
Se i libri possano o no salvare la vita è domanda ricorrente. Di certo aiutano nei momenti di sconforto: a loro ci si aggrappa per trovare se non soluzioni, almeno consolazione. Ne è convinta Ester Viola, che in Voltare pagina offre ricette letterarie per curare il mal d’amore. Lo stile è quello di sempre: pungente senza essere eccessivamente cinico, brillante, ironico ma con quel retrogusto amaro che non consente di distendere le labbra in un sorriso pieno.
Rispetto ai libri precedenti, qui sembra prevalere in modo più marcato la disillusione che ci porta con i piedi per terra dopo anni di vagheggiamenti e inutili rincorse. L’amore che emerge da queste pagine è un sentimento che rifugge idealizzazioni letterarie per calarsi mestamente nel quotidiano, lì dove il primo sguardo è ormai un antico ricordo e la passione si scontra con l’abitudine. Per non parlare dei casi patologici, quando si ha la sfortuna di incappare in un narcisista o quando si idealizza a tal punto una vecchia fiamma da struggersi per anni nel suo ricordo. A ogni diagnosi corrisponde una cura: si parte da Alta fedeltà per arrivare a Revolutionary Road, passando per Anna Karenina e Persone normali. Da ogni storia i protagonisti possono trarre qualcosa, in quelle pagine possono specchiarsi per ritrovare comportamenti, insoddisfazioni e desideri profondi.
È un’operazione rassicurante: la voce narrante parla alle persone che incontra così come la scrittrice parla alle e agli amanti dei libri per dir loro che in fondo non sono soli, che c’è sempre un personaggio di fantasia da qualche parte pronto ad ammonire o indicare la strada. Certo, bisogna essere disposti a cogliere quell’apertura, quella crepa che si allarga all’improvviso a incrinare convinzioni ormai radicate. Questo è l’atto di fiducia che Viola chiede ai suoi protagonisti e ai suoi lettori: mettere in discussione ogni certezza sull’amore, riporre per un attimo il giudizio, il peso delle aspettative e dei rimpianti; affidarsi alla saggezza letteraria, insomma, e smetterla così di oscillare tra slanci di amore romantico e voragini di disamore per trovare la propria strada, per fare la propria scelta avendo “tra le mani le stesse due possibilità di tutti, andarsene o restare. L’importante è che andarsene o restare si faccia ricordando la vecchia storia che alla vita mancherà sempre qualcosa per essere perfetta”.
In fondo t’accorgi dell’amore quando l’alternativa non è possibile: stare
senza te non si può fare, quindi tanto vale cominciare a pensare di stare con te per il
resto della vita.
Sì, lo so, è un’approssimazione. Però questo passaggio merita di restare prezioso,
sono vent’anni che mi mette più in pace di una terrazza al mare. Uno potrebbe
cercare in tutta la letteratura del mondo una definizione più lucente, più bella e più
esatta – non la troverebbe. È l’amore com’è e non come ce lo raccontiamo.
Libro: Voltare pagina – Dieci libri per sopravvivere all’amore
Autrice: Ester Viola
Edizione: Einaudi, 2023
Briefly in English: Can books save a life? Maybe not, but they can certainly offer help and consolation to someone who is suffering (in this case for love). Moreover, they can provide the reader with different definitions of love: it is not (just) the romantic feeling we all grew up with; love is rather something complicated, difficult to explain, something that has more to do with daily life boredom than with the exciting journey depicted in fairy tales and films. In “Voltare pagina” Ester Viola addresses different “love diseases” and recommends for each one a book therapy: from “High Fidelity” to “Revolutionary Road”, every story can offer a new point of view, a different way to explore our inner selves and connect with others.
