Dia-al-Azzawi e la nuova Guernica

2013-03-24 17.15.53
Dia-al-Azzawi, Sabra and Shatila Massacre (particolare)

La guerra è sempre esistita e la storia dell’umanità è disseminata di conflitti. Il Novecento, però, ha segnato l’inizio della così detta “guerra totale”: per la prima volta, i conflitti hanno oltrepassato il limite del fronte per invadere tutto il territorio circostante e coinvolgere attivamente i civili. Il teatro di guerra è diventato quindi privo di confini e donne, bambini e anziani, una volta esclusi dal combattimento attivo, sono diventati attori protagonisti dei movimenti di resistenza a primi obiettivi di rappresaglia e sterminio.
Il risultato è che nel Novecento si sono verificati alcuni fra i massacri più orrendi che la Storia ricordi.Inevitabilmente, l’arte, la letteratura e qualsiasi forma di espressione del pensiero ne sono stati pesantemente influenzati.

La Tate Modern di Londra, in una sala tutta dedicata agli orrori della guerra, ospita un gigantesco dipinto di Dia al-Azzawi, artista iracheno fra i più influenti: è Sabra and Shatila Massacre, realizzato fra il 1982 e il 1983 in memoria, e come racconto, del massacro di civili palestinesi perpetrato dalla milizia cristiano-falangista nei due campi profughi di Sabra e Shatila a Beirut, Libano. Era il settembre del 1982 e le persone barbaramente uccise, con la connivenza del governo israeliano, furono un numero altissimo e ancora oggi imprecisato: fra 1500 e 3500.

Due ampi pannelli orizzontali sovrapposti e delimitati su due lati da altri due pannelli verticali raccontano, in un groviglio semi-astratto di corpi smembrati, oggetti, sangue, violenza, parti bianche e nere a rappresentare la sospensione di qualsiasi forma di razionalità, un evento che sconvolse il mondo.

Sembra che l’artista abbia tratto ispirazione dall’ormai noto testo di Jean Genet Quattro ore a Shatila, resoconto di una visita dello scrittore francese ai luoghi teatro dello sterminio. Ma a prima vista, un’altra influenza è più evidente: quella di Guernica di Pablo Picasso. L’utilizzo di alcuni dei principi dello stile cubista è evidente, e ciò che resta negli occhi di chi guarda è lo stesso senso di angoscia, orrore, totale oblio di umanità e ragione.

Lascia un commento