“Pietra e ombra”, destini intrecciati in cerca di un’identità

“Nessuno può scegliere dove nascere, ma si può scegliere dove morire”. È quello che fa l’intagliatore di lapidi Avdo Usta, che sceglie come casa il piccolo cimitero di Merkez Efendi a Istanbul. Lì è sepolta la sua amata Elif e lì, solo lì, lui trova la pace e sé stesso. La ricerca del proprio posto nel mondo è il filo conduttore delle storie di Pietra e Ombra. In un arco temporale che va dalla fine degli anni Trenta del Novecento ai primi Duemila sfilano personaggi in cerca di identità, anime fragili e profonde destinate a fluttuare come foglie nel vento. Qualcuno troverà quiete, qualcun altro continuerà a vagare in preda a una perpetua nostalgia. 

Lo scrittore di origine curda Burhan Sönmez intreccia storie e piani temporali con la stessa maestria con cui Avdo realizza lapidi che rispecchiano l’anima del defunto. Così prendono vita sulla carta il misterioso Uomo dai Sette Nomi, il Marinaio Biondo, l’infelice Elif e sua sorella Perihan Sultan, il piccolo Baki e la giovane Reyhan, scampata alla polizia politica e piombata nell’esistenza di Avdo per completare il mosaico con le tessere mancanti. 

In questa narrazione che ricalca la tradizione orale, il tempo e lo spazio perdono la dimensione lineare: tutto è circolare, corre in avanti e poi torna indietro a recuperare tasselli perduti, a riannodare il filo del racconto. A mettere ordine e indicare una direzione per non perdersi nel folto delle storie è sempre Avdo: è lui che ricorda e racconta, custodisce e tramanda. La sua natura inquieta e apolide gli permette di capire nel profondo le anime simili, tormentate: come ogni vagabondo senza origine né meta, “riesce a sentire a pelle quelli come lui”. 

Ogni personaggio di questa costruzione polifonica è un gavsono, parola assira che significa migrante: come spiega ad Avdo il suo maestro, “indica una persona che viene strappata dalla propria terra ed è scagliata in un’altra, come la foglia che hai davanti. Perdere la propria terra vuol dire perdere la memoria”. Senza radici e senza memoria di sé, il gavsono resterà sempre straniero perché avvertirà costantemente un pezzo mancante, una fitta di nostalgia. La sua vita diventerà allora affannosa ricerca, inquieto peregrinare in cerca di qualcosa: la madre mai conosciuta, un’identità perduta, un amore o il proprio nome.

I destini dei singoli sono incastonati nella complessità di un Paese dilaniato da tensioni politiche, religiose, etniche e sociali. Dalle antiche terre bagnate dall’Eufrate a un paesino nel cuore dell’Anatolia fino alla moderna Istanbul, la Turchia viene ritratta in tutta la sua dolente bellezza: anche lei, crogiolo di lingue e culture, vaga con le sue ferite, in cerca di una difficile definizione della propria identità. 

“Baki, io in questa vita sono sempre stato un gavsono, e anche tua madre ha avuto una vita difficile qui. Non voglio che ci assomigli”.
“Cosa vuol dire gavsono, nonno?”
“È una parola assira che mi accompagna da quand’ero bambino, vuol dire migrante. Nella vita, se inciampi anche solo una volta finisci sbattuto di qua e di là, e ovunque andrai ti toccherà soffrire. Io ho vissuto così, perciò te lo dico in modo che non capiti anche a te”.

Libro: Pietra e Ombra
Autore: Burhan Sönmez, 2020
Titolo Originale: Taş ve Gölge
Traduttore: Nicola Verderame
Edizione: Nottetempo, 2022

Briefly in English: In his latest novel “Stone and Shadow”, Burhan Sönmez portraits – through the story of the tombstone craftsman Avdo Usta – a rich gallery of individual and collective destinies. From the beloved Elif to the mysterious man who doesn’t remember his past anymore, all the characters acquire a universal dimension that reflects the desperate chase for identity of every human being and that of a country, Turkey, constantly torn apart by religious, political and ethnic tensions.  

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