
In attesa della finale dell’8 luglio, ecco la cinquina dei finalisti.
Due vite, di Emanuele Trevi. Con una prosa semplice ed elegante, in un racconto che oscilla tra l’autobiografia e le digressioni letterarie ed esistenziali, Trevi riporta alla nostra memoria Rocco Carbone e Pia Pera che, pur descritti nei dettagli del quotidiano, assumono l’intensità e l’universalità tipiche dei grandi personaggi letterari. Due vite è un libro sull’amicizia: un legame sfidato dalle contraddizioni individuali, nutrito da passioni condivise, che la scrittura rende resistente al tempo e alla morte.
Il pane perduto, di Edith Bruck. Bruck racconta la storia della sua famiglia, dalla deportazione sotto il regime nazista alla liberazione e alla difficoltà di reinserirsi nel mondo. Il pane perduto colpisce per la quantità di avvenimenti e riflessioni che la scrittrice ungherese riesce a condensare in poche pagine. La sua prosa non lascia spazio ai sentimentalismi e ha proprio per questo un impatto emotivo straordinario sul lettore.
Borgo Sud, di Donatella Di Pietrantonio. Di Pietrantonio ci immerge ancora una volta nelle atmosfere del borgo e nei legami familiari svelandone la duplice natura: da un lato salvezza/porto in cui si torna, dall’altro condanna/prigione da cui non si riesce a fuggire. Parole dense, essenziali, per restituire l’essenza del legame tra due sorelle: affetto ostinato e inquieto, attaccamento morboso, necessario.
L’acqua del lago non è mai dolce, di Giulia Caminito. La protagonista del romanzo, Gaia, è un’adolescente in lotta con sé stessa e con gli altri. Cresciuta in un mondo fatto di di alloggi strappati al degrado e case popolari, vive ai margini, perennemente esclusa, osservatrice del benessere degli altri. La scrittura di Caminito procede implacabile nel racconto dell’immobilità: il presente ristagna, il futuro è torbido, imperscrutabile come l’acqua del lago. In questa dolorosa ammissione di impotenza, la rabbia diventa violenza, impulso che brama distruzione e autodistruzione.
Il libro delle case, di Andrea Bajani. Bajani racconta la vita di un uomo descrivendo i luoghi in cui ha vissuto, le case in cui è stato di passaggio in diverse fasi della sua vita e in cui inevitabilmente la sua storia ha impresso delle tracce. Il libro delle case è un romanzo che non si legge tanto per le vicende raccontate quanto per l’originalità della struttura, la particolarità di un linguaggio in cui convivono toni diversi, e una storia in cui l’anonimità dei personaggi ne fa figure universali.
Il Premio Strega Giovani è stato assegnato a Il pane perduto, di Edith Bruck.
