Benedetto XVI, il giorno del passo indietro

papaPoscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran
rifiuto.
(Dante Alighieri, Inferno – Canto III)

Per Dante, si sa, non esistevano mezze misure: la punizione o la salvezza arrivavano con chirurgiche leggi del contrappasso, lasciando al poeta viaggiatore l’onere di un giudizio sempre oscillante tra umana comprensione e irriverente compiacimento per il castigo di personaggi particolarmente meritevoli dell’ira divina. Tra questi spiccano gli ignavi, costretti a inseguire un’insegna svolazzante, tormentati da punture di mosconi e vespe, chiusi in un eterno limbo che non è né Paradiso né Inferno, né vita né morte. La loro colpa – la più grave – è il non aver saputo scegliere, non avere trovato il coraggio per decidere, per svolgere il proprio ruolo. E il celebre gran rifiuto, secondo molte interpretazioni, è quello di Celestino V, Papa che non volle fare il Papa, salito al soglio pontificio nel 1294. La scelta di abbandonare il pontificato dopo pochi mesi fu dettata, secondo la tradizione, dal suo spirito di eremita poco avvezzo ai fasti e agli intrighi di palazzo.  

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Paperman, il colpo di fulmine che vale l’Oscar

papermanUn oscar al migliore cortometraggio animato e oltre un milione di visualizzazioni su YouTube in pochi giorni. Non male come risultato per Paperman, cartone animato della Disney firmato da John Kahrs, che narra la storia semplice – in fondo banale – di un amore a prima vista scoccato sulla grigia banchina di una metro newyorchese. Il successo planetario sta forse proprio nella quotidianità della scena, nei tratti comuni dei due protagonisti, in quegli sguardi annoiati e distratti che si incontrano e si animano all’improvviso.

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Wilkommen! La stretta di mano tra Ankara e Berlino

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(© CB)

Angela Merkel e Recep Tayyp Erdoğan campeggiano su decine di maxi-cartelloni fra le strade di Ankara. È l’omaggio alla cancelliera, che arriva oggi nella capitale turca per incontrare il primo ministro e il presidente della Repubblica, Abdullah Gül. Al centro dei colloqui, la crisi in Siria e l’eterna questione dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Alla vigilia della visita, Merkel – pur rimarcando un certo scetticismo per l’adesione di Ankara – ha auspicato la riapertura dei negoziati ora in una fase di stallo. Il viaggio turco della premier tedesca è iniziato ieri, con la visita nella provincia meridionale di Kahramanmaraş, dove sono dispiegati da gennaio 300 soldati tedeschi con due batterie di missili Patriot, nell’ambito della missione Nato per difendere la Turchia da eventuali sconfinamenti dei disordini siriani. Prima degli incontri ufficiali di oggi, la cancelliera si è concessa una visita turistica al parco nazionale di Göreme in Cappadocia, sito patrimonio dell’Unesco dal 1985.

Bevande e stereotipi: il tè turco batte il caffè

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(© CB)

Se si pensa alla bevanda turca per eccellenza, di sicuro viene in mente il caffè. Ebbene, è tempo di sfatare questo mito perché, da Istanbul ad Ankara, a farla da padrone a ogni ora del giorno è il tè, passione incondizionata del popolo di Atatürk, servito in caratteristici bicchierini ricurvi su piattini bianchi e rossi, e accompagnato da due zollette di zucchero. Il çai non è una bevanda, è un rito che accompagna i turchi dalla colazione alla cena, passando per riunioni di lavoro, conferenze e incontri fra amici. In molti uffici esiste un’apposita figura professionale che si occupa della preparazione del tè: se si partecipa a una riunione di un paio d’ore, si può quindi essere certi che per almeno due, tre volte la porta si aprirà per lasciare entrare un vassoio colmo di bicchierini traballanti e ottimi pasticcini di pasta frolla. Cuore della produzione di tè è la regione nordorientale di Rize, sul mar Nero, da dove viene esportato in tutto il Paese e all’estero. Per prepararlo tra le mura di casa, basta munirsi di demlik – caratteristica “doppia teiera” – e ricordarsi di diluire il tè molto forte della parte superiore con l’acqua calda della parte sottostante.

Persepolis, il tratto ribelle di una matita

persepolis1Dalla carta allo schermo il senso non cambia, ed è quello di una testimonianza di coraggio e resistenza. Così come non cambia l’espressione della protagonista, gli occhi pungenti di una bambina che si fa adolescente e quindi donna, lottando contro i condizionamenti esterni e cercando di esprimere la propria esuberante vitalità. Per questo Persepolis, fumetto dell’artista iraniana Marjane Satrapi poi diventato film, è più di un’opera creativa: è una denuncia condotta col tono rigoroso e severo di una ragazzina che guarda il mondo e non ne capisce le regole.

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Coraggio e dittatura, le circostanze dell’amore

circumstancePrima colpisce lo sguardo, poi tutto il resto: la vera forza di questo film coraggioso e intenso si trova negli occhi delle protagoniste, Atafeh e Shireen, belle e splendenti di luce divina, animate da una linfa vitale che stride con violenza con le dure regole del regime iraniano. In una Teheran divisa tra sfrenate feste private e grigia vita pubblica, si scioglie l’amore di due ragazze che osano sfidare religione e tradizione in nome di un sentimento più grande. Un rapporto profondo fatto di complicità, amicizia e squarci di estrema sensualità.

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Tra leggende e superstizioni: (Mal)occhio all’albero!

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(© CB)

Si chiama Nazar Boncuğu, letteralmente “perla del malocchio”: è un amuleto di vetro con disegni concentrici o a forma di lacrima, in blu, azzurro, bianco e nero. In molti Paesi islamici, questo piccolo occhio protegge contro gli influssi negativi e lo sguardo maligno del diavolo. In Turchia il Nazar Boncuğu è un’istituzione e si può trovare ovunque: in casa, nei negozi, nei gioielli come ornamento. L’albero della foto, in Cappadocia, accoglie ogni giorno centinaia di talismani di ogni dimensione. Secondo la tradizione, si esprime un desiderio e si appende il ciondolo a un ramo dell’albero: quanto più in alto si arriva, tante più possibilità si hanno che il desiderio si realizzi.

Perché non balli? Il flash mob al femminile

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(© CB)

Anche le statue partecipano al flash mob “One billion rising” organizzato in tutte le città del mondo per protestare a ritmo di musica contro la violenza sulle donne. La donna che legge, comodamente seduta in una delle principali vie di Ankara, è un omaggio alla lotta per la difesa dei diritti umani. Oggi sul suo petto fa bella mostra di sé un volantino con il nome della manifestazione svoltasi a pochi metri di distanza. L’evento, che ha visto scendere in piazza per ballare centinaia di uomini e donne, rientra nel V-Day, appuntamento creato nel 1998 da Eve Ensler (autrice de I monologhi della vagina) per denunciare la violazione dei diritti delle donne e il femminicidio. I manifestanti hanno danzato sulle note di Break the chain, scritta dalla stessa Ensler e coreografata da Debbie Allen.