“Come d’aria”, un canto d’amore oltre la fragilità dei corpi

Alle parole Ada D’adamo affida il compito di raccontare il dolore, la malattia, la realtà di un corpo che sfugge al controllo della mente. Il suo Come d’aria è un memoir dal doppio registro: da un lato romanzo autobiografico che indaga le profondità della vita interiore della protagonista, dall’altro resoconto della fragilità fisica, spietato nell’esattezza dei termini medici utilizzati. 

Il fulcro del racconto di D’Adamo è il rapporto con la figlia Daria, nata con una rara e gravissima malformazione cerebrale. A lei, che non può parlare né muoversi autonomamente, l’autrice e il suo compagno si votano con dedizione assoluta. Quell’amore deve però fare i conti con una quotidianità fatta di frustrazione, battaglie burocratiche, solitudine. La nuova realtà isola, cambia il rapporto con gli altri. “Quando hai un figlio disabile – spiega l’autrice – cammini al posto suo, vedi al posto suo, prendi l’ascensore perché lui non può fare le scale, guidi la macchina perché lui non può salire sull’autobus. Diventi le sue mani e i suoi occhi, le sue gambe e la sua bocca. Ti sostituisci al suo cervello. E a poco a poco, per gli altri, finisci con l’essere un po’ disabile pure tu: un disabile per procura”. 

È un rapporto che alterna momenti di sconforto e altri di comprensione e tenerezza: ogni piccola conquista è una gioia che va celebrata. “Brevi attimi di felicità fioriscono tra le pieghe dei giorni. Durano un istante, ma è grazie a questi istanti che si può andare avanti”.

L’equilibrio faticosamente raggiunto si rompe quando alla scrittrice viene diagnosticato un tumore; la malattia, pur percepita come tradimento di un corpo che non risponde più ai comandi, è una fragilità da accogliere, una parte di sé con cui fare i conti. Ancora una volta il punto di riferimento è Daria: l’iniziale distacco imposto dall’invasività delle cure e dalla stanchezza lentamente si trasforma in un contatto più profondo, in una rinnovata intimità. Il corpo della figlia diventa uno specchio in cui riflettersi: “è così che, ancora e ancora, continuo a identificarmi con te. Il mio corpo sperimenta, seppur in misura ridotta, i limiti del tuo. Prima li conoscevo, li sentivo, li toccavo attraverso te; poi ho cominciato via via a incorporarli”. 

La totalità del legame tra madre e figlia permette di trascendere l’immobilità dei corpi: in quell’abbraccio ci si innalza al di sopra del reale e si ritrova la grazia di un passo di danza, sentendosi leggeri, come d’aria. 

La tua nascita ha presto posto fine al nostro essere due: adesso avevamo te, dovevamo combattere per te, con te e anche contro di te qualche volta. Piano piano, io e il babbo ci siamo disciolti in te, fusi in un unico corpo combattente armato. Come il mio nome, che contiene le iniziali dei nostri tre. E tu sei al centro, la consonante che unisce due vocali e fa il nome, l’identità.

Libro: Come d’aria
Autrice: Ada D’adamo
Edizione: Elliot, 2023

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