Le confessioni di una giovane tedesca alla ricerca di identità e redenzione

Un monologo dissacrante, onesto, amaro e divertente sul concetto di identità, sulla difficoltà di scoprirla e di accettarla. Si ha la conferma, leggendo “Un cazzo ebreo”, di come la distinzione fra l’individuale e il collettivo non sia mai netta e che ugualmente illusoria sia la possibilità di lasciarsi il passato alle spalle senza sentirne costantemente il peso.

La voce di questa lunga confessione è quella di una giovane tedesca; il destinatario è il dottor Seligman, un medico ebreo che sta visitando la ragazza nel suo studio londinese. Il flusso di coscienza trasporta il lettore fra riflessioni esistenziali, rivelazioni sconcertanti e un sarcasmo che a tratti sfiora i limiti dell’accettabile, senza però superarli mai e conferendo al monologo profondità e autenticità.

Della protagonista sappiamo che ha lasciato la Germania per Londra, nel tentativo di fuggire da una famiglia opprimente e anaffettiva ma anche da una Paese che non sa cosa sia il piacere, tanto da non avere una parola per definirlo, e che soprattutto non è ancora riuscito a fare i conti col proprio orribile passato. L’Olocausto continua a incombere sulla vita dei tedeschi perché questi non sono mai stati in grado di elaborarne il lutto. Tale è per le nuove generazioni la necessità di mostrarsi “denazificate”, che il contatto con la realtà si è fatto debole, filtrato dallo schermo della memoria e dai monumenti ai crimini commessi sparsi per il Paese. Una delle conseguenze è che ai loro occhi gli ebrei finiscono per perdere ancora una volta la loro umanità: sono i volti disperati e rassegnati, i cadaveri delle foto grigie dell’epoca; oppure sono creature magiche, dotate di un’intelligenza superiore e biografie notevoli, figure nate dalla volontà disperata di mostrare rispetto per ricevere, in cambio, redenzione.

Nonostante il tentativo di distacco dalle proprie origini, la protagonista non può liberarsi dal senso di colpa perenne e dalla percezione di non avere nessun controllo sulla propria storia personale. Al contrario, è ossessionata da Hitler (la prima confessione che fa al dottor Seligman è che ha sognato di essere il dittatore nazista) e la scelta di rivolgersi a un medico ebreo – la scopo della visita viene rivelato nella seconda metà del libro – non è affatto casuale. È un tentativo di rinascita e di liberazione; è la ricerca di un’identità non rigida ma aperta al cambiamento, in cui sentirsi finalmente in pace, totalmente sé stessi.

“Un cazzo ebreo” è il romanzo di esordio della scrittrice tedesca Katharina Volckmer, che vive e lavora a Londra e ha scelto di scrivere questo libro in inglese piuttosto che nella sua lingua madre, confessando che scrivere in una seconda lingua l’ha aiutata a prendere le distanze dall’argomento trattato e a esprimersi con sincerità. È interessante notare che il titolo dell’edizione originale, pubblicata nel Regno Unito da Fitzcarraldo, è “The Appointment” – “L’appuntamento” – con il sottotitolo “Or, The Story of a Cock” (il “Jewish Cock” del titolo italiano deriva dall’edizione americana) che non appare in copertina ma solo sul frontespizio, conferendo una sorta di effetto-sorpresa, il primo di tanti che questo monologo regala ai suoi lettori. La Nave di Teseo ha chiarito che “Un cazzo ebreo” è il titolo che l’autrice stessa avrebbe voluto dare al romanzo, ma la scelta delle due edizioni in lingua inglese sembra così riuscita e originale che è un peccato avervi rinunciato. Impossibile non chiedersi se la decisione di optare nell’edizione italiana per un titolo “urlato” sia stata una scelta non tanto linguistica o editoriale, quanto dettata dalla necessità di fare presa sui lettori con la promessa di un po’ di scandalo.

E penso che in un certo senso siamo tutti questa cosa qui: storie di altri. È impossibile essere noi stessi, ho provato per così tanti anni a essere ciò che definiscono “autentico”, ma adesso so che non sono soltanto una, quanto il prodotto di tutte le voci che ho ascoltato e di tutti i colori che ho visto e che ogni cosa che facciamo è causa di sofferenza per qualcun altro.

Libro: Un cazzo ebreo
Autrice: Katharina Volckmer, 2020
Titolo originale: The Appointment
Traduttrice: Chiara Spaziani
Edizione: La Nave di Teseo, 2021
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: In this brilliant, funny and shocking monologue, a young woman from Germany confesses her thoughts and doubts to a doctor in a plush private practice in London. Constantly oscillating between the serious and the mundane, the narrator explores the concepts of identity and shame and opens up about her struggle with her own sexuality and the oddities of her home country, still unable to deal with its past.

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