
Prima di Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Grey, e di certo meno conosciuti e celebrati, c’erano i regni fantastici di Glass Town, Angria e Gondal, frutto della fervida immaginazione infantile di Charlotte, Branwell, Emily e Anne Brontë. Dodici soldatini di legno ricevuti in dono dal padre diventano I Dodici, un esercito di conquistatori e fondatori prima della mitica Glass Town, poi del più esteso regno di Angria. Della saga di Angria, opera giovanile di Charlotte e Branwell, ci resta una una raccolta frammentaria di poesie, racconti e articoli di giornale immaginari; ben poco, invece, resta del successivo regno di Gondal, “fondato” da Emily e Anne nel 1831 (quando Anne ha solo 11 anni, Emily 13) in un moto di ribellione nei confronti dei fratelli maggiori.
È interessante la scelta della fumettista Isabel Greenberg, a 31 anni già vincitrice di vari premi e alla terza graphic novel, di basare il suo Glass Town sul regno immaginario inventato dai Brontë: l’obiettivo è quello di esplorare l’ossessione dei quattro fratelli nei confronti dei mondi paralleli da loro inventati, e dimostrare quanto l’abilità di fondere realtà e fantasia possa essere al tempo stesso positiva e negativa. Il mezzo di questa ricerca è un racconto che unisce la biografia dei Brontë a un adattamento molto libero della storia: i personaggi vengono mantenuti ma gli avvenimenti ampiamente rivisitati. Greenberg spiega che tra i motivi di questa libertà ci sono la frammentarietà di questi scritti, mai pensati per essere pubblicati, e la necessità di contestualizzare alcuni echi della propaganda coloniale che non possono che essere forti in quella che è in sostanza una storia di conquista e di fondazione di nuovi regni alle spese di popolazioni preesistenti: vissuti nella prima metà dell’Ottocento, quando l’impero britannico era al suo apice, i Brontë erano inevitabilmente figli della loro epoca.
Nella cornice della storia Charlotte, rimasta sola dopo la morte dei suoi tre fratelli, riceve una visita da uno dei personaggi principali di Glass Town, Charles Wellesley. Il padre di Charles, il duca di Wellington, è uno dei principali artefici della vittoria dei Dodici sul regno degli Ashantee, antico popolo del territorio di Angria. Fratelli di Charles sono il crudele Arthur Wellesley, che si fa chiamare Zamorna, e Quashia Quamina, allevato dai Wellesley come un gentiluomo inglese ma in realtà principe degli oppressi Ashantee, che medita fuga e vendetta. Charles è frutto della fantasia di Charlotte ma è anche il suo legame più forte con il regno di Glass Town, un mondo che ha segnato la sua infanzia e il rapporto con i suoi fratelli e continua ad insinuarsi nella sua vita reale, oltrepassando confini sempre più labili. Il mito di Glass Town e la realtà di Haworth (il villaggio dello Yorkshire in cui i Brontë trascorsero l’infanzia) si alternano nelle pagine, distinti dall’uso dei colori: brillanti per il primo, più scuri e opachi per la seconda, difficile e costellata di lutti.
Charlotte è a un bivio importante e Charles deve aiutarla a scegliere la giusta direzione: rinunciare ad una realtà spesso infelice e tornare a Glass Town per rimanerci, o rompere definitivamente il legame con questa dimensione fantastica. La seconda alternativa sembra più saggia, ma se Charlotte dovesse sceglierla cosa accadrà a Charles Wellesley? Che ne sarà di Glass Town? E dei giochi infantili con Branwell, Emily e Anne?
But I won’t really die. You’ve made me immortal, Miss Brontë, with your words.
Libro: Glass Town: The Imaginary World of the Brontës
Autrice: Isabel Greenberg
Edizione: Jonathan Cape, 2020
Foto: Maria Lomunno Judd
Briefly in English: cartoonist Isabel Greenberg’s third graphic novel “Glass Town“ is based on the Brontë siblings’ juvenilia – two bodies of works comprised of fragments of poems and short stories set in the imaginary lands of Angria, Gondal and the city of Glass Town. Blending elements of the young Brontës’ biography with a free adaptation of their work, Greenberg brings the realm of Angria to life and explores the power and extent of the four siblings’ incredibly fervid imagination: a welcome escape for a life of constraints and constant grief, but also a force that prevails on reality with unpredictable effects.
