baker Street, è una ricostruzione precisa dell’abitazione del grande investigatore. Stanze,oggetti, scritti, personaggi sono stati realizzati e collocati sulla base di un unico disegno, quello tracciato da Conan Doyle nei suoi racconti. Il secondo piano in particolare, con vista mozzafiato sulla storica strada, è una testimonianza fedele dell’aspetto che avevano i salotti in epoca vittoriana: mantenuto con cura così come era allora, è per questo considerato dal governo britannico un monumento di «particolare interesse storico e architettonico».

