Un anno senza Tabucchi, scrittore impegnato e intellettuale libero

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«Non credo che l’impegno debba essere un dovere dello scrittore, e se un giorno volessi parlare delle patate del mio giardino mi sentirei libero di farlo». Questa affermazione suona come un abile artificio retorico in apertura di un articolo, quello apparso su MicroMega 2/1996 e intitolato Catullo e il cardellino, in cui Antonio Tabucchi attribuisce invece allo scrittore un dovere pesantissimo: quello di farsi interprete della realtà per i posteri.
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Palazzo Winchester, quel limbo di perdizione nel cuore di Londra

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(© ML)

Questo bel rosone, che si staglia solitario in mezzo a due noti fast food, si trova a Southwark, Londra, a sud del Tamigi. È tutto ciò che rimane del Palazzo Winchester, costruito nel XII secolo come residenza londinese dei potenti vescovi di Winchester da uno di loro, Henry of Blois, che visse nel palazzo sino alla morte, avvenuta nel 1171. Uomo colto e ambizioso, Henry of Blois cercò in tutti i modi di diventare Arcivescovo di Canterbury (la figura più potente nella gerarchia ecclesiastica inglese). Non ci riuscì, ma fece di meglio: nel maggio del 1139, sotto il regno di suo fratello Stephen, divenne legato papale, assumendo un ruolo e un rango addirittura superiori a quelli dell’Arcivescovo stesso. È ricordato anche per la sua passione sconfinata per l’architettura e, soprattutto, per la letteratura: fu autore ma anche mecenate di diversi scrittori; patrocinò la realizzazione della Bibbia di Winchester, una delle più pregiate Bibbie illustrate mai prodotte, e del Salterio di Winchester, oggi conservato e in esposizione alla British Library.
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«There was a time when I really did love books…»

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Nel Novembre del 1936, George Orwell pubblicò su The Forthnightly Review un articolo in cui rievocava la sua esperienza di assistente part-time in un negozio di libri usati di Hampstead, Londra. L’articolo si intitolava Bookshop memories.
Il grande scrittore e saggista britannico sfatava qualsiasi visione romantica della vita da libraio: la maggioranza dei frequentatori di librerie è costituita da donne in cerca di regali per i nipoti e dalle idee poco chiare; da clienti che cercano un libro letto nel 1897 e di cui non ricordano autore né titolo né trama; di studenti alla ricerca del libro di testo meno costoso; di paranoici che ordinano pile di volumi che non andranno mai a ritirare. Solo chi lavora in libreria tocca con mano il decadimento del gusto dei lettori: i romanzi gialli e rosa vincono su Priestley, Hemingway, Walpole e Wodehouse, mentre si vendono come il pane orribili libri per bambini: così orribili, dice Orwell, che ben volentieri regalerebbe ad un bambino il Satyricon di Petronio piuttosto che Peter Pan.
Di certo, conclude, il mestiere di librario non fa per lui, in primo luogo perché non è salutare: le librerie sono fredde di inverno, sempre terribilmente polverose, e i tagli di testa dei libri sono inspiegabilmente il luogo dove gli insetti preferiscono andare a morire. Poi per un altro, più importante motivo: lavorare in libreria ha spento in lui l’amore per i libri. La vista di carte antiche e di distese infinite di volumi, che prima lo emozionava, ora non ha più alcun effetto su di lui. Perché è associata ai clienti paranoici, alla polvere, e ai cadaveri di insetti.

Celebrare le donne salvando loro la vita: Emergency ad Anabah

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©Monika.S.Jakubowska & photography

Una celebrazione alternativa della Giornata Internazionale della Donna quella di ieri sera a Bethnal Green, Londra, grazie ad Emergency UK.
Al The Gallery Cafe, locale vegetariano-vegano gestito dai volontari della St. Margaret House Charity, un nutrito gruppo di persone ha potuto condividere l’esperienza di Eleonora, ostetrica Emergency appena rientrata dal Centro di Maternità di Anabah, Afghanistan. Generosa nel raccontare le sue giornate al Centro, le difficoltà generate dall’impatto con una cultura diversa e particolarmente ingiusta nei confronti delle donne, la gioia di poter fare la differenza per molta gente, ogni giorno, Eleonora ha regalato una “festa della donna” finalmente piena di senso, di condivisione e di speranza.Continua a leggere…

