Il farsi della scrittura: viaggio all’origine della narrazione

scritturaÈ attraverso lo scrivere che trattiamo la scrittura. Che trattiamo di essa e che il suo atto ci tratta, ci adopera. A chi stende queste parole, in questo istante, accade qualcosa che è lo scrivere; una condizione ben più gravida di questioni, su se stessa, che di risposte. Cos’è, dunque, lo scrivere? A cosa facciamo riferimento quando diciamo: “l’autore scrive”? E, ancor più a fondo, cosa accade quando lo scriviamo (o descriviamo)? Il farsi della scrittura, risponde Giuseppe Zuccarino. Non un fare attivo, dunque, non solo e non proprio. Non è un’intenzione esterna ed esteriore dell’autore a fare la scrittura; piuttosto, il suo esserne coinvolto, allo stesso tempo incluso e incompreso, costantemente alla ricerca di essa e, in questa ricerca, preda sia del desiderio che della fugacità dell’istante, dello svolgimento, del farsi, appunto. Scrittura che si fa: designata per essere fatta, tuttavia è essa stessa a doversi necessariamente fare, e nel suo farsi, a fare il suo stesso creatore, a dirne l’avvenire, il successo, l’accaduto.

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Wilkommen! La stretta di mano tra Ankara e Berlino

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(© CB)

Angela Merkel e Recep Tayyp Erdoğan campeggiano su decine di maxi-cartelloni fra le strade di Ankara. È l’omaggio alla cancelliera, che arriva oggi nella capitale turca per incontrare il primo ministro e il presidente della Repubblica, Abdullah Gül. Al centro dei colloqui, la crisi in Siria e l’eterna questione dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Alla vigilia della visita, Merkel – pur rimarcando un certo scetticismo per l’adesione di Ankara – ha auspicato la riapertura dei negoziati ora in una fase di stallo. Il viaggio turco della premier tedesca è iniziato ieri, con la visita nella provincia meridionale di Kahramanmaraş, dove sono dispiegati da gennaio 300 soldati tedeschi con due batterie di missili Patriot, nell’ambito della missione Nato per difendere la Turchia da eventuali sconfinamenti dei disordini siriani. Prima degli incontri ufficiali di oggi, la cancelliera si è concessa una visita turistica al parco nazionale di Göreme in Cappadocia, sito patrimonio dell’Unesco dal 1985.

Bevande e stereotipi: il tè turco batte il caffè

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(© CB)

Se si pensa alla bevanda turca per eccellenza, di sicuro viene in mente il caffè. Ebbene, è tempo di sfatare questo mito perché, da Istanbul ad Ankara, a farla da padrone a ogni ora del giorno è il tè, passione incondizionata del popolo di Atatürk, servito in caratteristici bicchierini ricurvi su piattini bianchi e rossi, e accompagnato da due zollette di zucchero. Il çai non è una bevanda, è un rito che accompagna i turchi dalla colazione alla cena, passando per riunioni di lavoro, conferenze e incontri fra amici. In molti uffici esiste un’apposita figura professionale che si occupa della preparazione del tè: se si partecipa a una riunione di un paio d’ore, si può quindi essere certi che per almeno due, tre volte la porta si aprirà per lasciare entrare un vassoio colmo di bicchierini traballanti e ottimi pasticcini di pasta frolla. Cuore della produzione di tè è la regione nordorientale di Rize, sul mar Nero, da dove viene esportato in tutto il Paese e all’estero. Per prepararlo tra le mura di casa, basta munirsi di demlik – caratteristica “doppia teiera” – e ricordarsi di diluire il tè molto forte della parte superiore con l’acqua calda della parte sottostante.

Persepolis, il tratto ribelle di una matita

persepolis1Dalla carta allo schermo il senso non cambia, ed è quello di una testimonianza di coraggio e resistenza. Così come non cambia l’espressione della protagonista, gli occhi pungenti di una bambina che si fa adolescente e quindi donna, lottando contro i condizionamenti esterni e cercando di esprimere la propria esuberante vitalità. Per questo Persepolis, fumetto dell’artista iraniana Marjane Satrapi poi diventato film, è più di un’opera creativa: è una denuncia condotta col tono rigoroso e severo di una ragazzina che guarda il mondo e non ne capisce le regole.

