“La figlia unica”: gli infiniti volti della maternità

Volendo descrivere questo libro con una sola frase, si potrebbe dire che La figlia unica di Guadalupe Nettel è un inno alla vita. Intrecciando tre storie piene di dolore umano, Nettel celebra quel flusso incontenibile del vivere che le persone testardamente cercano di limitare e orientare e da cui inevitabilmente restano travolte e trasformate in esseri più consapevoli, più saggi.

Le protagoniste Laura e Alina si conoscono da studentesse in Francia e, tornate entrambe in Messico, restano amiche per la vita. Una convinzione su tutte le lega: il rifiuto della maternità, un pesante e inaccettabile limite alla loro libertà. Ma se Laura va fino in fondo a questa decisione facendosi legare le tube e sacrificando una relazione altrimenti felice, Alina cambia idea e resta incinta di una bambina, che decide di chiamare Inés. Pur faticando all’inizio ad accettare questo cambiamento nella vita dell’amica, Laura condivide la gioia di Alina e le sta vicino durante la gravidanza. Al settimo mese però, un esame rivela che il cervello di Inés non si è sviluppato del tutto e che la bambina quasi sicuramente morirà subito dopo il parto. Con l’aiuto dei medici e di una tanatologa, Alina e il compagno Aurelio iniziano un percorso di comprensione e accettazione del fatto che dovranno accogliere la loro figlia nel mondo e immediatamente perderla. Nel frattempo, Laura è alle prese con Nicolás, il figlio della sua vicina: un bambino costantemente arrabbiato, che urla contro una madre impotente e sbatte la testa contro il muro perché si sente prigioniero della propria mente. L’intervento di Laura ovviamente non risolve i problemi di Nicolás e di sua madre, ma fornisce loro un sostegno e un’apertura verso il mondo esterno che si rivelerà per entrambi vitale.

Alla nascita di Inés le cose non vanno esattamente come i medici avevano previsto: la bambina sembra lottare per restare in vita. Alina prova sentimenti contrastanti: si era preparata alla morte della sua bambina, e quello che invece deve accettare è che la bambina vivrà, non si sa in che stato, non si sa per quanto. Alina non può che vivere giorno per giorno, senza porsi domande sul futuro e con lo sguardo fisso sul presente. Anche Inés, così come Nicolás, risveglia in Laura sentimenti che non credeva di avere. Non il desiderio di maternità, ma un senso di completezza dato dalla capacità di lasciarsi coinvolgere nelle vite di chi le sta vicino; la gioia di accompagnare altri esseri umani nei loro accidentati percorsi di vita e lasciarsi accompagnare da loro nel proprio.

La figlia unica è di certo un libro sulla maternità e ragiona sulle diverse forme che questa può assumere. Laura è costante nel suo rifiuto di diventare madre, e sarebbe stato deleterio il contrario: il romanzo sarebbe stato un’altra celebrazione più o meno celata del destino biologico delle donne e della sua imprescindibilità. Allo stesso tempo, Laura si accorge che la sua decisione non la esclude dalla maternità delle altre e che il suo non essere madre le affida un ruolo diverso e non meno importante nella crescita dei bambini con cui entra in contatto.

Nettel sembra riproporre una visione ancestrale della maternità e della famiglia, in cui la crescita dei figli è un dovere della comunità che sta loro intorno, ma anche una visione diversa della vita, in cui i ruoli sono fluidi e per questo meno gravosi e in cui interessi collettivi e individuali coincidono. In una società di questo tipo, basata sui rapporti umani e sulla condivisione dei fardelli, nessuno resta indietro: la disperazione si gestisce collettivamente, la speranza si trova e si abbraccia insieme.

Alina ha allontanato Inés dal seno e me l’ha messa in braccio, pur sapendo quanto mi senta a disagio con i bambini. È stato come se mi dicesse: eccola, e anche se sei piena di resistenze, farà parte della tua vita. L’ho accolta come potevo, cercando di reggerle la testa. Tenerla in braccio mi ha dato una sensazione tiepida e spugnosa, come di un pane appena sfornato che si trasporta con attenzione. Aveva le ciglia lunghe e ben delineate, la bocca arricciata a trombetta come sua madre. Le assomigliava molto e forse è per quello che ho sentito di volerle bene.

Libro: La figlia unica
Autrice: Guadalupe Nettel
Traduttrice: Federica Niola
Edizione: La Nuova Frontiera, 2020
Foto: Maria Lomunno Judd

Briefly in English: In “La figlia unica” Guadalupe Nettel explores a choice most people have to deal with in their lives – whether to become parents or not – with great insight into the complexities and the contradictory feelings that surround this topic. Nettel seems to propose an alternative view of the social roles: one that rejects the necessity of traditional family structure, promotes solidarity, and accepts that motherhood comes in many different forms. Fitzcarraldo will publish this novel in English with the title “Still Born” in April 2022.

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