
Un dittatore, un dissidente, una donna e una bambina di sei anni. Sono i protagonisti di una vicenda che potrebbe sembrare la trama di un film se non fosse vera, e tremendamente imbarazzante per le istituzioni italiane. Vediamola dall’inizio: Alma Shalabayeva vive in una villa in provincia di Roma con sua figlia Alua, sei anni. È la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, magnate caduto in disgrazia, principale oppositore del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev. A marito e moglie è stato concesso asilo politico nel Regno Unito; in seguito ad alcune minacce ricevute, la donna ha abbandonato Londra e dallo scorso autunno è in Italia con regolare passaporto. Fin qui le premesse, ora i fatti: la notte del 28 maggio una cinquantina di uomini della Digos fa irruzione nella villa e preleva la donna, che sarà portata al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) ed espulsa con procedura velocissima due giorni dopo, riportata in Kazakistan insieme a sua figlia con un volo privato di una compagnia austriaca. La motivazione ufficiale? Aver presentato agli inquirenti un passaporto centrafricano falso. Accusa rivelatasi infondata lo scorso 25 giugno, quando una sentenza del Tribunale di Roma ha accertato come il documento fosse autentico, sollevando dubbi sulla regolarità delle procedure di espulsione.
Il tutto in un silenzio allucinato in cui nessuno sembra sapere nulla: non è stato allertato il governo né la Farnesina – con la ministra Bonino infuriata per dover gestire un caso che ha già guadagnato titoli sulla stampa estera e – meno – in quella nostrana. Ablyazov, in un’intervista a La Stampa, si è rivolto direttamente al premier Letta chiedendo spiegazioni e accusando l’Italia di aver rispedito di fatto degli ostaggi nelle mani del dittatore Nazarbayev. Anche il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, ha chiesto al nostro Paese di fare chiarezza; l’Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, ha criticato l’operato dell’Italia: ora che l’autenticità del passaporto è stata assodata, il rimpatrio coatto appare come una violazione del Testo unico sull’immigrazione, secondo cui non si può rimpatriare persone che rischiano di subire persecuzioni nella propria nazione. E questo è proprio il caso di Alma e Alua, rimpatriate con massima urgenza come fossero criminali, riprese nel momento dell’atterraggio e ora agli arresti domiciliari ad Almaty.
Mette i brividi il resoconto di quei giorni scritto dalla donna e pubblicato dal Financial Times: un racconto che ripercorre lo spavento per l’irruzione, le intimidazioni subite, la paura di una madre per la propria bambina, prelevata con l’inganno dagli agenti tornati appositamente nella villa. La concitazione di quei giorni, l’esitazione nel prendere con sé la bambina o lasciarla in Italia dalla zia affidataria, l’angoscia e le lacrime trattenute per non spaventarla: nel resoconto di Alma c’è l’atto d’accusa più forte e diretto verso una nazione che non ha saputo proteggerla.
La domanda ora è: perché? Chi ha autorizzato questa operazione? Perché chi poteva fermarla non è stato avvisato? Perché un primo ministro e un ministro degli Esteri cadono dalle nuvole quando la vicenda esplode? Si pensa agli interessi in gioco: come sottolineato dal Fatto Quotidiano, il Kazakistan è ricco di materie prime ed è partner privilegiato dell’Eni, il dittatore Nazarbayev è amico personale di Silvio Berlusconi. Sotto i riflettori è finito Angelino Alfano, ministro dell’Interno, accusato di aver sbrigato la faccenda senza avvisare nessuno, premurandosi solo – una volta scoppiato il caso – di assicurare il premier e la ministra della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, di aver seguito tutte le procedure. È stato di fatto smentito dalla sentenza del Tribunale.
Ora Letta annuncia un’indagine “senza ombre”, ma le ombre in realtà ci sono e resteranno: su un governo che si fa trovare impreparato davanti a un caso così scottante, sulle istituzioni italiane che sono scavalcate da un manipolo di persone al di sopra delle regole, su un Paese che viola in maniera dolorosa i diritti delle persone, e su media e opinione pubblica che non riescono neanche a indignarsi. Nessuno sembra accorgersi di quello che accade, nessuno si scandalizza, nessuno si vergogna in un Paese che si è ormai assuefatto a tutto.
Aggiornamento: Palazzo Chigi ha annunciato che il provvedimento di espulsione di Alma Shalabayeva sarà revocato e la donna potra “rientrare in Italia, dove potrà chiarire la propria posizione. Il governo – si legge nella nota – colti i profili di protezione internazionale che il caso ha sollevato, si è immediatamente attivato, attraverso sia il ministero dell’interno sia il ministero degli affari esteri, per verificare le condizioni di soggiorno in Kazakhstan della signora e della figlia, nonché a garantirle il pieno esercizio del diritto di difesa in italia avverso il provvedimento di espulsione convalidato dal giudice di pace”.

grazie per questa ricostruzione.
io non mi sento imbarazzato chè la colpa è solo di un patetico ministrucolo che, nella sua incapacità e mancanza di dignità, non mi rappresenta in alcun modo.