“Sembrava bellezza”, le ragazze imperfette di Teresa Ciabatti

L’adolescenza come condizione eterna, come tempo da cui non si fugge, che torna in qualsiasi presente a esigere un pagamento, a chiedere espiazione. La protagonista-voce narrante di Sembrava bellezza resta impigliata in quella tela: anche ora, che ha quarantasette anni, una figlia che la respinge e una carriera (forse già in declino) come scrittrice, la parte adulta è residuale. I ricordi, i desideri, gli incubi, le ossessioni sono legati a quegli anni di passaggio, quando il corpo cambia e la mente vacilla, quando l’identità si forma e l’io si macera nel confronto con la perfezione altrui: sono sempre gli altri i belli, i ricchi, i sorridenti con una vita facile davanti. Alla protagonista spetta la contemplazione di un corpo asimmetrico, l’esclusione dalla bolla in cui si muovono gli esseri compiuti.

Da lì, da quella stagione mai metabolizzata, trent’anni dopo spunta Federica: amica ritrovata, amata, odiata, invidiata, tenuta a distanza. Con lei tornano il dolore e la violenza delle pulsioni rimosse, affiorano gli incubi che agitano la coscienza, avvelenata dal senso di rivalsa, dalla voglia di vendetta. Con lei torna la sorella, Livia: inafferrabile sogno di perfezione per le coetanee, prima che un incidente fermasse il tempo, cristallizzasse la donna nel corpo e nella mente di un’adolescente. È lei lo specchio che non perdona, la superficie che restituisce l’immagine della protagonista, di tutte le “ragazze infette”, inadeguate, scheggiate, inevitabilmente segnate dalla “prossimità al danno”. Ed è sempre lei che apre la strada, forse, per la presa di coscienza, per la consapevolezza che rimette in ordine, che fa rimpicciolire il passato.

“Non sono una persona attendibile”, dichiara quasi subito la protagonista, come per prendere le distanze dal proprio racconto, per insinuare il dubbio nei lettori/spettatori che aspettano la ricomposizione della storia. Ma fermarsi è impossibile, impensabile prendere le distanze: si viene travolti dalla scrittura che procede a scatti nervosi, si ferma, torna indietro, coinvolge il lettore, cerca un testimone, forse un complice. “Questa è una storia di scomparsi, di giovinezze spezzate – in un modo e in un altro. E in queste giovinezze rientriamo tutti” dirà alla fine la voce, concedendosi un moto di tenerezza per lo smarrimento di allora e di adesso, una dichiarazione se non di perdono almeno di indulgenza per quel che eravamo, per quel che siamo.

Ragazze infette, ecco cosa siamo state, Federica.
La nostra prossimità al danno. Le immagini di movimenti a vuoto, perdita di equilibrio, cadute, smarrimenti – dove mi trovo? –, persone e oggetti perduti per sempre: come si chiama lui? Come si chiama lei? Ed eravamo noi.

Libro: Sembrava bellezza
Autrice: Teresa Ciabatti
Edizione: Mondadori, 2021
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: The protagonist of “Sembrava Bellezza” by Teresa Ciabatti is a middle-aged woman who has never overcome the obsessions of adolescence. At the time she felt rejected by her wealthy and seemingly perfect classmates and she has resented them ever since, seeking revenge. She gets to face her past when she meets up with her old friend Federica and her sister Livia, once a beautiful and envied girl, now a woman trapped in her teenage self due to an accident. This encounter will be pivotal: it will bring back old fears and guilty feelings, and it will allow the protagonist to accept, if not forgive, hers and others’ weaknesses.

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