Qatar: quando il potere trema davanti a una poesia

poetaSiamo tutti la Tunisia di fronte all’élite repressiva.
(Muhammad al-Ajami)

È per questo verso, scritto nel 2011, declamato in una riunione con amici e poi pubblicato su internet, che il poeta del Qatar Muhammad al-Ajami è stato condannato all’ergastolo dalla Corte di Doha; pena poi ridotta in appello, lo scorso febbraio, a 15 anni. L’accusa è quella di aver “incitato al rovesciamento del poter costituito” e aver “insultato l’emiro” Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani. Amnesty International ha lanciato un appello, rivolto al ministro dell’Interno del piccolo Paese del Golfo, perché liberi Al-Ajami, in carcere da oltre un anno per un reato di coscienza. Si profila una situazione imbarazzante per le autorità del Qatar, impegnate negli ultimi mesi a rilanciare l’immagine del proprio Stato come realtà moderna, tollerante e impegnata per la difesa dei diritti umani.

Anche attraverso la rete Al Jazeera infatti, il Qatar ha da subito appoggiato le primavere arabe, viste come un’opportunità di cambiamento per molti Paesi e, soprattutto, come una possibilità irripetibile per espandere la propria sfera di interessi in Nord Africa e Medio Oriente. Un’immagine che stride con le restrizioni alla libertà di stampa all’interno del Paese, dove molti giornali si autocensurano e la critica all’emiro è punita con pene fino a cinque anni di carcere; la libertà d’espressione è garantita, “nei limiti previsti dalla legge”. Limiti alquanto rigidi, se si pensa che per l’offesa al potere e l’incitamento ad atti sovversivi è prevista anche la pena di morte.

Il poeta al-Ajami avrebbe dunque oltrepassato il limite consentito, ma non è stata resa nota ufficialmente l’opera per la quale è accusato: la tesi più probabile è che si tratti dei versi dedicati alla rivoluzione tunisina dei gelsomini nel 2011 o di una poesia del 2010 in cui criticava l’emiro. Amnesty International segnala anche irregolarità durante il processo: udienze segrete – alle quali non ha potuto partecipare neanche l’avvocato di al-Ajami – e verdetto pronunciato in assenza dell’imputato. Il poeta, che ha passato diversi mesi in isolamento completo senza poter vedere la propria famiglia, ha annunciato che ricorrerà alla Corte Suprema. Intanto le organizzazioni umanitarie e il web si mobilitano perché rimanga alta l’attenzione internazionale sul suo caso.

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