Giornata Internazionale della Donna 2013: cosa dobbiamo ricordare, contro cosa dobbiamo lottare

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Barbara Sukowa interpreta Rosa Luxemburg nel film di Margarethe Von Trotta (1986)

Nel corso degli anni l’8 marzo ha subito un processo di svalutazione, come la moneta o il titolo di studio. Oggi è, per molti, un’altra delle feste commerciali, di origine vagamente anglosassone, in cui i fiorai fanno orario continuato e ristoranti e pub approntano menu speciali, sperando di poter, per un giorno, allentare la morsa della crisi economica.
In realtà, le origini di questa celebrazione sono tutt’altro che commerciali, e tutt’altro che anglosassoni: dimentichiamo la storia del rogo di donne operaie alla fabbrica Cotton di New York, e cambiamo totalmente prospettiva, passando dalla produttiva America del primo Novecento alla Russia rivoluzionaria.Continua a leggere…

Quando il linguaggio del terrore è un gioco da ragazzi

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«La scrittura ha soprattutto a che fare con la responsabilità»: questa dichiarazione di Giorgio Vasta va letta, dal suo punto di vista, come capacità dello scrittore di prendersi cura della storia che sta raccontando e delle parole che sta usando per farlo; di controllare un mondo pieno di variabili e imprevisti quale è quello della scrittura, assumendosi il rischio di una sfida al refuso dalla quale uscirà inevitabilmente sconfitto. Dal punto di vista del lettore de Il tempo materiale, invece, questa frase è una chiave di interpretazione della storia e, soprattutto, la conferma di un’impressione: quella secondo cui l’autore di questo romanzo si è preso la responsabilità di ogni singola sillaba scritta.Continua a leggere…

Un museo in cui non c’è niente di vero (o quasi)

(© ClaBruno)

In una recente intervista apparsa su Repubblica.it, il premio Nobel Orhan Pamuk, parlando del Museo dell’Innocenza che ha fondato a Istanbul, faceva questa osservazione: «C’è un aspetto ludico nel creare confusione dicendo apertamente che la storia è immaginaria, e nel mostrare al contempo oggetti reali che le appartengono». Inevitabile, per chi lo ha visitato, ritornare col pensiero ad un altro museo della finzione: quello eretto nel cuore di Londra a Sherlock Holmes, personaggio mai esistito se non nella penna di Sir Arthur Conan Doyle e nella mente di milioni di appassionati, e che attira ogni giorno folle di visitatori, sapientemente amministrata all’ingresso da un poliziotto in costume d’epoca.
Il museo, situato al 221b di Baker Street, è una ricostruzione precisa dell’abitazione del grande investigatore. Stanze,oggetti, scritti, personaggi sono stati realizzati e collocati sulla base di un unico disegno, quello tracciato da Conan Doyle nei suoi racconti. Il secondo piano in particolare, con vista mozzafiato sulla storica strada, è una testimonianza fedele dell’aspetto che avevano i salotti in epoca vittoriana: mantenuto con cura così come era allora, è per questo considerato dal governo britannico un monumento di «particolare interesse storico e architettonico».

L’arte al servizio dell’umanità devastata: Giles Duley incontra Emergency

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©giles duley

Era stato un fotografo di moda e spettacolo per dieci anni, Giles Duley, quando l’immensa vacuità di quel mondo iniziò a stargli stretta. Sentì l’urgenza di dedicarsi ad altro, di cambiare totalmente ambito di interesse, di rivoluzionare il proprio stile di vita per riuscire finalmente a comunicare attraverso l’arte.
Decise di diventare un fotografo di guerra, e di focalizzarsi su come il conflitto in Afghanistan aveva influito sulla psicologia dei soldati americani: c’erano stati più suicidi fra i militari americani in Afghanistan nel 2010 che durante tutta la guerra, e Duley voleva, attraverso la fotografia, portare avanti una ricerca sull’argomento, trasformarla in testimonianza.Continua a leggere…