“Il primo caffè della giornata”, viaggiare nel tempo per ritrovare la pace

Atmosfera accogliente, personale gentile e discreto, poche regole da seguire per tornare nel passato: sono le caratteristiche della caffetteria in cui lo scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi ambienta le proprie storie. Rispetto ai primi due capitoli della serie, Il primo caffè della giornata si trasferisce da Tokyo alla città di Hakodate, ai piedi dell’omonimo monte, con lo spettacolo della baia che si apre davanti agli occhi dei clienti. Anche in questo locale la magia si ripete: gli avventori possono tornare indietro nel tempo per incontrare qualcuno, a condizione che questi sia stato almeno una volta nella caffetteria, o possono arrischiarsi a viaggiare nel futuro, anche se le probabilità di incontrare la persona desiderata sono molto più basse. Le limitazioni per un simile viaggio non sono di poco conto: si hanno solo pochi minuti a disposizione (bisogna tornare nel presente prima che il caffè si raffreddi) e qualunque cosa si faccia o si dica nel passato, non si può cambiare il presente.

Quest’ultimo impedimento, in fondo, è il fulcro del romanzo, la regola che spinge molti a rinunciare e fa proseguire i più motivati: chi sente di avere un conto in sospeso, chi ha bisogno di rimediare o cercare pace. I diversi capitoli del libro ci portano nelle vite di chi ha perso una persona amata e non riesce ad andare avanti, di chi si strugge nella rabbia o nei rimpianti, di chi indugia finché è troppo tardi. Con una scrittura semplice, delicata, l’autore ci accompagna in un viaggio nei sentimenti: mai esibiti, mai urlati, sempre custoditi con discrezione e compostezza. I personaggi del libro, da Yayoi che incontra i genitori per rinfacciare loro una vita di solitudine, a Reiko che rivede l’amatissima sorella, si trovano a fare i conti con una nuova versione della propria storia. È un’opportunità unica quella che viene loro concessa: un incontro rubato, insperato, un’ultima occasione per dire quello che ancora non è stato detto.  

Tornare nel passato non cambia il presente, dunque, ma cambia chi intraprende il viaggio. Basta una parola, un’espressione, un sussurro della persona che si incontra per capire, per accettare, per tornare a vivere con una nuova consapevolezza. Le opere di Kawaguchi sono un invito gentile a cogliere la bellezza di ogni giorno, ad aprirsi al confronto con l’altro, a sfruttare il tempo, centellinando ogni attimo per viverlo pienamente. Non a caso il leitmotiv di quest’ultimo libro è l’interrogativo ripetuto ai clienti da Sachi, la bambina che serve il caffè speciale: “Se il mondo finisse domani, cosa fareste?”. Una domanda semplice, posta con la massima serietà e concentrazione da una bambina di sette anni, ci porta a confrontarci con le nostre insicurezze e le nostre paure, ci impone di fare una scelta: “L’indecisione è autodistruttiva” – fa notare Sachi – con la sua naturale saggezza, e sembra indicarci così la strada per uscire dal torpore, per concederci, e assaporare, una possibile, timida, felicità. 

Ci sono sentimenti che andrebbero espressi a prescindere dal futuro. Ecco perché Reiji pensò che sarebbe tornato nel passato a incontrare Nanako anche se il mondo fosse finito il giorno dopo.

Libro: Il primo caffè della giornata
Autore: Toshikazu Kawaguchi, 2018
Titolo originale: Omoide Ga Kienai Uchini
Traduttrice: Claudia Marseguerra
Edizione: Garzanti, 2022
Foto: Gianvito Rutigliano

Briefly in English: Toshikazu Kawaguchi takes the readers again to the café that gives its customers the chance to travel back (and forward) in time. While in the previous books the story was set in Tokyo, now the author chooses the port city of Hakodate. The rules one must follow to travel in time have not changed: it’s necessary to sit on a specific chair and drink the coffee before it gets cold. Most importantly, whatever one says or does when back in the past, the present can’t be changed. That doesn’t dishearten the people who decide to take the journey to meet a beloved person for the last time: even though that special and brief conversation won’t change reality, it will change people’s feelings and consciousness, taking them to embrace a new chance of happiness. 

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