Un secolo fa: l’Expo di Milano nella cartolina di un premio Nobel

cartolina1“Tegnoso, 26 settembre. Carissimo babbo, ci spiace assai che tu non possa venire presto a prenderti un poco di riposo”. Questo l’esordio di un figlio affettuoso, contenuto sul fronte di una cartolina del padiglione delle Società per la Pace dell’Esposizione universale di Milano nel 1906. La risposta del padre, inviata su una cartolina identica, si fa attendere solo due giorni e porta un argomento più che convincente per giustificare la prolungata assenza dalla sua tenuta brianzola di Tegnoso, frazione di Missaglia. Così, infatti, risponde: “Carissimi… C’è qui il Giolitti che, se visiterà il padiglione, vorrei accompagnarlo…”. A parlare non è un genitore qualsiasi, come si può intuire dal riferimento all’allora Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, bensì Ernesto Teodoro Moneta, l’ideatore stesso del padiglione per la Pace (collocato all’interno di Parco Sempione), insignito, unico italiano di sempre, del Nobel per la Pace nel 1907.

Moneta, dopo aver partecipato alle lotte risorgimentali, divenne, infatti, un sostenitore delle ideologie pacifiste di fine ‘800 che attraversavano tutta Europa. Fu, con il senno di poi, dotato di una lungimiranza estrema, sebbene vi fossero segni inequivocabili di tensione nel clima politico e sociale europeo e mondiale: la sanguinosissima guerra russo-giapponese, conclusasi solo pochi mesi prima di Expo con il trattato di Portsmouth, doveva apparire come una sirena d’allarme, e, sulla scena prettamente italiana, il regicidio del 1900 non poteva che avere lasciato un palpabile sensazione di instabilità di fondo nella monarchia sabauda e, in senso lato, nelle monarchie dinastiche europee; per non parlare delle ideologie nazionaliste dilaganti che, in realtà, anche Moneta condivideva.

Ritornando alle cartoline e alle comunicazioni riguardanti la famiglia Moneta, è singolare venire a conoscenza del modo in cui questo tesoro sia rimasto accessibile. L’attuale possessore delle cartoline è Claudio Romeo, collezionista che, da circa vent’anni, si dedica alla raccolta di materiale sull’Expo milanese di inizio secolo scorso e, qualche anno fa, ha ideato il sito Mi1906. “Ho acquistato gli oggetti per pochi euro da un collezionista che – commenta l’appassionato – probabilmente, non aveva letto il contenuto della missiva e il destinatario. Con un breve controllo sono riuscito a risalire a Moneta”. Un esempio di splendida casualità con cui, talvolta, testimonianze di vicende e di uomini, piccoli o grandi che siano, tornano al loro posto.

Emanuele Alberti

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