Mio padre e mio figlio, com’è difficile quell’amore tra uomini

babamoglumCi sono poche cose incontrollabili come i rapporti umani: il movimento spontaneo con cui si intrecciano amori, relazioni, amicizie va di pari passo con la facilità con cui si spezzano, in modi a volte inspiegabili e irrazionali. Basta un attimo, uno sguardo storto, una parola fuori posto, un gesto di rabbia per far crollare tutto e innalzare un muro di incomprensioni, un vuoto difficile da colmare. È in questa crepa dolorosa e profonda che si insinua Mio padre e mio figlio, film turco ambientato negli anni successivi al colpo di stato militare del 1980. La grande storia resta solo sullo sfondo: è un’eco che esalta la microstoria di una famiglia tradizionale spaccata dalla fuga del figlio che non vuole seguire la strada dei padri e lascia la provincia per Istanbul, inseguendo una carriera giornalistica che sa di ideali e anarchia.

Il padre Hüseyin, che aveva già programmato per l’erede un futuro nell’azienda agricola di famiglia, reagisce all’onta cancellando dalla propria vita quel figlio ribelle. Sadık, da parte sua, si ricostruisce una vita, trova e perde tragicamente l’amore, subisce arresti e torture per la sua attività d’opposizione, scopre a sua volta la difficoltà di essere padre di Deniz, bambino con sguardo acuto e mente vispa, capace di trasformare i piccoli eventi della realtà in meravigliose avventure immaginarie. Il film parte quando il figliol prodigo torna nel paese d’origine, spinto dai problemi con la giustizia e dal desiderio di dare una nuova casa al bambino. Il regista, Çağan Irmak, ricostruisce i sentimenti legati al ritorno: la festa della madre e del fratello, l’abbraccio degli amici, il gelo del padre – grande vecchio che non torna sui propri passi. Ma i nonni, si sa, resistono a tutto tranne alla tentazione di fare i nonni e tornare bambini assecondando le passioni dei nipoti.

Il piccolo Deniz, ultimo anello di una catena di legami maschili, si ritroverà a far da ponte tra il nonno e il padre: l’amore nei suoi confronti diventerà il mezzo per ritrovarsi, per capire, per sciogliersi in una serie straziante di rimpianti verso un passato perso che non può tornare. Sullo schermo, scorre così il dolore pungente e diretto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato; si snocciola il devastante senso di colpa per non aver fermato gli eventi e non aver impedito quel distacco così lacerante. Senso di colpa e dolore allentati però dalla consapevolezza che gli eventi non possono essere fermati né controllati, vanno per conto loro, costruiscono un passato che non si può cambiare. Resta la consolazione ultima del presente, la chance di ritrovarsi in extremis, anche se sembra troppo tardi, anche se la ragione e l’orgoglio ci spingerebbero da un’altra parte.

Film: Mio padre e mio figlio
Titolo originale: Babam ve oğlum
Regista: Çağan Irmak
Nazione: Turchia
Anno: 2005

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