Sono molti gli ingredienti suggestivi nella storia portata sul grande schermo da Lorraine Lévy, regista francese di origine ebraica: c’è il conflitto israelo-palestinese, il dramma familiare, l’incubo di ritrovarsi improvvisamente senza l’identità in cui si è cresciuti e ci si è formati – quell’insieme di legami, convenzioni, abitudini ed etichette che segnano il nostro cammino e senza i quali ci sentiremmo persi. Joseph e Yacine si ritrovano improvvisamente in questa condizione: israeliano, spensierato, protetto da una famiglia agiata il primo; palestinese, maturo e consapevole l’altro, mandato a studiare a Parigi fra mille sacrifici per tornare a fare il medico nella propria terra. Sogni e realtà differenti, quotidianità ritmate dalle consuetudini delle diverse comunità che vanno in frantumi quando Joseph, durante la visita di routine per il servizio militare, scopre che quelli con cui è cresciuto non sono i suoi genitori biologici.
Categoria: Libri & Co
Spunti d’arte in tutte le sue forme
Roy Lichtenstein, ovvero l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Roy Lichtenstein sembra non aver bisogno di presentazioni: è universalmente conosciuto come uno dei massimi rappresentanti della Pop Art, la cui ispirazione è legata al mondo dei fumetti e della pubblicità. È ricordato come uno degli artisti più controversi del Novecento: un acuto, critico osservatore della società contemporanea per alcuni; un genio del business, capace di guadagnare milioni con opere molto vicine al plagio per altri.
Al di là delle opinioni personali, realizzare opere d’arte nell’epoca della loro riproducibilità tecnica non deve essere stato facile: un pubblico bombardato da una miriade di immagini, molto spesso geniali tanto quanto commerciali, è esposto al rischio di non riuscire più a distinguere l’arte dalla pubblicità, di diventare insensibile all’espressione artistica e impermeabile al suo messaggio. I dipinti e le sculture di Lichtenstein sono uno studio di tutto questo, una riflessione su come l’immagine e la sua percezione siano state sottoposte ad un processo inesorabile di semplificazione. Una specie di “meta pittura”, il cui campo di indagine è molto più complesso rispetto a quanto può apparire in superficie: che senso hanno, nell’era dell’immagine pubblicitaria, i concetti di autorialità e originalità?
Un anno senza Tabucchi, scrittore impegnato e intellettuale libero

«Non credo che l’impegno debba essere un dovere dello scrittore, e se un giorno volessi parlare delle patate del mio giardino mi sentirei libero di farlo». Questa affermazione suona come un abile artificio retorico in apertura di un articolo, quello apparso su MicroMega 2/1996 e intitolato Catullo e il cardellino, in cui Antonio Tabucchi attribuisce invece allo scrittore un dovere pesantissimo: quello di farsi interprete della realtà per i posteri.
Continua a leggere…
Mio padre e mio figlio, com’è difficile quell’amore tra uomini
Ci sono poche cose incontrollabili come i rapporti umani: il movimento spontaneo con cui si intrecciano amori, relazioni, amicizie va di pari passo con la facilità con cui si spezzano, in modi a volte inspiegabili e irrazionali. Basta un attimo, uno sguardo storto, una parola fuori posto, un gesto di rabbia per far crollare tutto e innalzare un muro di incomprensioni, un vuoto difficile da colmare. È in questa crepa dolorosa e profonda che si insinua Mio padre e mio figlio, film turco ambientato negli anni successivi al colpo di stato militare del 1980. La grande storia resta solo sullo sfondo: è un’eco che esalta la microstoria di una famiglia tradizionale spaccata dalla fuga del figlio che non vuole seguire la strada dei padri e lascia la provincia per Istanbul, inseguendo una carriera giornalistica che sa di ideali e anarchia.
Argo: se il sogno di Hollywood strega i guardiani della rivoluzione
La vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire.
(Luigi Pirandello, Avvertenza sugli scrupoli della fantasia)
Le parole con cui Luigi Pirandello difendeva la verosimiglianza del suo Il fu Mattia Pascal potrebbero benissimo essere applicate ad Argo, produzione americana che gioca (e vince l’Oscar come miglior film) con uno degli episodi più incredibili della storia recente. La regia pulita e rigorosa di Ben Affleck ricostruisce infatti il piano Canadian Caper, messo in piedi dalla Cia per portare in salvo fuori dall’Iran sei cittadini statunitensi sfuggiti all’assedio dell’ambasciata americana a Teheran il 4 novembre 1979. La gravissima crisi diplomatica fra Usa e Iran all’indomani della rivoluzione islamica – con la fuga oltreoceano dello scià Reza Pahlavi e l’insediamento al potere dell’ayatollah Khomeini – tocca il dramma, si tinge di farsa, sfiora la tragedia fino al colpo di scena e alla risoluzione finale.
Debtocracy: il debito immorale che soffoca i cittadini

Da mesi campeggia sui giornali di tutto il mondo con toni degni della migliore tradizione tragica: il debito della Grecia è diventato lo spauracchio tormentone da esibire in rassegne televisive, edicole, discorsi al bar. E con lui l’eterno interrogativo: se Atene crolla porterà con sé il resto dell’Europa? Dopo dibattiti estenuanti, interminabili sedute notturne di vertici europei ed esperti internazionali, l’accordo è stato raggiunto: osservatori della Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Unione europea) ai piedi del Partenone, e un pacchetto complessivo di 240 miliardi nelle casse elleniche per evitare il rischio default. Già, ma se il fallimento – sulla carta – è stato scongiurato, come si traduce questo nella vita di milioni di cittadini?
Quando il linguaggio del terrore è un gioco da ragazzi
«La scrittura ha soprattutto a che fare con la responsabilità»: questa dichiarazione di Giorgio Vasta va letta, dal suo punto di vista, come capacità dello scrittore di prendersi cura della storia che sta raccontando e delle parole che sta usando per farlo; di controllare un mondo pieno di variabili e imprevisti quale è quello della scrittura, assumendosi il rischio di una sfida al refuso dalla quale uscirà inevitabilmente sconfitto. Dal punto di vista del lettore de Il tempo materiale, invece, questa frase è una chiave di interpretazione della storia e, soprattutto, la conferma di un’impressione: quella secondo cui l’autore di questo romanzo si è preso la responsabilità di ogni singola sillaba scritta.Continua a leggere…
Paperman, il colpo di fulmine che vale l’Oscar
Un oscar al migliore cortometraggio animato e oltre un milione di visualizzazioni su YouTube in pochi giorni. Non male come risultato per Paperman, cartone animato della Disney firmato da John Kahrs, che narra la storia semplice – in fondo banale – di un amore a prima vista scoccato sulla grigia banchina di una metro newyorchese. Il successo planetario sta forse proprio nella quotidianità della scena, nei tratti comuni dei due protagonisti, in quegli sguardi annoiati e distratti che si incontrano e si animano all’improvviso.


