“L’orecchio di Kiev”: tra caricatura e grottesco, l’istinto di sopravvivenza in una città allo sbando

Kiev, 1919. Nella guerra civile seguita alla rivoluzione d’ottobre, la città è terra di conquista e il potere cambia di mano velocemente. Ora è il regime bolscevico ad affermarsi e gli abitanti si adeguano faticosamente al ritmo dei nuovi padroni. In questo quadro di incertezza e pericolo costante si muove Samson, studente che ha appena assistito alla morte del padre in un attacco dei cosacchi. Lui si salva, ma nell’aggressione perde l’orecchio destro, tranciato di netto da una sciabola.

Parte da qui il romanzo di Andrei Kurkov, autore ucraino che scrive in russo. L’orecchio di Kiev è un poliziesco storico che porta lettrici e lettori tra le strade sporche e buie di una città allo sbando, che ha perso la propria identità e cerca di sopravvivere all’assalto dei diversi eserciti in lotta. È un limbo in cui sfumano i contorni di luoghi e persone, in cui tutto è precario, in bilico tra il vecchio ordine e quello nuovo, ancora incerto. Ognuno guarda gli altri con diffidenza mentre vaga senza meta cercando di sopravvivere e adattarsi al nuovo corso. 

Lo fa anche il protagonista, che si ritrova arruolato un po’ per caso nella milizia, il neonato corpo di polizia, e inizia a indagare su una serie di crimini in cui sono coinvolti – tra gli altri – i due soldati rossi che occupano il suo appartamento. Ad aiutarlo nelle indagini (alquanto maldestre) è il suo orecchio mozzato, custodito in una scatola di latta: sarà lui a metterlo in guardia da pericoli imminenti e a rivelargli minacce e sussurri nascosti. Un espediente che permette all’autore di trasformare il tragico in grottesco, il dramma in caricatura: i personaggi perdono gli spigoli per diventare macchiette, pedine più o meno consapevoli di un gioco più grande di loro.

La Kiev di oggi, di nuovo minacciata dagli invasori, è assente eppure vicina: nella paura e nello smarrimento di ieri si scorgono gli stessi sentimenti di oggi, la stessa incertezza e la stessa caparbia resistenza. È un istinto, quello dell’autoconservazione, che si rinnova in ogni tempo. Perché in ogni tempo, quando si perdono i punti di riferimento e la vecchia quotidianità viene travolta dagli eventi esterni, non resta che aggrapparsi alle piccole cose che danno conforto, che ci ricordano chi siamo: una vecchia scrivania, un passaporto di famiglia, il legame con chi sceglie di restare saldo, nel caos, al nostro fianco.

Il pensiero del nuovo potere gli strappò un ghigno amaro. Con quello di prima la vita gli era sembrata bella, comprensibile, normale. E altrettanto normale era sempre stato prendersela con il potere di prima. Eppure, rispetto ai problemi attuali (e con una guerra mondiale di mezzo!), quelli di una volta erano al massimo disagi.

Libro: L’orecchio di Kiev
Autore: Andrei Kurkov, 2022
Titolo originale: Samson i Nadežda
Traduttrice: Claudia Zonghetti
Edizione: Marsilio, 2023

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