“Noi abbiamo già vinto”. Lettera di un turco al suo Paese

© Engin Korkmaz

Nelle ultime settimane ho parlato con molti ragazzi turchi: ho ascoltato i loro racconti, guardato foto e video che mi mandavano, chiacchierato con loro in chat. Ho raccolto la loro speranza e la loro rabbia, cercando di capirle e farle passare in un articolo. Poi, quando arrivano email come questa, la sintesi giornalistica appare di colpo inutile: allora ti rendi conto che un’email così non la puoi tagliare, che l’unica cosa da fare è tradurla il più fedelmente possibile per non perdere neanche una parola. Perché ogni frase parla da sola, e quella che era la testimonianza di un ragazzo, si è trasformata in una dichiarazione d’amore per la sua gente e il suo Paese. Ecco la lettera:

Sto cercando di seguire i media internazionali dall’inizio della Resistenza turca, ma non penso che ci sia sufficiente copertura da parte dei mezzi di comunicazione su questi quesiti: “Chi sono?” e “Cosa stanno cercando di fare?”. Non posso prendermela con loro, persino la maggior parte dei miei amici che resiste insieme a me non riesce a capire con chiarezza quello che sta succedendo.

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Grande e dolente, semplicemente Gatsby

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“Sorrise con aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita. Affrontava – o pareva affrontare – l’intero eterno mondo per un attimo, e poi si concentrava sulla persona cui era rivolto con un pregiudizio irresistibile a suo favore. La capiva esattamente fin dove voleva essere capita, credeva in lei come a lei sarebbe piaciuto credere in se stessa, e la assicurava di aver ricevuto da lei esattamente l’impressione che sperava di produrre nelle condizioni migliori. Esattamente a questo punto svaniva, e io mi trovavo di fronte a un giovane elegante che aveva superato da poco la trentina e la cui ricercatezza nel parlare rasentava l’assurdo”.
F. Scott Fitzgerald – Il grande Gatsby

Così, in uno dei più grandi classici della letteratura mondiale, entra in scena Jay Gatsby, fascinoso e indolente, sfacciatamente ricco e garbatamente elegante, misterioso anfitrione che coltiva la propria leggenda centellinando apparizioni e sorrisi. Si fa desiderare anche dal lettore, questo parvenu della New York anni ’20, costringendolo ad aspettare 50 pagine prima di poterne ammirare la teatrale comparsa. La trasposizione cinematografica di Baz Luhrmann ricalca fedelmente lo spirito del libro: prepara la voce fuori campo che narrerà la storia, infarcisce la trama di travolgenti feste barocche, spinge musica e corpi al parossismo per preparare l’ingresso in scena di un Leonardo Di Caprio perfettamente calato nella parte.

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Stefano Cucchi, morto di inciviltà

Stupore e indignazione hanno accompagnato la sentenza di primo grado emessa ieri, nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, sul caso Stefano Cucchi: dei dodici imputati, 5 medici sono stati condannati per omicidio colposo e uno per falso ideologico (tutti con pena sospesa); assolti, invece, i tre infermieri e le tre guardie carcerarie, perché “il fatto non sussiste”.
La reazione del pubblico presente in aula alla lettura della sentenza è stata immediata: nella confusione di voci, la parola “assassini” è stata scandita con forza. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha parlato di tradimento da parte della giustizia e ha manifestato comprensione verso coloro che decidono a priori di non affidarsi a processi che sono principalmente “processi alla vittima, al morto, alle famiglie”, ma ha anche assicurato che continuerà a lottare affinché la verità emerga per intero e la morte di suo fratello abbia finalmente giustizia.Continua a leggere…

Taksim: il volto pacifico della protesta

police&flowersNon solo scontri e violenze. Mentre le manifestazioni continuano in tutta la Turchia e l’Associazione dei medici turchi diffonde il drammatico bollettino di oltre 4mila feriti e 3 morti in cinque giorni di proteste, c’è anche spazio per momenti positivi. Nella foto, una ragazza porge fiori alla polizia ad Ankara, dove ieri sera i cortei si sono svolti nel quartiere di Kizilay senza gravi incidenti. Stesso scenario a Istanbul in piazza Taksim, cuore di OccupyGezi, che ha visto i manifestanti riunirsi pacificamente con balli e musica. Curiosa poi l’iniziativa di centinaia di anonimi sostenitori del movimento, che hanno ordinato per i giovani in piazza migliaia di panini da una famosa catena di fast-food a domicilio. Il destinatario? Semplicemente: Taksim.

Leggi e omofobia: se la sessualità diventa un reato

© Anna Kutukova

La comunità LGBT – sigla che raccoglie il mondo omosessuale a 360 gradi, lesbiche, gay bisessuali, transessuali, trangender – sta ottenendo in tutto il mondo numerose vittorie sul piano giuridico. Eppure, dando uno sguardo alla mappa dei diritti di gay e lesbiche stilata da Amnesty International, in più di ottanta Paesi del mondo l’omosessualità è considerata un reato. In Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli Stati della Federazione della Nigeria che applicano la sharia, i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte. In Cina per lo stupro omosessuale sono previsti solo quindici giorni di detenzione e solo nel 2001 l’omosessualità è stata rimossa dai disordini mentali.

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Turchia, scontri e morti. Non si ferma l’ondata anti-Erdoğan

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Una manifestazione dei turchi residenti a Francoforte

Ancora proteste in Turchia: non si placa la rabbia della gente che continua a manifestare contro la politica autoritaria e filo-islamica del premier Recep Tayyp Erdoğan. Questa mattina il segretario generale della Fondazione turca per i diritti umani, Metin Bakkalci, ha ufficializzato la notizia della morte cerebrale di un ragazzo, ferito con un colpo di pistola alla testa durante gli scontri di ieri ad Ankara. L’altra vittima di cui si ha notizia ufficiale è un ragazzo travolto da un taxi lanciatosi sulla folla che occupava una superstrada a Istanbul. Dall’inizio degli scontri, venerdì scorso, ci sono stati mille feriti a Istanbul, 700 ad Ankara, e oltre 1700 persone sono stare arrestate (molte poi rilasciate). Intanto cortei di solidarietà si svolgono nelle piazze di tutto il mondo: nella foto, mandataci da una ragazza turca che chiede di restare anonima, la manifestazione di Francoforte.

Istanbul: cariche e lacrimogeni sugli indignados di Gezi Park

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Si infiammano le strade di Taksim, uno dei quartieri più noti e più turistici di Istanbul. Dalla notte del 26 maggio scorso, centinaia e poi migliaia di cittadini sono scesi in piazza per protestare contro l’abbattimento di una delle poche aree verdi della città per costruire un centro commerciale. Durissima la reazione della polizia, che da due giorni sta caricando la folla con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Almeno un centinaio i feriti secondo l’Istituto per la sanità di Istanbul, tra cui un deputato del partito curdo Bdp, Sırrı Süreyya Önder, e Ahmet Sik, giornalista turco famoso per un libro critico verso il governo. Secondo alcune fonti, non confermate, una donna sarebbe morta in seguito agli scontri.

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