Martedì pomeriggio a Westminster, Londra, non c’era neanche l’ombra del consueto, proverbiale grigiore: una folla colorata e urlante l’ha spazzato via. A Old Palace Yard, ai piedi della statua dedicata a Giorgio V, i brasiliani di Londra insieme a partecipanti di tutte le nazionalità hanno manifestato la loro vicinanza ai connazionali coinvolti nelle proteste che, partite da San Paolo ormai una settimana fa, si sono diffuse rapidamente in tutto il Paese e sono diventate oggetto di repressione durissima da parte delle autorità.
«Tutto è iniziato con l’aumento di 20 centesimi del costo del biglietto per bus, tram, metro» racconta Ana Amalia «imposto nonostante le condizioni disastrose in cui versa il trasporto pubblico. Ma ora non si tratta più di quei venti centesimi. Si tratta di istruzione e sanità. Ci hanno detto che il nostro Paese è ricco. Se lo è, allora noi vogliamo di più. Vogliamo servizi pubblici adeguati. E la gente si chiede come sia stato possibile spendere tanti soldi in eventi sportivi quando i nostri ragazzi non possono accedere a un’istruzione di qualità e quando il sistema sanitario è praticamente inesistente».
Gli eventi sportivi, infatti. La Confederation Cup in corso, i mondiali di calcio del prossimo anno, le olimpiadi del 2016 si sono trasformati in una macchina di corruzione e impoverimento, nonostante il governo abbia cercato di farli passare come viatico per la modernità. Qualsiasi ostacolo al profitto è stato eliminato: secondo i manifestanti, lo spazio cittadino nelle grandi metropoli è stato venduto pezzo per pezzo, a costo di espropriare i cittadini, e la privatizzazione degli stadi ha portato la corruzione a livelli insostenibili. «Questi mondiali di calcio ci sono costati il triplo rispetto ai precedenti», dice Willy. «Tutti soldi che potevano essere utilizzati per scuole, ospedali, trasporti, sicurezza. Certamente eventi come questo aiutano l’economia, ma per la situazione in cui siamo avremmo preferito che il denaro pubblico fosse investito diversamente. In Brasile subiamo una pressione fiscale altissima senza riceverne nulla in cambio». Willy parla di uno degli aspetti di queste proteste che hanno fatto più scalpore: «Il comportamento della polizia è stato assurdo: la gente lottava per i propri diritti e contro la corruzione, e ha ricevuto proiettili e lacrimogeni in cambio. Certo è sbagliato distruggere tutto, ma credo che gli atti vandalici siano iniziati quando il comportamento della polizia ha scatenato la rabbia dei manifestanti». Willy non vede relazioni delle manifestazioni in Brasile con quanto avvenuto in altri Paesi e con quanto si sta verificando in questi giorni in Turchia. Ma c’è chi la pensa diversamente.
Un manifestante belga, che ha voluto partecipare a questo evento, dice, nonostante non sia mai stato in Brasile in vita sua, vede un unico filo conduttore che unisce le proteste brasiliane con quelle turche e con il movimento Occupy Wall Street: «Nonostante ci siano alla base motivazioni specifiche e locali in ognuna di queste manifestazioni, la verità è che siamo tutti parte dello stesso sistema e stiamo affrontando problemi simili. Il sistema capitalistico sta andando in pezzi ovunque e la gente ha capito che se vuole un futuro migliore deve prendere in mano il proprio destino, lottare e far entrare la politica nella propria vita. Perché questo è un movimento politico, nonostante alcuni si ostinino ancora a credere che della politica si possa fare a meno. La protesta brasiliana è nata per rabbia accumulata, soprattutto di chi aveva riposto speranze e illusioni nel Partido dos Trabalhadores di Lula e Dilma Rousseff, e che invece ha visto ancora una volta delle politiche governative volte a difendere gli interessi dei super ricchi, di quelli che il movimento Occupy Wall Street definiva “1%”, sulla pelle del restante 99%. Ed è evidente che questo è un problema mondiale, non solo brasiliano, è che è inevitabile la solidarietà internazionale nei confronti dei manifestanti».
In altre parole, bisogna agire, non si può più aspettare. Il gigante sudamericano l’ha capito, e si è svegliato dai sogni di crescita e ricchezza in cui si era cullato negli ultimi anni.







