Il figlio dell’altra: se uno scambio di culla può unire due popoli

figlio_altraSono molti gli ingredienti suggestivi nella storia portata sul grande schermo da Lorraine Lévy, regista francese di origine ebraica: c’è il conflitto israelo-palestinese, il dramma familiare, l’incubo di ritrovarsi improvvisamente senza l’identità in cui si è cresciuti e ci si è formati – quell’insieme di legami, convenzioni, abitudini ed etichette che segnano il nostro cammino e senza i quali ci sentiremmo persi. Joseph e Yacine si ritrovano improvvisamente in questa condizione: israeliano, spensierato, protetto da una famiglia agiata il primo; palestinese, maturo e consapevole l’altro, mandato a studiare a Parigi fra mille sacrifici per tornare a fare il medico nella propria terra. Sogni e realtà differenti, quotidianità ritmate dalle consuetudini delle diverse comunità che vanno in frantumi quando Joseph, durante la visita di routine per il servizio militare, scopre che quelli con cui è cresciuto non sono i suoi genitori biologici.

Da quel momento, la storia insegue due famiglie appartenenti a popoli in conflitto nel difficile tentativo di trovare una conciliazione, una via comune nel nome di quei figli improvvisamente persi e ritrovati. La delicatezza della regia indugia sui sentimenti delle persone, ne coglie gli sguardi impauriti, spia l’angoscia che si trasforma lentamente in speranza. Il conflitto, i check-point, il muro, le differenze economiche rendono più forte il sapore dello scambio, esasperano le reazioni dei genitori, rendono quasi impossibile, soprattutto per gli uomini, accettare di appartenere a un mondo diverso, per giunta odiato e considerato nemico.

All’incomunicabilità si oppongono le donne, capaci di capire e provare gli stessi sentimenti al di là di culture e appartenenze diverse; così come i ragazzi, che trovano in quell’incredibile scambio di destini un nuovo senso e una profonda responsabilità: ognuno di loro, proprio perché sta vivendo la vita dell’altro, sente sulle proprie spalle il dovere di non sprecarla e di viverla al massimo per non deludere chi ha preso il proprio posto. Bello il ritratto dei protagonisti: le espressioni dei volti segnati e muti, la vicinanza che passa per i gesti e il non detto. Il film pecca forse di una certa superficialità, semplifica rancori e incomprensioni, non approfondisce abbastanza i caratteri dei personaggi; ha il merito, però, di filtrare il grande contesto storico attraverso una piccola vicenda domestica, ponendo l’accento sulle emozioni e sul vissuto degli individui, per una volta svincolati dalla causa dei loro popoli.

Film: Il figlio dell’altra
Titolo originale: Le fils de l’autre
Regista: Lorraine Lévy
Nazione: Francia
Anno: 2012

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