Corteo storico, processione, frecce tricolori e fuochi d’artificio. Non manca nulla quando per il capoluogo pugliese arriva l’appuntamento più sentito dell’anno: le celebrazioni per la festa di San Nicola. Dal 7 al 9 maggio, Bari commemora l’arrivo delle spoglie del santo, trafugate da Myra, in Turchia, e approdate sulle coste pugliesi nel 1087. Narra la storia che Bari contendesse a Venezia il dominio sui commerci e sugli scambi marittimi con l’Oriente, nonché il trafugamento delle ossa del vescovo di Myra, quando questa cadde in mano musulmana. Una spedizione di 62 marinai a bordo di tre caravelle partì dunque alla volta della città turca impossessandosi delle reliquie del santo, che arrivarono a Bari il 9 maggio. In quello stesso anno, l’abate Elia diede il via alla costruzione della Basilica che accoglie le spoglie nella sua cripta.
Categoria: Flash
La Liberazione secondo Dino Buzzati
Con il suo stile devoto più alla favola che alla cronaca, il giornalista Dino Buzzati è stato profondo interprete della realtà. Come narratore, invece, ha indagato le contraddizioni dell’animo umano con la lucidità, l’acume, il disincanto tipici del reporter di guerra. Nel racconto che segue, tuttavia, Buzzati si lascia andare alla gioia: niente più stragi, schianti nella notte, attese infinite di chi non tornerà mai più. La guerra è finita, il dolore è passato, L’Italia è libera.
I 200 anni di “Bari nuova”: quando Murat pose la prima pietra
Sempre un po’ oscurata dalla fama bella e dannata di “Bari vecchia”, oggi è sotto i riflettori la parte ottocentesca del capoluogo pugliese, il borgo murattiano, la cui costruzione iniziò 200 anni fa per volere di Gioacchino Murat, re di Napoli dal 1808 al 1815. Fu lui a porre la prima pietra per la costruzione del nuovo quartiere, il 24 aprile 1813. A quel tempo la città di Bari, groviglio di stradine chiuse tra le mura e il mare, contava 18mila abitanti in condizioni di vita non più sostenibili. Di qui la necessità di allargare il centro abitato, abbattendo le mura (corrispondenti all’attuale corso Vittorio Emanuele) e dando vita a un quartiere elegante, borghese, definito ancora oggi il “salotto” (un po’ malandato) della città. La prima storica pietra fu dunque posta da Murat all’angolo tra corso Vittorio Emanuele e corso Cavour, dove oggi c’è un’iscrizione commemorativa. Con una curiosità: gli storici hanno discusso molto sulla data fatidica, indecisi tra il 24 e il 25 aprile. Alla fine è prevalsa quella del 24, scelta per le celebrazioni ufficiali. Sulla targa, affissa alle pareti di uno dei palazzi più antichi di Bari, resta però incisa la data del 25 aprile.
World Book Night 2013: che nessuno resti senza libri!
Il 23 Aprile è la data di nascita, nonché quella di morte, di William Shakespeare. Anche Miguel De Cervantes passò a miglior vita, consegnandosi alla eterna gloria letteraria, in questo giorno. Il 23 Aprile è anche il giorno di San Giorgio, patrono di Inghilterra e Catalogna, e pare che usanza catalana sia, da parte degli uomini, regalare un fiore alle proprie dame e, da parte di queste ultime, ricambiare con un libro. Queste le motivazioni che fanno del 23 Aprile una giornata ideale per celebrare il libro e la lettura. L’iniziativa è partita nel 2010 da Jamie Byng di Canongate (casa editrice scozzese), nell’ambito di una conferenza di settore in cui si cercavano modi di incoraggiare la lettura fra gli adulti.
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Tuo frammentariamente, Georgie

Conosciutisi nel 1907, Pablo Picasso e Georges Braque iniziarono l’anno successivo una proficua collaborazione. Confrontarono i loro stili e a condussero, da due diversi punti di vista, uno studio sulla geometria, la pittura monocromatica e la rappresentazione di prospettive simultanee il cui esito fu, difatti, la nascita del Cubismo Analitico, che tanti seguaci e sviluppi ebbe successivamente.
Fra il 1909 e il 1910, Braque condusse alcuni studi pittorici su strumenti musicali, che trovava congeniali al suo stile. Dello studio di una mandola parla in una bella lettera scritta a sua madre e più volte recitata nei teatri britannici dal poeta, attore e cantautore inglese John Hegley, all’interno del suo show The adventures of Monsieur Robinet:
Diyarbakır, una chiesa armena simbolo delle minoranze

