“Cambiare l’acqua ai fiori”, il dolore e la rinascita nei gesti di Violette

Violette si prende cura delle tombe, dei fiori e delle piante dell’orto, del dolore di chi si aggira tra i vialetti e spesso finisce nella sua casa-rifugio; annota i dettagli delle cerimonie funebri, così, anche a distanza di anni, può raccontare qualcosa di quel giorno a chi non c’era. Fa la guardiana di cimitero in un piccolo centro della Borgogna e una consapevolezza anima le sue giornate: “Se uno facesse solo quel che rientra nei propri incarichi la vita sarebbe triste”.

“Il mio mestiere consiste nell’essere discreta, amare il contatto umano e non avere compassione, ma per una donna come me non avere compassione sarebbe come essere astronauta, chirurga, vulcanologa o genetista, non fa parte del mio pianeta né delle mie competenze” pensa Violette, che conosce i nomi e le storie di chi è sepolto nel cimitero e custodisce le confidenze di chi viene a portare un fiore sulla tomba di un amore perduto.

Nella sua vita c’è una sofferenza profonda, e c’è l’ombra di un marito sparito senza lasciare tracce. Eppure, nel piccolo mondo disegnato da Valérie Perrin, la disperazione non esplode: resta negli angoli come una presenza discreta e silenziosa con cui la protagonista ha imparato a fare i conti. Incontriamo Violette quando ha rimesso ordine nelle sue giornate, la vediamo mentre chiacchiera con il parroco, i necrofori o gli addetti alle pompe funebri: amici più che colleghi di lavoro, bizzarri compagni di una routine che tiene a bada il dolore.

L’equilibrio è rotto dall’arrivo di Julien, poliziotto di Marsiglia venuto a compiere l’ultima volontà della madre: riposare per sempre accanto a un uomo di cui lui non ha mai sentito parlare. Da quel momento storie e piani temporali si intrecciano, emergono segreti e rinunce; la ricerca della verità da parte di Julien finisce per riaprire ferite nell’anima di Violette, fa comparire pezzi di vita rimossi per non impazzire. Ma il viaggio nel dolore è un percorso di rinascita: ogni tassello torna al proprio posto e la riconciliazione con il passato, un tempo impensabile, è improvvisamente possibile.

Cambiare l’acqua ai fiori è un libro denso di sentimento, capace di raccontare con delicatezza la complessità della vita: il vuoto della perdita, l’emozione e la colpa di un amore proibito, le ragioni degli altri, la luce dei momenti felici, gli incontri inaspettati che ci salvano da noi stessi.

“Credo che tu debba dimenticare, Violette, andare avanti senza più cercare di sapere come, chi e perché. Il passato non è fertile quanto il concime che metto sulla terra, somiglia tutt’al più alla calce viva, un veleno che brucia i germogli. Sì, Violette, il passato è il veleno del presente. Rivangare vuol dire un po’ morire”.

Libro: Cambiare l’acqua ai fiori
Autrice: Valérie Perrin, 2018
Titolo originale: Changer l’eau des fleurs
Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
Edizione: Edizioni e/o, 2019

Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: Violette works as a cemetery keeper in a little town in Bourgogne. She is a compassionate woman who knows the names and the stories of all the people buried there. She is always ready to comfort mourning visitors with a few words or a cup of coffee. Life hasn’t been gentle to her: she experienced loss and grief, and was abandoned years ago by her husband who vanished into thin air. When a man comes to the cemetery with a strange request she confronts with her past again, finding her way back to life. 

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