
In attesa della finale del 4 settembre, ecco la cinquina dei finalisti al Premio Campiello 2021:
Il libro delle case, di Andrea Bajani. Bajani racconta la vita di un uomo descrivendo i luoghi in cui ha vissuto, le case in cui è stato di passaggio in diverse fasi della sua vita e in cui inevitabilmente la sua storia ha impresso delle tracce. Il libro delle case è un romanzo che non si legge tanto per le vicende raccontate quanto per l’originalità della struttura, la particolarità di un linguaggio in cui convivono toni diversi, e una storia in cui l’anonimia dei personaggi ne fa figure universali.
L’acqua del lago non è mai dolce, di Giulia Caminito. La protagonista del romanzo, Gaia, è un’adolescente in lotta con sé stessa e con gli altri. Cresciuta in un mondo fatto di alloggi strappati al degrado e case popolari, vive ai margini, perennemente esclusa, osservatrice del benessere degli altri. La scrittura di Caminito procede implacabile nel racconto dell’immobilità: il presente ristagna, il futuro è torbido, imperscrutabile come l’acqua del lago. In questa dolorosa ammissione di impotenza, la rabbia diventa violenza, impulso che brama distruzione e autodistruzione.
Se l’acqua ride, di Paolo Malaguti. Ganbeto diventa grande navigando su fiumi e canali della Pianura Padana a bordo della “Teresina”, il burcio di nonno Caronte. Durante l’estate del 1966 scopre la libertà e la fatica di un mestiere, quello del barcaro, che scivola verso il passato: la modernità incalza, veloce e inesorabile, lasciando indietro chi non si adegua. Malaguti coglie questo drammatico momento di passaggio e lo racconta con delicatezza attraverso lo sguardo del protagonista. Le parole del dialetto, che rendono a volte aspra la lettura, disegnano con efficacia il vecchio mondo che se ne va.
Sanguina ancora, di Paolo Nori. Fëdor Michajlovič Dostoevskij ci costringe a guardare negli abissi dell’animo umano per scoprire, con sgomento, che nelle ombre dei suoi personaggi ci specchiamo e ci riconosciamo. La sua scrittura è una ferita che brucia a distanza di secoli: partendo da questa consapevolezza, Nori rende un appassionato omaggio all’autore russo, raccontandone con ironia aneddoti d’arte e di vita.
La felicità degli altri, di Carmen Pellegrino. La protagonista Cloe racconta in prima persona il suo lento e non definitivo processo di elaborazione – dagli anni dell’infanzia – di più di un lutto emotivo. Lo stile involuto e atificiosamente alto di Pellegrino – che indugia in citazioni letterarie e storiche non sempre utili alla trama – stride con un racconto di vita doloroso e amaro e con l’inquietudine di una serie di personaggi, in primisi Cloe, insicura e disperatamente bisognosa d’amore, che sembrano non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo.
Il Premio Campiello Opera Prima è stato assegnato a Dieci storie quasi vere di Daniela Gambaro.
