Chimamanda Ngozi Adichie, Javier Cercas, Valérie Perrin: al Salone del libro la cultura riparte dopo la pandemia

Due giorni al Salone del libro di Torino, tra incontri con gli autori e padiglioni brulicanti di libri e persone. C’è un’atmosfera diversa in questa edizione che torna in presenza dopo la pausa della pandemia: c’è la consapevolezza di una ricchezza ritrovata, c’è l’euforico sollievo di poter camminare di nuovo tra gli stand, scoprendo nuovi libri e riconoscendo quelli che abbiamo amato. 

A inaugurare il Salone, con una lectio magistralis dedicata al mondo post-pandemia, la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: “Dobbiamo avere un atteggiamento più collettivo – dice l’autrice – abbiamo imparato che siamo tutti collegati. La pandemia ci ha mostrato quanto siamo fragili e quanto abbiamo bisogno degli altri”. Fondamentale sarà il ruolo della letteratura: “L’unica mia religione, l’unico vero amore della mia vita. Sogno un mondo in cui le persone e i cittadini leggano, perché saranno più coinvolti nella vita civile e distingueranno le notizie vere da quelle false”. Il pensiero dell’autrice va poi agli uomini, che “generalmente non leggono i libri scritti dalle donne: pensano che appartengano a un universo diverso, l’universo femminile. Il maschile, invece, viene visto come universale, come neutro. Spero che in futuro questo cambi: se gli uomini leggessero storie scritte dalle donne, acquisirebbero familiarità con la loro interiorità, con le loro esperienze. Nel tempo, questo potrebbe far diminuire la violenza contro le donne: è più difficile essere violenti con qualcuno che riconosciamo come essere umano e consideriamo nostro pari”. L’invito, per il futuro, è a lasciarsi sorprendere, ad aprirsi alla possibilità di nuove connessioni, di nuovi collegamenti: “Credo nei sogni e nella capacità di ridisegnare il mondo. Possiamo sognare perché non sappiamo cosa ci riserverà la vita domani, la pandemia ci ha mostrato questa incertezza”. 

Tra i momenti clou del Salone, l’incontro con Valérie Perrin, che presenta il suo Tre. Reduce dal successo di Cambiare l’acqua ai fiori, la scrittrice francese si sofferma sui temi ricorrenti nelle sue opere: “Uno di questi è l’abbandono. Sono colpita dalle persone che hanno delle fratture profonde, che crescono come possono, malgrado il loro passato”. “I miei romanzi sono cinematografici – spiega, ricordando il suo lavoro da sceneggiatrice – quando scrivo penso alle scene, ne sono consapevole. Il momento più importante del mio ultimo libro, per esempio, è di fatto una scena cinematografica”. Tre, secondo Perrin, “è un libro sull’amicizia, così simile all’amore, è un libro sulle nostre vite e soprattutto sulle promesse: quelle che manteniamo, quelle che non possiamo mantenere, quelle che facciamo a noi stessi e agli altri”. Rispondendo alle domande del pubblico, Perrin ha confermato che il suo best seller Cambiare l’acqua ai fiori diventerà una serie tv, con un produttore italiano.

Fra i protagonisti delle prime giornate, lo scrittore spagnolo Javier Cercas, al Salone con Indipendenza, secondo capitolo della saga iniziata con Terra alta. In un brillante italiano, Cercas parla della la propria idea di letteratura: “La letteratura è forma: il lavoro dello scrittore è trovare una forma per la storia che racconta, e attraverso la forma arriva a dire cose che neanche lui sapeva di voler dire”. A proposito dei generi e della classificazione dei suoi libri, spiega: “Non esistono generi maggiori e minori, esistono modi migliori e peggiori di usare i generi. Ci sono persone, tra loro molti critici, che considerano con sufficienza i gialli: è una cosa snob, ridicola. Sono contrario alla pretenziosità – dice – il miglior destino della letteratura è tornare a essere popolare”. Piuttosto, uno scrittore deve saper cambiare, “deve essere coraggioso, deve correre dei rischi. Quando un autore diventa imitatore di sé stesso, è finito”. 

Menzione speciale per un incontro letterario decisamente poco convenzionale: quello con Nino D’Angelo, che al Salone presenta il suo Il poeta che non sa parlare. Intervistato da Teresa Ciabatti, il cantautore napoletano ripercorre la propria vita e la propria carriera, raccontando la povertà, l’impossibilità di studiare (“una grande mancanza – dice – la cultura, la conoscenza, sono fondamentali) e le figure più importanti della sua vita, a partire dal padre, “il mio primo falsario”. Una conversazione divertente ed emozionante, piena di umanità. 

Briefly in English: After the online-only edition in 2020, the Salone Internazionale del Libro, the most important Italian book fair, took place in Turin. Chimamanda Ngozi Adichie opened the event with a lecture reflecting on the world after Covid-19. The Nigerian writer stressed the importance for the people to act in a more collective way: “The pandemic has shown us how connected and fragile we all are”. Among the guests, the French author Valérie Perrin, who presented her latest book “Three”. Her previous book “Fresh Water for Flowers” was a best seller in Italy and is going to be adapted into a tv series. The Spanish writer Javier Cercas presented his book “Independencia”: “I think literature shouldn’t be pretentious – he said – its best destiny is to become popular again”. 

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