
Ogni piccolo traguardo è una conquista, un obiettivo raggiunto con fatica. Nulla è scontato, nulla è regalato nel mondo in cui si muove Gaia, fatto di alloggi strappati con caparbietà al degrado e case popolari ottenute con testardaggine e qualche espediente. La protagonista del romanzo di Giulia Caminito è un’adolescente perennemente in lotta con sé stessa e con gli altri: la famiglia, la scuola, le amicizie sono campi di battaglia, terreni su cui muoversi con circospezione; non si abbassa mai la guardia perché il colpo può arrivare da qualunque direzione, in qualunque momento. Questa è la dura lezione della madre, Antonia, che guida la famiglia con determinazione ferrea: recupera, gestisce, dirige senza ammettere cedimenti, senza concedersi e concedere debolezze. Davanti alle ingiustizie si rimane in piedi, si combatte, a volte si vince; ma è una vittoria che ha sempre un retrogusto amaro, sa di risarcimento, di tardiva rivalsa.
In fuga dall’oppressione della città, Antonia porta la famiglia ad Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano. È lì che Gaia cresce e diventa donna in un tempo che non le appartiene: i simboli di una generazione – telefilm, telefonini, scarpe firmate – marcano la sua esclusione, il suo vivere ai margini, osservatrice del benessere degli altri. È una condizione dalla quale è impossibile affrancarsi: ogni mano tesa, ogni tentativo esterno di rompere il muro dell’isolamento viene respinto o riconosciuto quando ormai è tardi, quando l’occasione si è trasformata in rimpianto. Anche lo studio, affrontato come sfida suprema, come unica possibilità di riscatto, si rivela un’illusione.
La scrittura di Caminito procede implacabile nel racconto dell’immobilità: nulla cambia davvero, il presente ristagna, il futuro è torbido, imperscrutabile come l’acqua del lago. In questa dolorosa ammissione di impotenza, la rabbia diventa violenza, impulso che brama distruzione e autodistruzione. Eppure, nelle ultime pagine, si insinua il dubbio che non tutto sia perduto, che qualcosa sia sopravvissuto alla furia. È possibile, forse, rimettere in ordine i ricordi e gli errori, ripercorrerli per guadagnare una nuova consapevolezza, per arrivare infine a trovare il proprio posto, nonostante le privazioni, nonostante il dolore.
Penso che siamo materiali di scarto, carte inutili in un gioco complicato, biglie scheggiate che non rotolano più: siamo rimasti immobili a terra, come mio padre, caduto da una impalcatura inadeguata, in un cantiere illegale, senza contratto e senza assicurazione e da laggiù, dal punto in cui siamo precipitati, vediamo gli altri mettersi al collo collane di gemme.
Libro: L’acqua del lago non è mai dolce
Autrice: Giulia Caminito
Edizione: Bompiani, 2021
Foto: Gianvito Rutigliano
Briefly in English: Gaia lives with her family in a council house in Anguillara Sabazia, a little town on the lake Bracciano, not far from Rome. Since childhood, she has struggled to obtain anything. Her strict and tenacious mother has raised her children allowing them no vices or weaknesses: they have to study and work hard to escape a life of hardship. Her mother’s tough lesson makes it impossibile for her to trust other people and to really open up to them: Gaia feels isolated, excluded from the wealth in which her peers live. Her powerlessness fuels her anger and triggers destructive and self-destructive impulses. Yet, in the final pages, the reader has the feeling that all is not lost: maybe it is possible to go back to memories and mistakes, to gain a new awareness and finally find one’s place, despite the privations and the pain.
