Editoria e scrittori: esordire ai tempi del self-publishing

francesco formaggi
Francesco Formaggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Self-publishing, e-commerce, contest letterari. L’editoria cambia, si espande, scopre nuovi linguaggi e nuove strade. Francesco Formaggi è di Frosinone e ha 33 anni. Ha pubblicato il suo libro d’esordio Birignao, sulla piattaforma di self-publishing Ilmiolibro.it. Poi la svolta: un concorso, un’agenzia letteraria, la prossima pubblicazione con una casa editrice importante. Con lui abbiamo parlato dei siti di auto-pubblicazione, delle possibilità offerte ai giovani autori dalla rete e del ruolo dell’editore tradizionale che continua a essere, nonostante tutto, insostituibile.

Qual è stato il primo approccio al mondo editoriale e come è arrivata la decisione di pubblicare il libro utilizzando una piattaforma di self-publishing?
Il primo contatto col mondo editoriale, e con le sue freddezze, con le sue distanze, l’ho avuto il giorno in cui ho spedito il manoscritto del mio primo romanzo a una casa editrice indipendente che mi piaceva e in quegli anni lavorava molto con gli esordienti. Era il 2007. Mentre lasciavo cadere la busta nella cassetta delle lettere ho avuto la netta sensazione che quel gesto non avrebbe avuto seguito, e infatti non mi hanno mai risposto. Ma era normale, ero preparato. Per me a quei tempi spedire il mio manoscritto a una casa editrice riconosciuta e consolidata era un po’ come mandare un curriculum all’Enel se hai la passione per i circuiti elettrici e da grande vuoi fare l’elettricista. Ci devi provare, certo, ma resta un tentativo.

Dopo quel primo invio non ho più spedito manoscritti a nessuna casa editrice, un po’ perché la sensazione di nuotare in mezzo all’oceano diventava sempre più invadente, un po’ perché stampare e rilegare costava e non avevo soldi. L’idea di scrivere e l’idea di pubblicare a quei tempi viaggiavano su due binari diversi. A me importava scrivere, scrivere narrativa. Quanto alla pubblicazione, ero certo che sarebbe venuta come conseguenza del mio impegno e del mio lavoro. Finito di scrivere il primo romanzo, Birignao (che è l’embrione del romanzo che a settembre uscirà per la casa editrice Neri Pozza con il titolo Il casale), ho iniziato a lavorare al secondo. Nel frattempo, poiché cominciavano a nascere i primi siti di self-publishing, avevo pensato di farmi stampare una copia di Birignao sul sito Ilmiolibro.it.

Questo sito è stato una rivoluzione, non tanto per il mondo dell’editoria, quanto per il mondo delle stamperie (i siti di self-publishing non sono case editrici ma stamperie, perché non fanno alcun lavoro editoriale, non fanno alcun intervento sul testo, si limitano a stampare le pagine che gli mandi). A un costo bassissimo, potevi comprare una copia rilegata del tuo libro e, con meno di una settimana, facendo tu stesso la copertina e tutto, potevi avere il tuo libro confezionato direttamente a casa tua, anziché andare da uno stampatore e spendere un sacco di soldi per avere alla fine qualcosa che assomigliava più a una tesi di laurea in miniatura che a un romanzo di libreria.

Ma parlare di pubblicazione non è corretto. Mettere il proprio libro sulla vetrina di un sito di self-publishing serve certo a rendere pubblica la tua opera, ma equivale a mettersi all’uscita del supermercato con le copie aperte a ventaglio su un banchetto, non c’entra niente con la pubblicazione. Pubblicare con un editore significa acquisizione dei diritti, firma di contratti, anticipi, lavoro di editing, ed è un processo lungo; prima di vedere il tuo libro negli scaffali delle librerie occorrono mesi, a volte anche anni.

Qualche anno dopo, Ilmiolibro.it ha indetto un concorso in collaborazione con Feltrinelli Editore e Scuola Holden. Non si poteva non tentare. Da lì è iniziato tutto. Birignao ha vinto il premio creatività della Scuola Holden, che mi è valso un invito alla sesta edizione di Esordire, il torneo letterario organizzato dalla Scuola Holden che è uno degli appuntamenti più importanti per lo scouting letterario in Italia. Ho avuto la possibilità di scrivere un racconto per il torneo, di leggerlo davanti a una platea di addetti ai lavoro, di vincere il premio del pubblico e, cosa più importante, ho avuto la possibilità di farmi notare da un’importante agenzia letteraria, la Thesis Contents, e da quella che sarebbe diventata la mia agente letteraria, Maria Cristina Guerra, con la quale ho iniziato una collaborazione alla fine della quale, dopo più di un anno di lavoro e varie riscritture, è arrivata l’acquisizione da parte di un casa editrice prestigiosa come Neri Pozza.

I siti di auto-pubblicazione sono una risorsa per i giovani autori. Non rischiano però di svilire la scrittura, facendo venire meno il classico ruolo di selezione e promozione svolto dagli editori?
Di per sé i siti di auto-pubblicazione non sono una risorsa per gli autori. La vera risorsa è il web, grazie al quale c’è la possibilità che un agente letterario o un editor, mentre fa scouting in rete, incappi nel tuo sito, nel tuo blog, nell’anteprima del tuo libro su Ilmiolibro.it o Lulu.com, nella tua pagina facebook dove hai trascritto un estratto, ad esempio, e venga incuriosito dal tuo lavoro, e ti contatti, e ti chieda di leggere altro, e voglia iniziare una collaborazione. Gli unici che possono svilire la scrittura sono gli scrittori stessi, scrivendo male, senza passione e competenza e in modo sciatto. Libri del genere non vengono presi dagli editori, che investono i loro soldi in lavori validi e degni, sia a livello commerciale che letterario, altrimenti non sarebbero editori.

Che poi uno scrittore che ha scritto un pessimo libro si senta libero di commercializzarlo autonomamente è un diritto sacrosanto, nessuno glielo può vietare, e nessuno gli può vietare di autocelebrarsi come il miglior scrittore di tutti i tempi, o di scrivere sulla sua pagina facebook che il mondo dell’editoria è una merda perché nessuno gli pubblica il suo capolavoro; ma questo non ha niente a che fare con l’editoria, e non ha niente a che fare con la letteratura, che ancora oggi, anche se rischia di essere sfrattata e di finire per strada, ha fissa dimora tra le mura delle case editrici.

L’auto-pubblicazione è considerata dagli autori un mezzo diretto per arrivare al pubblico o un trampolino in vista di una possibile pubblicazione futura da parte di una casa editrice importante?
Per me è stato un trampolino. Non ho mai pensato di poter arrivare al pubblico autonomamente, non l’ho mai voluto. Fin dall’inizio ho sempre desiderato pubblicare con un editore, entrare nel mondo dell’editoria e cominciare a scrivere di libri facendo sì che la passione originaria diventasse un mestiere vero e proprio. Esistono autori (soprattutto americani, uno su tutti è John Locke) che hanno avuto l’attenzione delle grandi case editrici solo dopo aver venduto milioni di copie del proprio libro, autonomamente, su Amazon, ad esempio. Sono pochi, ma è successo. Tuttavia, più che fenomeni letterari, sono fenomeni di mercato, e molto spesso il valore di questi libri è puramente commerciale, ovvero la gente li compra non perché sono buoni libri, ma perché fortunatamente si è creata su di essi una forte attenzione mediatica: lo compro perché lo comprano tutti. Ma questo non ha niente a che fare con la letteratura.

(Qui la seconda parte dell’intervista)

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