
Letterevive è nato, nel gennaio 2013, dal desiderio di un gruppo di giovani di scrivere, raccontare, informare.
Il percorso di Letterevive ha inevitabilmente seguito quello delle vite dei suoi creatori. Dopo alcuni mesi di un lavoro quasi quotidiano sul blog e le soddisfazioni ottenute nel veder crescere giorno dopo giorno il numero di visitatori, ciascuno ha dovuto cedere il passo agli impegni personali e lavorativi interrompendo a malincuore l’aggiornamento di questo piccolo ma fiero spazio virtuale. Il bisogno pressante di scrivere e raccontare, però, è rimasto.
Da oggi Letterevive riparte con la voglia di accogliere a braccia aperte chi incrocerà il suo cammino.







Non usano un linguaggio usurato e sciatto, non compiono eclatanti gesti di protesta, non alzano la voce gli adolescenti ribelli che animano i racconti di Paolo Cognetti. Sono figure costruite a partire da una negazione, un’assenza, un vuoto che va colmato e che ogni personaggio riempie a modo suo. Una cosa piccola che sta per esplodere è Mina, protagonista di una delle cinque storie raccolte in un libro scorrevole e puntuale, in cui ogni parola sembra essere lì per un motivo preciso, mai per caso, mai sbagliata. Per lei, narratrice in nuce per cui la scrittura è una sorta di terapia ordinatrice, la grande assente è la figura del padre, ricostruita attraverso storie immaginate eppure reali, invenzioni che nutrono bisogni, parabole che sopperiscono a una mancanza e garantiscono – forse – una fine, un punto, un nuovo ordine possibile e consolatorio. In lei si realizza l’eterna metafora della scrittura come bisogno e consolazione, come ordine contro il disordine: leitmotiv che ritorna, implicito, anche nelle altre storie del libro, e che si manifesta nella pulizia sintattica e nella misura espressiva scelte per raccontare queste vite di ragazzi al limite, sulla soglia di un cambiamento radicale vissuto con adulta compostezza.