Nascosta, quasi protetta dagli stretti vicoli di Diyarbakır, capitale virtuale del Kurdistan turco, sorge la chiesa armena di Surp Giragos, recentemente ristrutturata e rimessa in funzione dopo decenni di abbandono. Risalente al XV secolo, la più importante chiesa armena del Medio Oriente fu parzialmente distrutta durante gli anni del genocidio armeno, nel 1915-16, e lasciata in rovina per quasi un secolo. La sua struttura era molto particolare: custodiva ben sette altari, mentre il tetto era ricoperto con terra proveniente dalla regione circostante. Negli anni ’60, il governo turco ha nuovamente affidato la chiesa alla comunità armena della città. I lavori per rimetterla a nuovo sono iniziati nel 2008, e la messa inaugurale – di portata storica – è stata celebrata nell’ottobre 2011. Il complesso oggi si apre ai visitatori che hanno la curiosità di bussare alla sua porta: ad accoglierli c’è un piccolo chiosco, con alle pareti pannelli che raccontano la storia di questo gioiello e diverse iscrizioni in armeno. Il restauro della chiesa è anche il segno di un Paese che cambia e prova a riconciliarsi con il proprio passato: proprio negli scorsi giorni Yervant Bostancı, musicista armeno in esilio volontario dal 1992, ha annunciato di voler tornare a Diyarbakır, sua città natale, accettando l’appello del sindaco della città e delle autorità turche al ritorno in patria delle minoranze.
Israele chiede scusa. E la Turchia ringrazia il suo leader

Dopo il gelo arrivarono le scuse. Nel 2010 l’incidente della Mavi Marmara, ammiraglia del convoglio umanitario Freedom Flotilla che cercava di forzare il blocco israeliano su Gaza, creava un solco profondo nelle relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia: in quell’occasione, infatti, otto cittadini turchi e uno statunitense di origine turca furono uccisi nel blitz delle forze israeliane. Da allora fra le cancellerie dei due Paesi, un tempo assai vicine, è calata una distanza sempre più netta. Il riavvicinamento è avvenuto qualche settimana fa, in seguito alla visita di Barack Obama in Israele: sarebbe stato lui a spingere il premier Benjamin Netanyahu verso le scuse ufficiali al primo ministro turco Recep Tayyp Erdoğan. Prima conseguenza a livello politico è l’annuncio dello stesso Erdoğan, in questi giorni, di un incontro ufficiale con Obama il 16 maggio prossimo. Intanto, in Turchia, capita di imbattersi in cartelloni che celebrano le scuse israeliane come una vittoria patriottica; nella foto, accanto ai visi dei due premier, si legge a caratteri cubitali: “Israele chiede scusa alla Turchia. Caro primo ministro, ti siamo grati per questo onore fatto al nostro Paese”. Il cartello è firmato dal Comune di Ankara, retto da quasi vent’anni da Melih Gökçek, sindaco dell’Akp (Partito per la giustizia e lo sviluppo), la forza politica di Erdoğan.
Il fascino dei libri antichi a Charing Cross Road

Percorrendo Charing Cross Road, conosciuta a Londra come la “via delle librerie”, è possibile imbattersi, in effetti, in librerie di tutti i tipi: dalla specializzata Balckwell’s alla orgogliosamente indipendente Foyles, a librerie musicali, dell’usato, antiquarie. A quest’ultima categoria appartiene la libreria Quinto books, in cui è possibile trovare indifferentemente il semplice libro di seconda mano e il costosissimo pezzo da museo. Una via di mezzo è rappresentata dal volume in foto: si tratta di una vecchia edizione di Emma di Jane Austen, risalente al 1910 circa (secondo AbeBooks.co.uk: il volume non ha colophon), illustrata da William Sewell e pubblicata da Collins’ Clear-Type Press, casa editrice attiva a Londra nella prima metà del Novecento.
Ma per chi non è interessato all’antiquaria, il bello dei libri antichi sta nelle tracce di chi li ha posseduti. Sulla pagina di guardia di questo volume c’è una dedica datata 2 Aprile 1938: “A Daphne, augurandole buon compleanno, con amore – Dorothy”. Uno dei tanti modi in cui un libro può conservare una memoria, renderla eterna.

