Nuova narrativa argentina: quel conflitto irrisolto col dolore dei padri

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Un volto interessante, quello di Patricio Pron, e una verve da cui traspaiono intelligenza e cultura. Il suo intervento, con la lettura di un passo dal suo ultimo romanzo El espíritu de mis padres sigue subiendo en la lluvia, è stato uno dei momenti di punta dell’evento targato Faber Social tenutosi in un pub a Oxfrod Circus, Londra. Faber Social è un’iniziativa della casa editrice indipendente londinese Faber and Faber che prevede una serie di eventi (reading, presentazioni, musica dal vivo) da tenersi in luoghi pubblici e con un costo d’ingresso minimo, talvolta organizzati in collaborazione con altri editori e che si sono spesso rivelati veri veicoli di cultura, oltre una straordinaria trovata di marketing.

Patricio Pron è già una celebrità qui in Inghilterra: prima che Faber pubblicasse il suo romanzo, era stato incluso dalla rivista Granta fra i migliori giovani scrittori in lingua spagnola, e qui significa molto. Nato in Argentina nel 1975, è autore di cinque romanzi e di quattro raccolte di racconti (uno dei suoi racconti è stato tradotto in italiano per Il Manifesto, ed è stato riproposto qui dal blog di SUR Edizioni); traduce dal tedesco ed è giornalista e critico letterario. Attualmente vive a Madrid, dove insegna letteratura tedesca.
La bella notizia è che il suo ultimo romanzo è finalmente approdato in Italia: Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia è uscito lo scorso 11 Aprile per i tipi di Guanda, nella traduzione di Roberta Bovaia.

Una lettura portatrice di conferme: innanzitutto, del fatto che l’Argentina sta regalando al mondo della narrativa alcuni delle giovani voci più interessanti. In secondo luogo, che la riuscita di tale modello narrativo sta proprio nel passato oscuro della dittatura di Videla, e nel modo in cui gli intellettuali di oggi vi si rapportano.

Non è un caso che l’ispirazione giunga, per molti di loro, dal noir, e che omicidi e misteriose sparizioni siano le fondamenta di gran parte delle loro storie. Ma c’è molto altro: quel passato non ha segnato solo chi lo ha effettivamente vissuto, ma anche la generazione successiva. Ha modificato il rapporto fra le due generazioni. A molti dei nuovi romanzi argentini fa da sfondo l’incomunicabilità fra i padri e i figli, mentre diventa protagonista un processo di conoscenza, da parte dei figli, di un passato sia emotivo che politico dei padri che non avrebbero mai immaginato di poter scoprire.

Il protagonista del romanzo di Pron torna in Argentina dopo alcuni anni trascorsi all’estero per assistere il padre in punto di morte. Ha trascorso gran parte della sua vita lontano dalla famiglia, e questo ritorno forzato gli dà la possibilità di trovare i pezzi mancanti, ricostruire i legami, analizzare aspetti del rapporto con la sua famiglia che non era mai stato in grado di capire. Inutile dire che l’esigenza più urgente, seppur tardiva, è quella di conoscere realmente suo padre.

Entrambi i genitori del protagonista sono giornalisti. Un giorno, nello studio di suo padre, il giovane trova una cartella di appunti, piena di foto, ritagli di giornale e mappe che ha tutta l’aria di essere uno degli ultimi casi seguiti da suo padre prima di essere sopraffatto dalla malattia. Si tratta della storia di Alberto José Burdisso, scomparso misteriosamente dal villaggio di El Trébol nel giugno del 2008. Un caso inspiegabile: chi avrebbe mai avuto interesse nel rapire o eliminare un uomo come Burdisso, “un idiota faulkneriano, un adulto con la mente di un bambino, un uomo che non beveva, non giocava d’azzardo e non aveva denaro; un uomo che doveva lavorare ogni giorno per poter sopravvivere…”?
Eppure, il padre del protagonista era chiaramente ossessionato da questa storia. Ed è solo il primo dei misteri in cui il protagonista del romanzo dovrà imbattersi.

Patricio Pron è figlio di giornalisti militanti di sinistra, e il romanzo è in buona parte autobiografico. L’ossessione del protagonista per la letteratura, tedesca in particolare, costituisce un altro punto di contatto con l’autore. Ma la riflessione di quest’ultimo, condotta attraverso una struttura solida, alcune soluzioni narrative davvero innovative e un linguaggio asciutto, che non lascia spazio alle banalità in cui incorre talvolta l’introspezione, è quella di un’intera generazione: che è alla ricerca costante di spiegazioni, vuole ricostruire il passato, ritrovare i valori positivi che la “guerra sporca” ha strappato alla generazione precedente e poterli, una volta pacificati, ereditare.

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