“Mi limitavo ad amare te”, la resistenza dell’umano nel caos della guerra

Cosa facevo io mentre durava la storia?
Mi limitavo ad amare te.

Nel titolo dell’ultimo romanzo di Rosella Postorino, tratto da una poesia dell’autore bosniaco Izet Sarajlić, ci sono già la bellezza e lo strazio che lettori e lettrici incontreranno in ogni pagina. Le vicende dei personaggi, che si dipanano per quasi vent’anni, partono nel 1992 dall’orfanotrofio di Bjelave, nel cuore di una Sarajevo sotto assedio. Per le strade che hanno perso ogni segno dell’antica vivacità, i bambini – come tutti – cercano di sopravvivere schivando le pallottole dei cecchini. Tormentati dalla fame e circondati dal degrado di una città allo sbando, si aggrappano l’uno all’altro in un abbraccio istintivo e disperato. Anche la paura è un lusso che non ci si può permettere, un fantasma da sfidare e ricacciare in cantina.

Non tutti gli ospiti del Bjelave sono orfani, ma tutti hanno sperimentato l’abbandono: lasciati lì da genitori che non riescono a occuparsene, ognuno elabora come può la mancanza, il vuoto che si allarga dentro. In quei corridoi conosciamo Sen e suo fratello Omar, perennemente alla finestra in attesa del ritorno della madre, la silenziosa Nada, lo spavaldo Ivo: tutti diversi eppure tutti simili, uniti in una sospensione forzata. 

Il tempo ricomincia a scorrere quando i bambini vengono trasferiti in Italia: un modo per proteggerli dalla brutalità della guerra, certo, eppure inevitabilmente un’altra ferita, un allontanamento forzato dalle radici, dalla propria terra, dalla propria lingua. La vita di prima più o meno lentamente sbiadisce mentre si cresce in un luogo estraneo e si combatte per rimanere sé stessi, per non venire cancellati. 

Ognuno cerca di salvarsi come può: c’è chi fa di tutto per integrarsi nel nuovo mondo e taglia i ponti col passato, chi si chiude per non lasciarsi raggiungere dall’esterno, chi rifiuta questo sradicamento e culla il proprio dolore, nutrendolo come antidoto alla perdita della memoria, al disfacimento delle proprie origini. Ognuno, in fondo, desidera solo amare o essere amato, ricucire la prima ferita, il primo strappo, il primo abbandono: ognuno è vittima di una nostalgia incolmabile per quello che si è perso o non c’è mai stato. Tutti, in modi differenti, scontano “la maledizione di essere umani, mortali / di avere figli / di essere figli”. 

“Una volta Ivo le aveva detto: Quest’idea che ci hanno inculcato, di dover essere felici, è un castigo. […] Se non pensassimo di dover essere felici a tutti i costi, se non pensassimo che lo scopo è la felicità, aveva detto, come se fossimo nati per realizzarlo, accetteremmo la sofferenza con meno disonore, meno rabbia, con meno bisogno di capire”. 

Se la felicità è una chimera, un concetto indefinibile, la salvezza resta un traguardo raggiungibile. Arriva quando ormai si è persa ogni speranza, assume forme inaspettate, mostra un appiglio quando tutto sembra perduto. Dove si è nascosta per così tanto tempo? – viene da chiedersi. Forse è sempre stata lì, a un passo, sarebbe bastato allungare una mano per raggiungerla: è rimasta come possibilità, sfidando gli anni e la distanza, nei legami che ci uniscono agli altri, alle persone che abbiamo amato e a cui abbiamo mostrato il nostro dolore.

Con la sua densità, la scrittura di Postorino sostiene la complessità del racconto, rende la fatica e gli inciampi di questa resistenza dell’umano. Poi, in alcuni tratti, si fa coltello, granata che esplode all’improvviso: i racconti di guerra sembrano squarci in una tela, tanto più disturbanti quanto più sfocata e irreale diventa Sarajevo per ragazze e ragazzi che provano a diventare grandi lontano dall’orrore. 

“Ha sempre avuto un debole per te”, dice Danilo.
“Non è questo. È che non ci siamo scelti”.
“Cioè?”
“Per caso sono stata testimone del suo dolore, ed è bastato a unirci”.

Libro: Mi limitavo ad amare te
Autrice: Rosella Postorino
Edizione: Feltrinelli, 2023

Briefly in English: In her novel “Mi limitavo ad amare te” Rosella Postorino faces the brutality of war and its impact on people’s lives. The author focuses on a group of children struggling to survive in an orphanage in Sarajevo: it’s 1992 and the town is surrounded by the Serbian snipers. Everything changes when the kids are transferred to Italy in a solidarity trip: the new country offers a safe space and an opportunity for a new beginning but, at the same time, it represents a painful estrangement for the refugees, forcibly separated from their roots. Only the relationships that children have built among each other allow them to find, if not happiness, at least a possible salvation.

Un pensiero su ““Mi limitavo ad amare te”, la resistenza dell’umano nel caos della guerra

  1. […] Mi limitavo ad amare te, Rosella Postorino. Lo stile di Postorino è denso, costringe a una lettura spezzata, a volte faticosa. Ma le immagini nitidamente evocate restano negli occhi e nella memoria: a distanza di mesi, tornano in mente l’orrore della guerra, il dolore di bambini strappati al proprio Paese e alle proprie famiglie, la forza di legami nati nella sofferenza e (anche) per questo indissolubili. Intenso.   […]

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