“Spatriati”: partire o restare, alla ricerca di sé

In “Spatriati” Mario Desiati porta a termine un esperimento letterario interessante. Costruisce infatti un romanzo dai molteplici livelli di lettura a partire da una parola, quella che dà il titolo al libro, che nel dialetto di Martina Franca, terra d’origine sia dello scrittore che dei personaggi di cui racconta, assume diversi significati. Spatriète è chi abbandona i luoghi d’origine per cercare fortuna altrove, ma è anche, in un’accezione più negativa, chi non ha collocazione nel proprio gruppo sociale e non trova quella sistemazione definitiva che la mentalità di provincia richiede: una pecora nera, insomma. Infine, è “spatriata” una persona fuori dagli schemi, decisa a trovare la propria strada lontano dai percorsi precostituiti.

I due protagonisti di “Spatriati” rientrano in tutte queste sfumature semantiche. Francesco Veleno e Claudia Fanelli si conoscono a scuola, dando inizio a quella che in prima battuta sembra essere una classica storia d’amore non ricambiato: lui è disperatamente attratto da lei che, fin da piccola, ha lo sguardo rivolto altrove e la smania di fuggire. Le loro vite si intrecciano in modo profondo e inaspettato quando scoprono che il padre di Claudia e la madre di Francesco sono amanti clandestini. Questa realtà torbida, segreta, che ripugna e affascina la loro sensibilità di adolescenti, fa da collante in un rapporto già alimentato da un sentimento comune di diversità, di non appartenenza.

Ciò in cui Claudia e Francesco divergono profondamente è il modo in cui, crescendo, cercano di trovare la propria identità. A Claudia la provincia sta stretta, e dopo un anno di scuola a Londra, decide di frequentare l’università a Milano. Francesco invece non se la sente di andare via: le sue radici lo trattengono impedendogli il movimento, ma gli danno anche un senso, seppur precario, di stabilità. Il loro rapporto continua a distanza per anni, sopravvivendo ad amori improbabili, turbamenti sessuali e di genere, scelte dettate dalla noia e dall’incoscienza, per poi approdare a un ricongiungimento a Berlino, dove fra musica techno, notti trasgressive e l’introduzione di altri personaggi significativi e altre prospettive, Francesco e Claudia, ormai più che trentenni, sembrano essere un po’ più vicini a sapere chi sono.

Uno degli elementi più convincenti di “Spatriati” è l’importanza data al linguaggio e la celebrazione della sua forza evocativa. Ogni capitolo ha come titolo una parola: mutuati dal dialetto e dalla mentalità di provincia sono Crestiene (uomo comune), Spatriète e Malenvirne (voce fuori dal coro, mina vagante); dal tedesco, lingua capace di riassumere in singole parole sentimenti complessi, vengono Ruinenlust (amore e curiosità per le rovine), Senhsucht (desiderio per qualcosa di impreciso) e Torschlußpanik (paura della porta che si chiude, del non riuscire a fare qualcosa in tempo).

Viene subito in mente, a un primo approccio con la trama di questo romanzo, una contrapposizione netta fra la provincia pugliese, terra bella ma priva di opportunità e oppressa da un patriarcato irredimibile, e le grandi capitali europee, dove è possibile condurre una vita più fedele alla propria natura e libera dalla concezione bigotta e cattolica di “giusto” e “sbagliato”. In realtà, i personaggi di Desiati vanno oltre questa contrapposizione: entrambe le realtà tra cui sembrano obbligati a scegliere, in un sentimento condiviso con una generazione sempre in bilico tra il partire e il restare, fanno parte di loro, sono come le due facce di una stessa medaglia e contribuiscono in egual misura a formarli, o meglio a instillare in loro il dubbio che crescere significhi di fatto non assumere nessuna forma, o almeno rifiutarne una troppo rigida.

Claudia mi rispondeva quasi mi avesse letto nel pensiero. Come chiamarlo questo prodigio, questa relazione che ci eravamo inventati? Come chiamare questo istinto comune, questa forza solidale che ci faceva annusare i pensieri l’uno dell’altra? Era molto più sottile e sofisticato dell’innamoramento. Era una nazione, libera e indipendente, e non aveva nome.

Libro: Spatriati
Autore: Mario Desiati
Edizione: Einaudi, 2021
Foto: Maria Lomunno Judd

Briefly in English: Claudia and Francesco enter each other’s lives on a sunny morning, at the school they both attend in Martina Franca, Italy. It’s the beginning of a long friendship, deeper than love, that helps them become adults, understand who they are, and embrace life and love in all their complexity.

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