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Almeno una poesia al giorno. Per tutti!

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©ML

Chi ha detto che la poesia non è per tutti? Il mondo è pieno di animi ricettivi alle rime, l’importante è saperle veicolare.
Qualcosa del genere deve aver pensato la scrittrice Judith Chernaik quando nel 1986 scrisse al direttore generale della Tube, la metropolitana di Londra, chiedendogli se non fosse il caso di decorare le pareti dei treni con delle poesie, per alleviare lo stress dei pendolari all’ora di punta e, al tempo stesso, per diffondere tra la gente l’amore per la letteratura. Sorprendentemente ricevette risposta: se avesse presentato idee e materiali, sarebbe stato fatto tutto il possibile per realizzare il progetto.
Il British Council fornì un piccolo budget di partenza, mentre la casa editrice Faber si occupò gratuitamente del design e della stampa dei singoli poster.
Dal 1986, quindi, i milioni di utenti della tube viaggiano accompagnati dai versi di Shakespeare, Blake, Dickinson, Wordsworth, Donne, ma anche da quelli di autori stranieri e contemporanei.
I versi che abbiamo fotografato sulla Bakerloo line appartengono alla poetessa londinese Connie Bensley, e fanno parte delle poesie scelte per celebrare i 150 anni di vita della Tube, tutte in vario modo attinenti allo stesso tema: Londra, com’era nel passato, come la vediamo oggi.

Treni, velocità e paesaggio: se la foto cattura il movimento

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Barcellona (© Gabriele Zabelli – http://www.gabrielezabelli.net)

Il treno vive di una capacità di attraversamento che lo realizza laddove lo dispone nell’immaginario. Un treno fermo ha perciò qualcosa di inadeguato, trasmette all’occhio che lo osserva un senso di rottura: è il movimento di un treno – e non invece la sua stasi – a definirne una sorte di naturalità, di continuità, ed è al contrario la sua sosta a imporsi come discontinuità. Questo rapporto con lo spazio, che è già rapporto con il tempo, potrebbe a prima vista essere attribuito a qualunque veicolo, o mezzo di trasporto, stando ovviamente per tutti nello spostamento il fine originario. Tuttavia, forse per la singolare linearità del suo tragitto, forse per la sempre uguale e già ordinata sequenza delle fermate, il treno vive il tempo del movimento diversamente da ogni altro mezzo.

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Coraggio e dittatura, le circostanze dell’amore

circumstancePrima colpisce lo sguardo, poi tutto il resto: la vera forza di questo film coraggioso e intenso si trova negli occhi delle protagoniste, Atafeh e Shireen, belle e splendenti di luce divina, animate da una linfa vitale che stride con violenza con le dure regole del regime iraniano. In una Teheran divisa tra sfrenate feste private e grigia vita pubblica, si scioglie l’amore di due ragazze che osano sfidare religione e tradizione in nome di un sentimento più grande. Un rapporto profondo fatto di complicità, amicizia e squarci di estrema sensualità.

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Tra leggende e superstizioni: (Mal)occhio all’albero!

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(© CB)

Si chiama Nazar Boncuğu, letteralmente “perla del malocchio”: è un amuleto di vetro con disegni concentrici o a forma di lacrima, in blu, azzurro, bianco e nero. In molti Paesi islamici, questo piccolo occhio protegge contro gli influssi negativi e lo sguardo maligno del diavolo. In Turchia il Nazar Boncuğu è un’istituzione e si può trovare ovunque: in casa, nei negozi, nei gioielli come ornamento. L’albero della foto, in Cappadocia, accoglie ogni giorno centinaia di talismani di ogni dimensione. Secondo la tradizione, si esprime un desiderio e si appende il ciondolo a un ramo dell’albero: quanto più in alto si arriva, tante più possibilità si hanno che il desiderio si realizzi.