Italeñas: storie di ordinaria cittadinanza


Melina Ramirez vive in Italia ed è nata in Italia, ma non è italiana: la sua richiesta di cittadinanza è stata infatti respinta perché ha vissuto un anno in Ecuador, sua terra d’origine, quando ne aveva 4. La sua storia è raccontata nel documentario Italeñas, breve squarcio sulla condizione di tanti “italiani di seconda generazione”, nati cioè da genitori stranieri residenti da anni nel nostro Paese. Secondo la legge italiana, il figlio di genitori stranieri nato in Italia, può chiedere e ottenere la cittadinanza al compimento del 18esimo anno di età, purché “vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni”. Altrimenti, come nel caso di Melina, si segue la procedura standard per gli stranieri, che possono chiedere la cittadinanza dopo aver risieduto per 10 anni nel nostro Paese. La storia si intreccia con quella di Domenica Canchano, giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni, ma non può dirigere una testata proprio perché straniera.

Il video è stato realizzato dal laboratorio di documentari ZaLab e rientra nella campagna “Insieme per lo Ius soli”, iniziativa per avviare un processo di modifica all’attuale legge sulla cittadinanza, in modo da riconoscere ai tanti ragazzi che nascono e crescono qui il diritto di sentirsi italiani a tutti gli effetti. Una questione al centro del dibattito politico dopo le dichiarazioni della ministra Cécile Kyenge e le molteplici sollecitazioni da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un aspetto della società che non si può continuare a ignorare, soprattutto se si considerano le cifre: secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2012, sono 3.637.000 i cittadini non comunitari regolarmente presenti nel nostro Paese; di questi, il 23,9% è costituito da minori. Molti di questi, come Melina, rischiano di restare in un perenne limbo, lontani dalla cultura d’origine senza essere completamente immersi in quella che dovrebbe accoglierli e di cui si sentono parte.

Per sostenere la campagna, si può condividere il video su siti e social network, diffondendo il logo dell’iniziativa e l’hashtag #proiussoli.

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