La scrittura di Dostoevskij secondo Paolo Nori: una ferita che “sanguina ancora” e brucia di vita

C’è scritto “romanzo” sulla copertina di Sanguina ancora di Paolo Nori, nonostante si tratti di un libro che palpita di vita vera. Nori alterna episodi della straordinaria biografia di Fëdor Michajlovič Dostoevskij a frammenti del suo quotidiano di studioso, traduttore, appassionato di letteratura russa, e lo fa con uno stile leggero e l’umorismo gioioso di chi vuole trasmettere un sentimento viscerale per uno scrittore da cui in troppi si sentono intimiditi.

Leggere Dostoevskij, in effetti, è difficile. Non perché alcuni dei suoi romanzi siano troppo lunghi o zeppi di erudizione, ma perché tutto ciò che ha scritto trabocca di umanità. I suoi personaggi possono provocare simpatia o repulsione, ma in tutti troviamo qualcosa di noi. Scopriamo che i loro dilemmi, vecchi di quasi trecento anni, sono simili ai nostri, così come i loro impulsi e le loro reazioni. Il rischio non è di annoiarsi, ma di restare feriti. Come accade a Nori, quando a quindici anni legge per la prima volta Delitto e castigo e la sua ferita, appunto, sanguina ancora.

C’è un altro livello di vita che impregna le opere di Dostoevskij e di cui Nori parla nel suo libro. Per farlo, lo scrittore riporta la teoria di Bachtin secondo cui una delle caratteristiche principali dei romanzi di Dostoevskij è la polivocità, ossia la capacità di ogni singolo personaggio di parlare con la propria voce, di esprimersi riflettendo un carattere e degli stati d’animo che gli sono propri, e il risultato è un romanzo che è un coro di voci, una lingua ben diversa dalla versione corretta ed erudita della cultura ufficiale e grammaticalmente accettabile: “Questa è la lingua romanzesca. Questa è la lingua di Dostoevskij, che non è nemmeno sua, è la lingua delle fiere, dei saltimbanchi, degli ubriachi, dei bottegai, dei mercati, del mondo”. La lingua della vita.

Sanguina ancora è anche una riflessione interessante sull’ambiente letterario russo del tempo, a partire dalla cometa rappresentata da Pušhkin, che muore giovanissimo ma resta un punto di riferimento per gli scrittori dell’Ottocento ed è il metro di giudizio della validità delle loro opere (Pušhkin è anche, a tutti gli effetti, il padre della letteratura russa: prima di lui e fino a tutto il Settecento, la lingua della cultura in Russia era il francese, e qualsiasi tentativo di scrivere un romanzo nient’altro che un calco dei capolavori scritti in quella lingua). In un ambiente culturale in fermento, Dostoevskij decide di non risparmiarsi e di esporsi il più possibile: diventa famoso con il romanzo Povera gente, cade in disgrazia, viene arrestato e condannato a morte, graziato a pochi minuti dall’esecuzione della sentenza. Al ritorno dalla detenzione in Siberia è ancora pronto a giocarsi tutto, anche letteralmente: giocatore d’azzardo incallito, proprio come il protagonista di uno dei suoi romanzi più famosi, è perennemente indebitato. Dopo l’esilio scrive i suoi capolavori: L’idiota, I demoni, I fratelli Karamazov. La malattia lo coglie negli anni più sereni della sua vita; muore nel 1881.

A chi ha letto Dostoevskij o già conosce la letteratura russa Sanguina ancora non insegna niente di nuovo, e forse elargire nozioni non è affatto l’obiettivo di questo romanzo: è una testimonianza del potere della letteratura di dialogare attraverso i secoli, di ferirci e farci sentire in vita, di essere uno specchio in cui abbiamo paura di guardarci.

C’è un passo in cui Viktor Šklovskij dice che in Anna Karenina ci sono cose forse più vere di quelle che si trovano nei dizionari e nelle enciclopedie.
Credo che lo stesso discorso valga per i grandi romanzi di Dostoevskij: lì c’è una verità che è alla portata di tutti perché con quei romanzi Dostoevskij non ci ha svelato un mistero, non ha decifrato chissà quale enigma di chissà quale sfinge: Dostoevskij ha fatto quel che fanno gli artisti, ha reso visibile il visibile.
Ha preso l’imballaggio che avvolge le nostre giornate, i nostri gesti quotidiani, e ha tolto le nostre giornate, i nostri gesti quotidiani, dall’imballaggio che le avvolgeva, e noi, adesso, li vediamo. Vediamo le nostre giornate. Vediamo i nostri gesti quotidiani.

Libro: Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij
Autore: Paolo Nori
Edizione: Mondadori, 2021
Foto: Maria Lomunno Judd

Briefly in English: In “Sanguina ancora” (Still Bleeding) by Paolo Nori, episodes from the extraordinary life of Dostoevsky are intertwined with Nori’s own memories and ideas. A scholar and translator of Russian literature, the writer conveys his passion for Dostoevsky’s novels and his admiration for a man who lived his life to the fullest and whose most famous work, “Crime and Punishment”, opened in Nori’s soul a wound that after many years hasn’t stopped bleeding.

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