“La traversata notturna”: in cammino tra le vie di Torino per dare un senso al passato

La traversata che dà il titolo al romanzo di Andrea Canobbio comincia con una valigia piena di lettere e una pila di agende fitte di appunti. Le lettere sono quelle che i genitori dell’autore si scambiarono all’inizio del loro amore: era il periodo in cui, circondati dalle macerie della guerra, iniziavano a gettare le fondamenta della loro vita insieme ed erano proiettati verso un futuro di progettualità e tranquilla intimità familiare. Le agende, in cui il padre di Canobbio registrava gli avvenimenti del proprio lavoro di ingegnere in tutti i minimi dettagli, contengono spiragli sulla sua vita personale e su quello che è poi il fulcro del romanzo: la depressione che lo ha afflitto per trent’anni e suoi effetti sul resto della famiglia.

La famiglia che Canobbio descrive è l’unica che ha conosciuto: una famiglia triste, fortemente segnata dalla malattia del padre. Ma il racconto di questo periodo della sua storia personale lo porta ad indagare su un passato diverso, gioioso, legato a doppio filo alla città di Torino, che con il suo lavoro di ingegnere il padre aveva contribuito a sviluppare e ricostruire. Torino è un altro personaggio importante in questa storia: è a partire dalla mappa della città e da diversi sopralluoghi sulle aree più rilevanti che Canobbio ricostruisce la storia della sua famiglia, in un esperimento letterario che ricorda Austerlitz di W. G. Sebald nella sua capacità di connettere i luoghi geografici alla storia sia personale che collettiva. Storia, topografia, autobiografia, ma anche etnografia: contemporaneamente all’indagine sulla sua storia familiare, Canobbio si interessa anche agli studi sulla popolazione dogon compiuti da Michel Leiris e Marcel Griaule, in parte per distrarsi da un percorso inevitabilmente doloroso e che è spesso tentato di abbandonare, in parte perché le due ricerche hanno metodi di indagine e risvolti emotivi molto simili.

Canobbio tira le fila del suo racconto magistralmente: l’eterogeneità del materiale e la complessità della struttura narrativa vengono elaborati in un racconto godibile, in cui tutto trova perfetta collocazione. Il “fuori” (l’architettura di Torino, l’Italia del secondo dopoguerra, la mitologia della cultura dogon) e il “dentro” (la storia familiare ma soprattutto la malattia paterna, l’incapacità del figlio di accettarla, la tendenza inconscia a colpevolizzare il padre per la sua sofferenza) si incastrano perfettamente e sembrano appartenersi naturalmente.

La prosa leggera rende facile la traversata, che è ricostruzione di una lunga storia ma anche viaggio di scoperta, comprensione e accettazione: una resa all’amore, nonostante tutto.

Non so quanto di quello che ricordo sia vero, ma è vero il mio ricordare.

Libro: La traversata notturna
Autore: Andrea Canobbio
Edizione: La Nave di Teseo, 2022

Briefly in English: In “La traversata notturna” (The Night Crossing) Andrea Canobbio reconstructs his family’s past using some letters and a pile of notebooks as his starting point, and a map of the city of Torino as his guide. He focuses on his father’s depression and the effects it had on the family over 30 years, whilst also investigating the way his family’s story and Italy’s history during and after the Second World War intertwine, in a literary experiment that recalls W. G. Sebald’s “Austerlitz”.

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