Israele chiede scusa. E la Turchia ringrazia il suo leader

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(© CB)

Dopo il gelo arrivarono le scuse. Nel 2010 l’incidente della Mavi Marmara, ammiraglia del convoglio umanitario Freedom Flotilla che cercava di forzare il blocco israeliano su Gaza, creava un solco profondo nelle relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia: in quell’occasione, infatti, otto cittadini turchi e uno statunitense di origine turca furono uccisi nel blitz delle forze israeliane. Da allora fra le cancellerie dei due Paesi, un tempo assai vicine, è calata una distanza sempre più netta. Il riavvicinamento è avvenuto qualche settimana fa, in seguito alla visita di Barack Obama in Israele: sarebbe stato lui a spingere il premier Benjamin Netanyahu verso le scuse ufficiali al primo ministro turco Recep Tayyp Erdoğan. Prima conseguenza a livello politico è l’annuncio dello stesso Erdoğan, in questi giorni, di un incontro ufficiale con Obama il 16 maggio prossimo. Intanto, in Turchia, capita di imbattersi in cartelloni che celebrano le scuse israeliane come una vittoria patriottica; nella foto, accanto ai visi dei due premier, si legge a caratteri cubitali: “Israele chiede scusa alla Turchia. Caro primo ministro, ti siamo grati per questo onore fatto al nostro Paese”. Il cartello è firmato dal Comune di Ankara, retto da quasi vent’anni da Melih Gökçek, sindaco dell’Akp (Partito per la giustizia e lo sviluppo), la forza politica di Erdoğan.

Roy Lichtenstein, ovvero l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

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Roy Lichtenstein sembra non aver bisogno di presentazioni: è universalmente conosciuto come uno dei massimi rappresentanti della Pop Art, la cui ispirazione è legata al mondo dei fumetti e della pubblicità. È ricordato come uno degli artisti più controversi del Novecento: un acuto, critico osservatore della società contemporanea per alcuni; un genio del business, capace di guadagnare milioni con opere molto vicine al plagio per altri.
Al di là delle opinioni personali, realizzare opere d’arte nell’epoca della loro riproducibilità tecnica non deve essere stato facile: un pubblico bombardato da una miriade di immagini, molto spesso geniali tanto quanto commerciali, è esposto al rischio di non riuscire più a distinguere l’arte dalla pubblicità, di diventare insensibile all’espressione artistica e impermeabile al suo messaggio. I dipinti e le sculture di Lichtenstein sono uno studio di tutto questo, una riflessione su come l’immagine e la sua percezione siano state sottoposte ad un processo inesorabile di semplificazione. Una specie di “meta pittura”, il cui campo di indagine è molto più complesso rispetto a quanto può apparire in superficie: che senso hanno, nell’era dell’immagine pubblicitaria, i concetti di autorialità e originalità?

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Il fascino dei libri antichi a Charing Cross Road

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(©ML)

Percorrendo Charing Cross Road, conosciuta a Londra come la “via delle librerie”, è possibile imbattersi, in effetti, in librerie di tutti i tipi: dalla specializzata Balckwell’s alla orgogliosamente indipendente Foyles, a librerie musicali, dell’usato, antiquarie. A quest’ultima categoria appartiene la libreria Quinto books, in cui è possibile trovare indifferentemente il semplice libro di seconda mano e il costosissimo pezzo da museo. Una via di mezzo è rappresentata dal volume in foto: si tratta di una vecchia edizione di Emma di Jane Austen, risalente al 1910 circa (secondo AbeBooks.co.uk: il volume non ha colophon), illustrata da William Sewell e pubblicata da Collins’ Clear-Type Press, casa editrice attiva a Londra nella prima metà del Novecento.
Ma per chi non è interessato all’antiquaria, il bello dei libri antichi sta nelle tracce di chi li ha posseduti. Sulla pagina di guardia di questo volume c’è una dedica datata 2 Aprile 1938: “A Daphne, augurandole buon compleanno, con amore – Dorothy”. Uno dei tanti modi in cui un libro può conservare una memoria, renderla eterna.

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Dia-al-Azzawi e la nuova Guernica

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Dia-al-Azzawi, Sabra and Shatila Massacre (particolare)

La guerra è sempre esistita e la storia dell’umanità è disseminata di conflitti. Il Novecento, però, ha segnato l’inizio della così detta “guerra totale”: per la prima volta, i conflitti hanno oltrepassato il limite del fronte per invadere tutto il territorio circostante e coinvolgere attivamente i civili. Il teatro di guerra è diventato quindi privo di confini e donne, bambini e anziani, una volta esclusi dal combattimento attivo, sono diventati attori protagonisti dei movimenti di resistenza a primi obiettivi di rappresaglia e sterminio.
Il risultato è che nel Novecento si sono verificati alcuni fra i massacri più orrendi che la Storia ricordi.Inevitabilmente, l’arte, la letteratura e qualsiasi forma di espressione del pensiero ne sono stati pesantemente influenzati.Continua a leggere…