Lacrime per Chávez, amato odiato socialista del XXI secolo

chavezÈ morto Hugo Chávez. Era una notizia attesa da tempo, anticipata da voci sulla malattia, sulle cure, sui viaggi sempre più misteriosi e disperati a Cuba. Eppure, è difficile abituarsi all’idea di un’uscita di scena così repentina dopo 14 anni al timone di una delle più grandi potenze dell’America Latina. Oggi Caracas è in lutto, il popolo – le classi meno abbienti che lui aveva saputo conquistare e coccolare – piange il leader che ha sfidato gli Stati Uniti, gli organismi internazionali, decenni di politica corrotta ed elitaria. Inviso alla borghesia venezuelana e ai governi occidentali, Chávez portava con sé il fascino innegabile del carisma, dell’uomo venuto dal nulla per portare avanti un’idea diversa di nazione e un nuovo orgoglio identitario per l’America Latina.

Continua a leggere…

Debtocracy: il debito immorale che soffoca i cittadini

14039895 - flag of european union and greek flag
© George Tsartsianidis

Da mesi campeggia sui giornali di tutto il mondo con toni degni della migliore tradizione tragica: il debito della Grecia è diventato lo spauracchio tormentone da esibire in rassegne televisive, edicole, discorsi al bar. E con lui l’eterno interrogativo: se Atene crolla porterà con sé il resto dell’Europa? Dopo dibattiti estenuanti, interminabili sedute notturne di vertici europei ed esperti internazionali, l’accordo è stato raggiunto: osservatori della Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Unione europea) ai piedi del Partenone, e un pacchetto complessivo di 240 miliardi nelle casse elleniche per evitare il rischio default. Già, ma se il fallimento – sulla carta – è stato scongiurato, come si traduce questo nella vita di milioni di cittadini?

Continua a leggere…

Quando il linguaggio del terrore è un gioco da ragazzi

le-ombre-di-bambini-su-un-muro-mentre-giocano-a-pallone-in-una-strada-di-benguela

«La scrittura ha soprattutto a che fare con la responsabilità»: questa dichiarazione di Giorgio Vasta va letta, dal suo punto di vista, come capacità dello scrittore di prendersi cura della storia che sta raccontando e delle parole che sta usando per farlo; di controllare un mondo pieno di variabili e imprevisti quale è quello della scrittura, assumendosi il rischio di una sfida al refuso dalla quale uscirà inevitabilmente sconfitto. Dal punto di vista del lettore de Il tempo materiale, invece, questa frase è una chiave di interpretazione della storia e, soprattutto, la conferma di un’impressione: quella secondo cui l’autore di questo romanzo si è preso la responsabilità di ogni singola sillaba scritta.Continua a leggere…

Quote rosa in hotel: quando le donne scelsero la carriera


marthaEsattamente 110 anni fa, il 2 marzo del 1903, apriva i battenti sulla 30esima strada a New York il Martha Washington Hotel, primo albergo pensato per accogliere donne lavoratrici, sia per brevi periodi sia per soggiorni più stabili. Le donne cominciavano a fare i primi passi nel mondo del lavoro e non era facile trovare una sistemazione abitativa che prevedesse una signora sola, svincolata dal tradizionale ruolo di angelo del focolare. L’hotel, costruito dall’architetto Robert Williams Gibson, nacque proprio per ospitare donne indipendenti: artiste, insegnanti, impiegate e segretarie alloggiavano in una delle 416 stanze fra la quinta e la sesta Avenue a Manhattan. Gli uomini? Ammessi solo nella sala da tè e al ristorante. Il Martha Washington Hotel, inserito lo scorso anno nella lista degli edifici storici della Grande Mela, è rimasto fedele alla sua vocazione femminile fino al 1998; oggi è ancora un albergo, il King and Grove, aperto a tutti.

