Il farsi della scrittura: viaggio all’origine della narrazione

scritturaÈ attraverso lo scrivere che trattiamo la scrittura. Che trattiamo di essa e che il suo atto ci tratta, ci adopera. A chi stende queste parole, in questo istante, accade qualcosa che è lo scrivere; una condizione ben più gravida di questioni, su se stessa, che di risposte. Cos’è, dunque, lo scrivere? A cosa facciamo riferimento quando diciamo: “l’autore scrive”? E, ancor più a fondo, cosa accade quando lo scriviamo (o descriviamo)? Il farsi della scrittura, risponde Giuseppe Zuccarino. Non un fare attivo, dunque, non solo e non proprio. Non è un’intenzione esterna ed esteriore dell’autore a fare la scrittura; piuttosto, il suo esserne coinvolto, allo stesso tempo incluso e incompreso, costantemente alla ricerca di essa e, in questa ricerca, preda sia del desiderio che della fugacità dell’istante, dello svolgimento, del farsi, appunto. Scrittura che si fa: designata per essere fatta, tuttavia è essa stessa a doversi necessariamente fare, e nel suo farsi, a fare il suo stesso creatore, a dirne l’avvenire, il successo, l’accaduto.

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Persepolis, il tratto ribelle di una matita

persepolis1Dalla carta allo schermo il senso non cambia, ed è quello di una testimonianza di coraggio e resistenza. Così come non cambia l’espressione della protagonista, gli occhi pungenti di una bambina che si fa adolescente e quindi donna, lottando contro i condizionamenti esterni e cercando di esprimere la propria esuberante vitalità. Per questo Persepolis, fumetto dell’artista iraniana Marjane Satrapi poi diventato film, è più di un’opera creativa: è una denuncia condotta col tono rigoroso e severo di una ragazzina che guarda il mondo e non ne capisce le regole.

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Coraggio e dittatura, le circostanze dell’amore

circumstancePrima colpisce lo sguardo, poi tutto il resto: la vera forza di questo film coraggioso e intenso si trova negli occhi delle protagoniste, Atafeh e Shireen, belle e splendenti di luce divina, animate da una linfa vitale che stride con violenza con le dure regole del regime iraniano. In una Teheran divisa tra sfrenate feste private e grigia vita pubblica, si scioglie l’amore di due ragazze che osano sfidare religione e tradizione in nome di un sentimento più grande. Un rapporto profondo fatto di complicità, amicizia e squarci di estrema sensualità.

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I disastri della guerra secondo Ricardo Menéndez Salmón

desastres_de_la_guerraNonostante i progressi scientifici e il proliferare di teorie più o meno credibili a riguardo, la mente umana resta un mistero insondabile. Prendiamo il male, nelle sue manifestazioni concrete: l’uomo è l’unico essere vivente capace di cattiveria illimitata e ingiustificata, e il Novecento ha dato ampiamente prova di questo. Ma è anche un fatto esclusivamente umano il rifiuto del male, il tentativo di resistenza ad esso, la volontà di sconfiggerlo, il restarne sopraffatti. È del tutto particolare, e di profonda valenza metaforica, il trauma che subisce Kurt, protagonista de La Ofensa di Ricardo Menéndez Salmón, di fronte ad un evento di crudeltà assoluta.Continua a leggere…

La bicicletta verde, quel simbolo di libertà

biciclettaverde1È dalle cose semplici che nascono i cambiamenti più radicali. In questo caso è il sorriso di Wadjda a illuminare il velo nero con cui le donne si coprono dagli uomini e da se stesse. In una benestante famiglia della borghesia saudita, si muove questa ragazzina cui le regole della scuola e della vita – velo integrale, preghiere, atteggiamento modesto e compito – stanno strette. Ma Wadjda non è un’eroina in senso stretto, non fa battaglie e non fa rumore: la sua protesta è nelle scarpe da ginnastica ostentate sotto la tunica, nei braccialetti colorati indossati e venduti a scuola, negli occhi vivaci e furbi, di quella furbizia scanzonata e pulita che hanno solo i bambini.Continua a leggere…

E ora dove andiamo? La guerra vista dalle donne

labakidonne1Va detto subito, a uscirne male sono gli uomini: distratti, impulsivi, in fondo amabilmente soggiogati dalle proprie donne. Sullo sfondo di uno scontro di religioni tanto cruento quanto insensato, emerge la storia di uomini e donne chiusi in una sorta di villaggio senza tempo, un luogo altro in cui cristiani e musulmani hanno trovato il modo di convivere pacificamente. Armonia di cui si fanno custodi le donne, ultimo vessillo della ragione quando gli echi degli incidenti tra le diverse fazioni religiose nel resto del Paese rischiano di minare l’equilibrio della comunità.Continua a leggere…