“Dappertutto è la felicità”, amore e lotta nelle lettere di Rosa Luxemburg

A colpire è la schiettezza, la semplicità con cui chi scrive delinea pensieri politici e sentimenti. Non usa costruzioni ardite Rosa Luxemburg nelle lettere che indirizza a compagni di vita o di lotta. Il suo stile è lineare e chiaro, va dritto al cuore delle cose. Il volume Dappertutto è la felicità raccoglie alcune lettere scritte dalla rivoluzionaria polacca in un lungo arco di tempo: dal 1895 al 1919. L’ultima missiva data 11 gennaio: pochi giorni dopo Luxemburg sarebbe stata uccisa insieme a Karl Liebknecht a Berlino nella repressione della rivolta spartachista.

Vicende storiche e personali si sovrappongono continuamente nella selezione proposta da L’orma editore. Cambiano i destinatari – dal compagno Leo Jogiches all’amica Clara Zetkin – ma restano invariate l’onestà intellettuale di Luxemburg e la sua totale adesione alla vita. L’amore per ogni forma dell’esistenza la sostiene anche in carcere e le fa accettare la momentanea stasi con profonda consapevolezza: “Vedi di restare un essere umano” – scrive durante la prigionia all’amica Mathilde Wurm. “Essere umani è la cosa più importante. E significa: essere saldi, lucidi e allegri, sì, allegri nonostante tutto e tutti, perché lamentarsi è il mestiere del debole. Essere umani significa gettare con gioia la propria vita sulla grande bilancia del destino, se i tempi lo richiedono, ma anche sapersi rallegrare di ogni giorno di sole e di ogni splendida nuvola”. 

È quello che Luxemburg riesce a fare naturalmente: le piccole gioie quotidiane, dal canto delle amate cinciallegre alla risata di una bambina che risuona in lontananza, le danno forza e slancio per accettare le restrizioni del presente e pianificare le battaglie future. “Sono sempre all’erta e appena se ne presenterà l’occasione voglio buttarmi di nuovo con tutte e dieci le dita sul pianoforte del mondo per farlo risuonare come un tuono” – scrive sempre dal carcere all’amica Luise Kautsky. “Adesso, però, non per colpa mia, ma per costrizione esterna, sono in «vacanza» dalla storia mondiale, e allora me la rido a più non posso e sono felice che le cose vadano benissimo anche senza di me, forte della convinzione che si concluderanno nel migliore dei modi. La Storia sa sempre dove andare, anche quando pare che si sia infilata in un vicolo cieco senza speranza”. 

La capacità di vivere pienamente non la salva, però, da una specie di nostalgia, dalla sensazione che qualcosa, nonostante tutto, continui a sfuggire. Sono i momenti in cui Luxemburg si abbandona ai ricordi d’infanzia e rievoca gli insostituibili attimi di quiete vissuti molti anni prima nel cortile di famiglia: “All’epoca credevo fermamente che la «vita», la «vera» vita fosse in qualche posto lontano, laggiù oltre i tetti delle case” – racconta. “Da allora, di viaggio in viaggio, non ho smesso di inseguirla, ma continua a nascondersi sempre oltre qualche altro tetto. E se alla fine fosse stato tutto solo un gioco crudele ai miei danni e la vita vera se ne fosse rimasta proprio là nel cortile?” Così si chiude una delle lettere più intime: una riflessione sul senso profondo dell’esistenza, sul bisogno umano di coglierlo e sulla paura di non riuscire a farlo. 

Dappertutto è la felicità, se ne può trovare e raccogliere un po’ a ogni angolo della strada, e di continuo ci viene ricordato che la vita è bella e ricca.

Libro: Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate
Autrice: Rosa Luxemburg, 1895-1919
Edizione: L’orma editore, 2019
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: A passionate and resolute woman always ready to fight for her political ideals. That is the portrait of the Polish revolutionary Rosa Luxemburg as it’s revealed in the letters she wrote to lovers and friends over several years. Some of them are included in the little book “Dappertutto è la felicità” published by L’orma editore. Luxemburg wrote the last missive just a few days before she was killed alongside Karl Liebknecht during the repression of the Spartacist uprising in Berlin. The style of her epistolary is always clear and effective: she chooses simple words to describe her feelings and political views. She feels love and gratitude for the little joys provided by life and nature; even during her long stay in prison she shows no anger or complaint: she finds consolation and strength in the birds singing or a little girl laughing in the distance. Nevertheless the real meaning of life seems to remain inaccessible: in one of her most intimate letters, Luxemburg reveals her continuous – and vain – pursuit of “real life”.

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