Un museo in cui non c’è niente di vero (o quasi)

(© ClaBruno)

In una recente intervista apparsa su Repubblica.it, il premio Nobel Orhan Pamuk, parlando del Museo dell’Innocenza che ha fondato a Istanbul, faceva questa osservazione: «C’è un aspetto ludico nel creare confusione dicendo apertamente che la storia è immaginaria, e nel mostrare al contempo oggetti reali che le appartengono». Inevitabile, per chi lo ha visitato, ritornare col pensiero ad un altro museo della finzione: quello eretto nel cuore di Londra a Sherlock Holmes, personaggio mai esistito se non nella penna di Sir Arthur Conan Doyle e nella mente di milioni di appassionati, e che attira ogni giorno folle di visitatori, sapientemente amministrata all’ingresso da un poliziotto in costume d’epoca.
Il museo, situato al 221b di Baker Street, è una ricostruzione precisa dell’abitazione del grande investigatore. Stanze,oggetti, scritti, personaggi sono stati realizzati e collocati sulla base di un unico disegno, quello tracciato da Conan Doyle nei suoi racconti. Il secondo piano in particolare, con vista mozzafiato sulla storica strada, è una testimonianza fedele dell’aspetto che avevano i salotti in epoca vittoriana: mantenuto con cura così come era allora, è per questo considerato dal governo britannico un monumento di «particolare interesse storico e architettonico».

Benedetto XVI, il giorno del passo indietro

papaPoscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran
rifiuto.
(Dante Alighieri, Inferno – Canto III)

Per Dante, si sa, non esistevano mezze misure: la punizione o la salvezza arrivavano con chirurgiche leggi del contrappasso, lasciando al poeta viaggiatore l’onere di un giudizio sempre oscillante tra umana comprensione e irriverente compiacimento per il castigo di personaggi particolarmente meritevoli dell’ira divina. Tra questi spiccano gli ignavi, costretti a inseguire un’insegna svolazzante, tormentati da punture di mosconi e vespe, chiusi in un eterno limbo che non è né Paradiso né Inferno, né vita né morte. La loro colpa – la più grave – è il non aver saputo scegliere, non avere trovato il coraggio per decidere, per svolgere il proprio ruolo. E il celebre gran rifiuto, secondo molte interpretazioni, è quello di Celestino V, Papa che non volle fare il Papa, salito al soglio pontificio nel 1294. La scelta di abbandonare il pontificato dopo pochi mesi fu dettata, secondo la tradizione, dal suo spirito di eremita poco avvezzo ai fasti e agli intrighi di palazzo.  

Continua a leggere…

Paperman, il colpo di fulmine che vale l’Oscar

papermanUn oscar al migliore cortometraggio animato e oltre un milione di visualizzazioni su YouTube in pochi giorni. Non male come risultato per Paperman, cartone animato della Disney firmato da John Kahrs, che narra la storia semplice – in fondo banale – di un amore a prima vista scoccato sulla grigia banchina di una metro newyorchese. Il successo planetario sta forse proprio nella quotidianità della scena, nei tratti comuni dei due protagonisti, in quegli sguardi annoiati e distratti che si incontrano e si animano all’improvviso.

Continua a leggere…

L’arte al servizio dell’umanità devastata: Giles Duley incontra Emergency

Clipboard01
©giles duley

Era stato un fotografo di moda e spettacolo per dieci anni, Giles Duley, quando l’immensa vacuità di quel mondo iniziò a stargli stretta. Sentì l’urgenza di dedicarsi ad altro, di cambiare totalmente ambito di interesse, di rivoluzionare il proprio stile di vita per riuscire finalmente a comunicare attraverso l’arte.
Decise di diventare un fotografo di guerra, e di focalizzarsi su come il conflitto in Afghanistan aveva influito sulla psicologia dei soldati americani: c’erano stati più suicidi fra i militari americani in Afghanistan nel 2010 che durante tutta la guerra, e Duley voleva, attraverso la fotografia, portare avanti una ricerca sull’argomento, trasformarla in testimonianza.Continua a leggere…